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Ci sono sere in cui augurarsi la buonanotte è facile, basta girarsi su un fianco e guardarsi negli occhi, avvicinarsi un poco e sfiorare le labbra dell’altro.
non è difficile.
Ma le nostre prime buonenotti erano distanti centinaia di chilometri.
Anzi migliaia.

E allora il telefono era l’unico mezzo che ci teneva vicini.
Telefonate, videochiamate, messaggi, mail e chat.
Tutto passava attraverso le labbra, il telefono, poi l’etere e poi un telefono e infine un orecchio.
Alle volte non ci capivamo, c’erano problemi di linea, bisognava rifare la telefonata, e buttare giù perché dava occupato.
Ci stavamo chiamando a vicenda.
E così ridevamo.
E quanto adoravo già la tua risata.
Mi innamoravo ogni volta di più.

E quando non c’era la voce c’erano le parole cariche di emozioni, piacere, sentimenti e sensualità.
Ce n’era una bella dose in effetti.
E rileggevo i messaggi anche il giorno dopo, perché mi piacevano.

Ma le buonenotti migliori erano quelle in cui ci vedevamo dopo settimane di separazione.
Quelle in cui ti guardavi negli occhi e continuavi a baciarti e accarezzarti.
Dove la notte scorreva tra baci, sospiri, carezze e silenzi rotti solo dal suono del nostro cuore che pareva sul punto di saltare fuori dal petto.

Quelle notti che passavano e si trasformavano in albe e poi giorni meravigliosi.
E i nostri occhi stanchi non smettevano di sorridere come le nostre labbra mentre continuavano a sussurrare parole d’amore.

Buonanotte amore.
Ed era già giorno.
E tu eri bellissima.

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