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Guardavamo il mare dalla passeggiata.
Era una giornata di fine estate.
Il sole non era più tanto caldo e c’era un’aria fresca che soffiava dai monti da dietro le nostre spalle.
Tu tenevi il braccio attorno alla mia vita.

Io sospiravo. Un sacco.

– amore –
Non ti rispondo, alzo lo sguardo e incontro i tuoi occhi.
Avevamo da poco finito di parlare del profumo dei mandarini.
Di quello che significava per ognuno.
Una cosa di cui non avevamo mai parlato.
Avevi comprato un sacchetto di Skittles versione Sour, quelle aspre.
Le avevo aperte e ne avevo presa una al mandarino.
Tu mi guardavi e ti vedevo che volevi dirmi qualcosa.
– sa davvero di mandarino? – mi domandi.
– sì –
– sai cosa mi ricorda il mandarino? – domandi – anzi a cosa mi fa pensare? –
– dimmi… – vedevo i puntini di sospensione tra di noi.
– al Natale – dici tu, con naturalezza.
Quasi scoppio a piangere, gli occhi si riempiono di lacrime, ma aspetto, non mi lascio andare, non ancora.
– scusa? – faccio incredula.
– sì, quando sbuccio un mandarino per me inizia il Natale –
– non ci credo… – ancora i puntini davanti a me – non ne avevamo mai parlato, vero? –
– di questa cosa dei mandarini? – fai tu – certo che no –
– quindi non ti ho mai detto che i mandarini mi ricordano la cucina di mia nonna a Natale? –
– no amore mio… –
Ti abbraccio fortissimo e vorrei farti sentire quanto batte forte il mio cuore.
Mi stringi il viso tra le mani, gli occhi lucidi anche tu, e mi baci.
Con delicatezza e dolcezza.

Se ci ripenso ho ancora i brividi lungo la schiena.
– dove sei stata? – mi domandi sciogliendomi dall’abbraccio.
– qui – rispondo con un filo di voce – e tu? –
– a cercarti –
Sorrido, rido quasi per la felicità.
Mi sento riempita del tuo amore.
– quanto mi ami? – ti domando, come si fa tra bambini: “quanto mi vuoi bene?”.
Tu allarghi le braccia e indichi il mare.
– per estensione e profondità – aggiungi con lo sguardo rivolto al mare blu, calmo e piatto.
Hai gli occhi lucidi, ancora.
Mi piace che non te ne vergogni, che esprimi le tue emozioni senza riserva, ridendo, urlando, piangendo.
– io ti amo – riesco a dire abbracciandoti ancora.
Adoro il tuo profumo, il profumo della tua pelle, della tua maglia un poco scolorita.
Adoro sentire il tuo calore.
Adoro sentire le tue braccia lunghe e magre che mi stringono, la spigolosità delle spalle e delle costole.
Adoro il tuo essere.
Adoro il tuo corpo.
– ti amo quanto è profondo il mare e quanto è esteso – ripeti tu guardandomi commosso – sono talmente scemo che mi commuovo da solo – aggiungi sorridendo.
– mi piace il mio piagnone – dico asciugandoti una lacrima – è salata – dico portandomi il dito alla bocca.
– le lacrime sono il mare che trabocca, per questo sono salate – dici tu.
E io sparisco nel tuo petto, mi faccio piccola per entrare dentro di te e nuotare in quel mare salato che hai dentro, quel mare tutto per me.
– oddio –
Tu stai in silenzio e mi stringi forte.
Non mi lasci andare.
Non lo fai mai.
E io sento il caldo delle tue lacrime che si mischia con le mie.
I nostri mari che si incontrano.

– le lacrime sono il mare che trabocca – ripeto – per questo sono salate –