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Arriva all’improvviso.
Ci svegliamo una mattina che il vento porta le tende fuori, verso il mare.
Ci tiriamo su quasi a tempo.

Con gli occhi ancora impastati dal sonno e i capelli arruffati per la notte d’amore ci spostiamo sul bordo del letto.
Restiamo seduti.

In silenzio.

Le cicale sono come sparite.
L’aria si è fatta più frizzante.
Un brivido ci percorre la pelle accaldata.

Mi stringi la mano e mi guardi negli occhi.
– è finita? –
– già –

Ci alziamo e, nudi, andiamo al balcone a vedere il mare grigio ricoperto da nuvole basse e cariche di pioggia.
E’ arrivata all’improvviso la fine dell’estate.

E’ ora di tornare a casa.
La nostra casa, nella nostra città.
Prepariamo le valigie senza fretta, mentre i gabbiani gridano nel vento seguendo correnti differenti mettiamo su la moka e ascoltiamo Lo stretto necessario alla radio.

Non siamo tristi, abbiamo passato un’estate meravigliosa in una terra fantastica e ora è giunto il momento di tornare a casa.
Nei nostri vicoli stretti dove se alzi gli occhi non vedi che una striscia di cielo blu o grigio.
Dove le case quasi si baciano.

Il nostro appartamento appollaiato in cima a una casa lunga e stretta, con la facciata grigia come l’ardesia.
Sta sui tetti a guardia del centro storico.
Piante e fiori stanno a difesa della nostra intimità.
Sembra di stare in un angolo di paradiso e si intravede anche il mare, non troppo lontano, il mare aperto.
E nelle giornate di vento di mare si sente il profumo e il sapore della salsedine che arriva fino alle nostre finestre e gonfia le tende come vele.

Beviamo l’ultimo caffè.
Lavo le tazze e la moka e poi chiudiamo tutto coprendo di teli bianchi i mobili e il letto.
Sembra una casa da teatro.
Rimarrà ferma così, immobile nel tempo e nello spazio fino alla prossima estate, quando torneremo giù e aprendo le finestre tutto riprenderà a scorrere.

Chiudi la porta con un sospiro.
Passiamo a salutare tua sorella che ci bacia e ci abbraccia fortissimo e quasi non ci vuole lasciare andare.
Ci riempie di dolci e di formaggio.
Poi è la volta di tua nonna.
Arancine per il viaggio, che non si sa mai cosa ti danno da mangiare, e teglie con cibi il cui profumo pervade tutta la macchina.

Passiamo tutte le tue terre e tu sei silenziosa; guardi fuori dal finestrino e mi tieni la mano stretta stretta.
Rispetto il tuo silenzio mentre attraversiamo campi e uliveti.

Mi guardi e mi sorridi, ogni tanto, come per rassicurarmi che stai bene.
– domani saremo a casa – dici baciandomi la spalla.
– sì, domani saremo a casa – rispondo.

Pare già di sentire il profumo della nostra città.
I fruttivendoli coi loro banchi ordinati e colorati, i pescivendoli e i macellai.
L’odore di caffè che si mescola con le spezie dei vicini arabi.
Il sole che fa capolino per pochi minuti per creare giochi di luci e ombre che ti tolgono il fiato.
Una città magica ci aspetta.
Con il suo vento che si infila sotto i vestiti e ti fa correre verso casa mentre la pioggia ti arriva addosso da tutte le parti.
E poi sorridi bagnato fradicio quando, tornando a casa, vedi tutti i tetti luccicanti sotto il cielo grigio mentre le luci si accendono.
Ti toglie il fiato la nostra città.

Stiamo tornando a casa, felici.