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Dopo aver preso in prestito il titolo a Douglas Adams volevo parlarvi di un po’ di cose.
Sarà un discorso a braccio, niente di calcolato, mentre ascolto In a time lapse di Ludovico Einaudi.
Oggi leggevo un estratto di un libro: L’ultimo orizzonte (UTET 2019) di Amedeo Balbi.

Una frase mi ha colpito:

[…] quando guardate il volto della persona che amate, state vedendo un’immagine di come era quel volto una piccolissima frazione di secondo fa, quando la luce è partita da lì verso i vostri occhi. In un certo senso, siamo circondati da fantasmi: quando guardiamo qualcosa, quella cosa è già cambiata.

Si parla della luce.
Del fatto che quello che stiamo guardando è in realtà già trascorso.
Ci arriva una frazione di tempo che è già passato.

Più ci allontaniamo da ciò che ci circonda e più vediamo nel passato.
Com’era quando la luce è partita da ciò che osserviamo.
Che cosa affascinante la scienza.
Che cosa affascinante il tempo.
E’ quasi una sorta di magia.

Non voglio inoltrarmi in un campo che non mi appartiene, la fisica e l’astrofisica.
Però mi ha fatto pensare il fatto che guardiamo le cose con la loro luce del passato, con il loro aspetto del passato.
Seppur in forma incommensurabilmente piccola è già passato.
Guardiamo il viso della persona amata nel passato.
Lo guardiamo e pensiamo al presente come punto fermo della nostra esistenza, ma tutto è in evoluzione.
Tutto cambia.
Tutto si trasforma.
La carne, lo spirito, i sentimenti.
Non sono fermi.
Sono in continuo fermento.
Il presente è una condizione che dura quanto?
Pensiamo all’adesso e siamo già nel futuro e ogni secondo che passa il presente scorre e ci fa andare avanti.
L’amore che sentiamo è nel passato, ma proiettato nel futuro cercando di stare nel presente il più possibile, di viverlo il più possibile.
Il presente.
L’attimo fuggente.
Il Carpe Diem di Orazio che spesso associamo al “Cogli l’attimo”, ma dovremmo citare la frase per intero:

Carpe diem quam minimum credula postero

La cui traduzione è:

Afferra il giorno confidando il meno possibile nel domani

Vi rimando alla pagina di Wikipedia da cui ho tratto questa traduzione.

Quindi Orazio ci invita a vivere il presente senza curarci del futuro che non possiamo determinare.
Ma la luce e il tempo ci dicono che il presente dura un attimo, un battito di ciglia e siamo già nel futuro al successivo battito di ciglia.
Quindi quando guardiamo il volto della persona amata, quando ci perdiamo nei suoi occhi e sbattiamo le ciglia siamo già nel futuro.
E allora viviamo quell’attimo, quella piccola frazione di presente, al 100%.
Diamo il massimo qualsiasi cosa stiamo facendo.

Stiamo ridendo?
Facciamolo con più spensieratezza.
Stiamo facendo l’amore?
Facciamolo con più trasporto, con tutto il nostro corpo e il nostro spirito.
Stiamo piangendo?
Lasciamoci andare senza preoccupazioni, senza timore di risultare deboli davanti alla persona amata.
Non c’è cosa più bella di lasciarsi andare davanti a chi ci ama e ci rispetta e non ci giudica.
Stiamo discutendo?
Facciamolo con il rispetto reciproco cercando di comprendere le posizioni dell’altro.
Siamo in silenzio?
Godiamocelo ascoltando il silenzio dell’altro.

Fate tutto quello che volete nel nome del bene dell’altro e fatelo al 100%.

Siate felici.
La luce arriverà qualche secondo dopo che il vostro sorriso si spalancherà davanti all’altro.
Lui o lei ne godrà nel futuro e sorriderà e così sarete voi a goderne nel futuro.
Come un flusso costante di energia e di luce.

E poi c’è l’Universo.
Tutto quello che ci circonda.
Che è testimone di quello che facciamo.
Quando alzo gli occhi alle stelle con la persona che amo la prospettiva cambia.
La luna lassù, così bianca e imperfetta, le stelle che formano le costellazioni a cui qualcuno ha dato un nome nel passato, ci fanno sentire così piccoli e fragili.
Non possiamo vedere che un infinitesimo di quello che ci circonda.
Ma lo possiamo fare con la persona che amiamo.
Non precludiamoci nulla.
Alziamo gli occhi al cielo.
Sentiamoci piccoli davanti a quest’immensità che ci circonda, che ci sovrasta.
Stringiamoci l’uno all’altra per sentirci più forti, per sentire che lo spazio tra di noi si assottiglia e i nostri cuori si fanno vicini.

Le nostre debolezze, le nostre insicurezze, le nostre ferite aperte, le nostre cicatrici, i nostri dubbi… facciamo in modo di aprirci all’altro.
Se ci si ama non succede nulla.
Nulla di brutto.
Le ferite non spariranno come per magia, ma si chiuderanno e lasceranno il posto a cicatrici nuove, fresche.
Ma i dubbi, le insicurezze, quelli piano piano spariranno.
Ve lo dice uno che era pieno di insicurezze e paure e dubbi.
Dobbiamo aprirci con chi ci ama, con chi vuole il nostro bene, con chi apprezza i nostri dubbi e le nostre cicatrici.
Fidiamoci.
Il quasi tutto è proprio questo, ma deve diventare TUTTO.
Ci vuole tempo, ma ne abbiamo anche se pare scapparci dalle mani, scivolarci via.
Un passo alla volta in direzione futura.
Mano nella mano, con le spalle che si toccano.
Fidatevi della persona che avete accanto.
Io mi fido.
Ogni giorno di più.
Ed è così raro e prezioso farlo.
Senza preconcetti, senza pregiudizi.
La luce ci porta avanti, nel futuro che non conosciamo.
Orazio ci dice di cogliere il giorno.
Bè facciamolo anche se lui non conosceva la scienza come la conosciamo noi adesso.

Migliaia e migliaia di anni
Non basterebbero
Per dire
Il minuscolo secondo d’eternità
In cui tu m’hai abbracciato
In cui io t’ho abbracciato
Un mattino tra la luce dell’inverno
Al parco Montsouris di Parigi
A Parigi
Sulla terra
La terra che è un astro.