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Sono a letto.
Tu sei andata un attimo da tua sorella più piccola.
Fuori il mare si sta ingrossando e la brezza leggera del pomeriggio si è trasformata in un vento sostenuto, che porta la salsedine fin dentro casa.
Le cicale non cantano più che la temperatura si è abbassata.

Sono a letto.
Proprio al centro, con le braccia e le gambe divaricate.
Occupo tutto lo spazio.
Mi piace stare così, in silenzio ad aspettare che tu torni.

Ma il sonno stasera è prepotente e ho il timore che quando rientrerai sarò già nel mondo di sogni.

Per un attimo l’aria fresca mi fa rabbrividire, poi il mio corpo si abitua alla nuova temperatura e mi metto su un fianco.

Tengo gli occhi aperti sempre più a fatica.
Muovo le gambe distendendole e portandole al petto, sperando che il movimento rallenti il sonno.
Ma l’infrangersi delle onde mi rilassa e sento piano piano i muscoli farsi molli, e mi pare quasi di affondare nel materasso.

Mentre il mio corpo affonda ti penso più intensamente.
Voglio restare sveglio.
Voglio aspettarti.
Voglio darti un bacio prima di addormentarmi.

E mentre penso il mio corpo si fa leggero, il respiro profondo e gli arti immobili.
Ci sono quasi.

In lontananza sento aprire la serratura di casa, ma i suoni arrivano sempre più ovattati e mi pare quasi di sognarli.

Il viso di rilassa e le labbra di dischiudono.
Mi lascio andare.
Scivolo nel sonno in un attimo.
Aspettando te.
Aspettando te mi addormento.

E ti sogno.