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Siamo seduti sul divano, stiamo guardando un film alla tv.
Non lo sto nemmeno guardando molto attentamente, mi piace stare appoggiata alla tua spalla ossuta tenendo il tuo braccio lungo e magro tra le mie braccia.

Tu mi dai un bacio sulla fronte.
Io alzo lo sguardo e ti sorrido.
Tu mi sorridi di rimando.

Fuori il tempo è brutto, non sta nevicando, ma il manto bianco avvolge la città e il nostro terrazzo.
Mi stringo di più a te.

Mi viene in mente l’estate appena trascorsa giù, a casa mia, nella mia terra.
Mi rivedo seduta sulla spiaggia bianca a guardare la tua schiena e le tue spalle diritte, con le ossa in rilievo che mi piacciono così tanto.
Le gambe magre tatuate che mi sono sempre piaciute, come le braccia lunghe che dici di aver ereditato dalla famiglia di tua mamma.

Quelle braccia con cui mi avvolgi da dietro mentre sto cucinando e poi mi giri e mi baci così forte da togliermi il fiato.
Quelle braccia con cui mi stringi a letto mentre facciamo l’amore.
Quelle braccia che mi coccolano quando sono triste e ho bisogno di essere protetta e rassicurata.
Quelle braccia che mi fanno addormentare tranquilla nella notte più buia o quando il temporale illumina la stanza coi suoi lampi.
Quelle braccia che mi prendono i barattoli messi in alto.

Quelle braccia magre, ma che mi danno un sacco di sicurezza.
Ti chiamavo “il mio scheletrino” all’inizio della nostra storia, e ancora adesso lo faccio, perchè lo sei.
Ma sai essere forte e determinato.
Alle volte spostarti è impossibile.

E così mentre ti tengo stretto a me ripenso all’estate trascorsa assieme, praticamente sempre svestiti con il tuo corpo esposto al sole che diventava sempre più scuro e le tue mani che sbucciavano al frutta per me.
Quanto mi piacciono le tue dita secche.
La loro forma.

I gomiti pizzuti, come le ginocchia.
Le costole schiacciate sul mio corpo morbido.
Quanto mi piacciono.

Quando ti aggrappi a me come un koala, braccia e gambe stretto a me.
Con gli occhi chiusi e il viso schiacciato sul mio seno.
Ti tengo stretto, avvolgendoti la schiena e accarezzandoti i capelli.

E quante volte ci siamo addormentati così.
Per poi lasciarci nella notte dove solo i nostri piedi o le nostre dita si toccavano sfiorandosi appena.
Un minimo contatto per sapere che c’eravamo.
Sempre.

E poi, nel dormiveglia, sentire le tue braccia che mi avvolgevano.
Alle volte credevo di sognare e invece eri veramente tu che mi stringevi forte con un palmo della mano aperta sul mio stomaco o sul mio seno.

E così ripenso alle prime volte che ci spogliavamo.
Due corpi così diversi, così differenti.
Con le nostre vergogne e i nostri imbarazzi.
Ci siamo lasciati andare poco alla volta, ma ci siamo amati senza riserve.
Sempre.

E io mi sono innamorata del tuo profilo spigoloso.
Quando ti stringevo sentivo e contavo le costole.
E poi le spalle.
Le clavicole su cui poggiavo la fronte, l’incavo tra spalla e petto.
Uno dei miei posti preferiti per addormentarmi.

Ti stringo più forte ancora, mi faccio piccola piccola per starti accanto sul divano.
– hei amore mio – dici tu guardandomi.
– hei… abbracciami –
Non rispondi.

Ti giri e mi abbracci, mi avvolgi con tenerezza spigolosa e sciogli la paura e la malinconia.
– sto bene solo qua – dico con un filo di voce – mio scheletrino –

Ti sento sospirare, so che hai gli occhi lucidi.
Li ho anch’io.
Abbracciami.
Abbracciami senza lasciarmi mai.
Te ne prego.