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Ecco, di questo voglio parlare stasera. Del libro scritto da Ella Frances Sanders.
Sono a casa, seduto alla mia scrivania e sfoglio le pagine spesse, colorate e profumate di questo libricino.
Quarantotto pagine per cinquanta parole in lingua straniera che non hanno una traduzione in altre lingue.

“Le parole intraducibili sono potenti grimaldelli: svelano di un popolo certi vizi e certe virtù.”

E’ un libro che sta quasi in una mano, ma quando fai scorrere le sue pagine è come se facessi un viaggio attorno al mondo.
Riporterò quelle che più mi hanno colpito e che sento mie, ma vi invito davvero a comprarlo e leggerlo con gli amici o con la persona che amate, regalatelo ve ne saranno grati.

Le parole giapponesi sono quelle che più mi hanno colpito.
Come: KOMOREBI.

La luce del sole che filtra tra le foglie degli alberi.

Per un attimo può accecare ma è senza dubbio bellissima. C’è qualcosa di straordinariamente suggestivo e magicamente unico nella luce del sole che filtra attraverso il verde delle foglie.

E’ davvero poesia. Una cosa così normale, che non ci si pensa a quanto possa essere davvero magica e delicata.
Ci si sofferma sotto un albero e si alza lo sguardo in alto, verso il sole e ci lasciamo abbagliare e magari mettiamo la mano a schermo degli occhi, socchiusi.
Poi ci si abitua e iniziamo a vedere le foglie, il loro contorno, il loro colore attraverso le trasparenze che il sole rivela, le loro venature.
I fiori stessi cambiano colore immersi in questa luce.
E’ bello sapere che c’è un popolo che ha trovato una parola per tutto questo.

E poi c’è: GURFA.
Arabo.

L’acqua che puoi contenere in una mano.

E’ vero, può sembrare un’unità di misura piuttosto vaga, ma quando stai facendo un castello di sabbia sulla spiaggia e hai deciso di scavare un fossato intorno alle stanze del re, d’un tratto questa parola assume un senso inaspettato.

Ma chi ci ha mai pensato a quantificare l’acqua che possiamo portare nel palmo della mano; anche perchè, ammettiamolo, non è fondamentale per niente.
Ma se ci pensiamo un attimo, a parte l’esempio che fa l’autrice, in un palmo d’acqua ci sta anche acqua a sufficienza per un sorso che allieva la sete, per bagnarsi la fronte accaldata o bagnare la testa della propria figlia o figlio, o ancora dare da bere al nostro cane che ce ne chiederà ancora.
O uniti i palmi potremo fare uno scherzo agli amici in una giornata accaldata e scatenare così una serie di lanci d’acqua uno verso l’altro.

E poi, poi ho trovato quest’altra parola: NUNCHI.
E’ coreano.

L’arte sottile e spesso inosservata di sentire e compredere l’amore altrui.

A volte è difficile capire se quello è uno sguardo ansioso o rabbioso, tenero o triste, ma con il tempo impari a distinguerli.

Ci sono volte in cui è complicato capire e interpretare le espressioni di un’altra persona, le sue emozioni. In parte per una nostra difficoltà nel comprendere l’altro che forse conosciamo poco, in parte perchè non è facile mostrare le nostre emozioni a chiunque.
Ci fa sentire indifesi, in difficoltà e vulnerabili.
Però il tempo ci aiuta a comprendere quali siano i tumulti che si nascondono dietro un sorriso o uno sguardo severo.
Altre volte quel tempo è un attimo, non serve conoscere da tanto l’altro per capirne i reali sentimenti, le sue emozioni.

Mi prendo il tempo ancora per un paio di parole, giusto due.

KALPA.
Questa è una parola in Sanscrito [Lingua ufficiale dell’India e appartenente alla famiglia delle lingue indoeuropee]

Il passare del tempo su scala cosmologica, infinita.

Non possiamo sentirlo, ma a volte riusciamo a intuirlo. I pianeti ruotano più velocemente di quanto noi potremmo mai correre e le stelle, che sembrano immutabili, non rimarranno nel cielo per sempre.

Alle volte riteniamo il tempo un nemico inafferrabile, scorre troppo velocemente; specie quando ci divertiamo, quando stiamo con le persone che ci piacciono.
Tutto scorre in un attimo.
E’ già l’ora di andare via, di tornare a casa perchè mamma ci chiama dal poggiolo che la cena è in tavola, è l’ora di andare via e aspettare un altro giorno per rivedersi.
Alle volte invece il tempo non scorre, sembra come la tortura cinese della goccia d’acqua in testa. Ti martella ogni secondo e ti fa pesare ogni singolo attimo, ogni singolo respiro senza che tu possa fare nulla per accelerare questo strazio.
Ma è tutta questione di prospettiva. Il nostro tempo è un battito di ciglia confrontato con il tempo delle stelle e dei pianeti che corrono sopra le nostre teste sempre affollate di idee, pensieri e preoccupazioni.
Forse dovremmo rallentare un poco, goderci tutti quei secondi e allora il tempo sarebbe giusto. Perfetto. E soprattutto unico.
Godetevi il momento. Carpe diem potrebbe dire qualcuno. Perchè no?

Facciamo un salto in Olanda per quest’ultima parola.
Ma vi assicuro che avrei potuto scriverle tutte e cinquanta…

GEZELLIG.

Molto più che accogliente e piacevole: descrive il senso di intimità, calda e rigenerante, non necessariamente fisica, che si prova stando con le persone care.

Chiedete a qualsiasi olandese e vi parlerà del gezellig. Rappresenta la loro cultura ospitale, amichevole, e include tutto ciò che fa sentire davvero accolti, come un’atmosfera famigliare, una bella conversazione, gli abbracci.

Bè che dire? Non trovo parola più bella di questa per dare un significato alla parola accoglienza.
Cioè ce ne sono sicuramente altre in differenti lingue, che possono dare lo stesso risultato, ma per quello che desidero scrivere va benissimo questa.
Davvero.
Ho provato il gezellig molte volte.
Sentirsi a casa da un’altra parte, essere accolti come uno di famiglia dopo essersi presentati e soprattutto davvero sentirsi a casa, la propria.
E’ una sensazione che va davvero oltre la fisicità, è entrare nella sfera di altre persone, sentirsi benvoluti.
Non sentirsi un peso per nessuno, ma amati per quello che siamo.
Questo è il gezellig.
Amati.
Accolti.
Abbracciati virtualmente, coccolati. Fin dentro l’anima.
Sapere che da qualche parte, in un posto qualsiasi del mondo, ci sono delle persone pronte ad accoglierci dovrebbe farci stare davvero bene.
Dovrebbe farci aprire agli altri.
Farci sorridere di più.
Essere più disposti a emozionarci a lasciarsi andare e abbracciare. Sempre.
L’abbraccio è curativo.
Anche per chi lo da.

Ho finito, ho scritto tanto e non vorrei aver annoiato qualcuno.
Nel caso comprate il libro e leggetelo, fatene tesoro e poi non tenetevelo per voi, fatelo girare.

Sorridete di più, siate più sereni.
Amate di più.
Abbracciatevi di più.

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