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E’ pomeriggio inoltrato.
Sono sdraiato in giardino, sotto uno dei tuoi limoni preferiti.
C’è ombra e una brezza leggera muove le foglie sopra di me e tu sei seduta dietro di me, sulla sdraio e leggi un libro di Camilleri; indossi un cappello di paglia largo e hai gli occhiali scuri.
Mi volto a guardarti: sembri una diva degli anni ’60.
– che c’è? – domandi.
– mi piace guardarti? –
– ah sì? –
Ti tiri su allargando le gambe e poggi il libro sul tessuto bianco e blu a strisce della sdraio.
– sì – rispondo – molto – mi giro di nuovo e appoggio la testa alle braccia conserte.
Ti sento che sbuffi, divertita.

Il rumore delle cicale oggi è assordante.
Fa caldo, ma la brezza mitiga la calura, ma loro cantano incessantemente, non si fermano un attimo e mi chiedo sempre per cosa cantino.

Mi perdo nei pensieri e mi addormento.
La brezza sulla pelle della schiena è piacevole.
Poi un tocco leggero mi sveglia.
Mi riporta alla realtà.
Sei tu che sei seduta nell’erba accanto a me.

– scusami, non pensavo di svegliarti –
– non ti preoccupare – rispondo sorridendo e tenendo gli occhi chiusi.
– mi piace – dici accarezzando la schiena e seguendo uno schema che non riesco a capire.
– cosa? –
– la tua schiena –
– bene – sorrido e ti osservo.
Hai lo sguardo attento mentre muovi un dito della mano destra sulla pelle della mia schiena.
– sembrano delle costellazioni –
– cosa? – domando tirandomi leggermente su.
– i tuoi nei – rispondi piegando la testa e mordendoti le labbra.
– addirittura? –
– sì – ribatti seria – davvero –

E continui a unire punti seguendo linee che vedi solo tu.
Un po’ come aveva fatto Claudio Tolomeo astrologo, astronomo e geografo greco antico riprendendo il lavoro di Ipparco; dai il nome alle mie costellazioni, sulla mia pelle.
E sono tue.
Sono le tue scoperte.
Sono le tue stelle.

E ti ci vedo a seguire linee invisibili con le dita spostandoti da un neo all’altro; poi ti soffermi con il dito puntato e guardi verso il cielo, attraverso le fronde del limone.
E pensi.
E cerchi di immaginare a cosa assomigli questa o quella costellazione.

Ti mordi il labbro inferiore.
Le cicale continuano a cantare, imperterrite.
Instancabili.

– ne hai trovata qualcuna conosciuta? – ti chiedo incuriosito.
– uhm – fai tu con espressione accigliata.
– no – rispondi dopo averci pensato un attimo.
– quindi sei come una giovane astronoma che ha appena scoperto delle nuove stelle in una parte di cielo che nessuno aveva mai osservato? –
– sì! – e rinforzi la risposta con il movimento della testa.
– e che nomi darai a queste nuove stelle? –

Mi giro a guardarti.
– ci devo pensare bene, non è un compito leggero quello di assegnare nomi a stelle e costellazioni –
– giusto –
– quindi ora rimani fermo qua mentre io vado a prendere il quaderno così da riportare su carta queste nuove scoperte –

Sorrido mentre ti alzi e corri in casa a prendere carta e penna.

Mi addormento che tu non sei ancora tornata.
E sogno.
Sogno di stare seduto in spiaggia sotto una volta stellata, con te amore mio.