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Sono solo.
Esco controvoglia, ma di stare a casa non se ne parla.
Mi sento soffocare.
Manca l’aria.
Manca il tuo profumo.

Prendo la macchina, accendo la radio e parto.
Gli occhi seguono la strada, le mani stringono il volante fino a far diventare le nocche bianche.
Seguo la litoranea e mi fermo appena trovo un posto.
Mi precipito quasi fuori dalla macchina.

Quasi corro fino ad arrivare sulla passeggiata.
Non c’è nessuno o qualcuno potrebbe pensare che sono pazzo.
Le lacrime illuminano gli occhi e sfocano il paesaggio.

Le barche all’orizzonte con le luci accese per la pesca sembrano mille lampadine natalizie.
Prendo un respiro profondo.
Mi strofino il viso e guardo il cielo che si sta scurendo.

– quanto mi ami? –

Mi mordo il labbro.

Rivedo i tuoi occhi profondi guardarmi dentro, guardarmi attraverso.
Sento le tue mani sul mio viso.
A consolare le lacrime che ancora non sono scese.

Scendo le scale che portano alla spiaggia.
Non c’è nessuno praticamente.
Gli ultimi bagnanti se ne stanno andando via.
Raccolgono le loro cose mentre io passeggio sulla sabbia con le scarpe in una mano e nell’altra un asciugamano.
Ne ho preso uno al volo prima di uscire di casa.

Mi siedo sulla sabbia ancora calda.

– quanto mi ami? –

Guardo il cielo mentre mi sfilo la maglietta.
Poi mi alzo e tolgo i pantaloncini.
Butto tutto sull’asciugamano.

Mi guardo le mani.
Sono vuote.
Mi guardo i piedi.
Sono nudi.
Sorrido. Amaro.

– quanto mi ami, davvero? –

La prima volta che mi hai detto ti amo eravamo davanti al mare.
Il mare è stato il nostro testimone fin dall’inizio.
Era giusto che in questo momento io venissi qui.

Guardo la passeggiata e la strada sopra di me, dietro di me.
Di nuovo le lacrime e le luci dei lampioni si sfocano come mille stelle che tremolano nel vuoto spazio.

Respiro.

L’aria entra nei polmoni.
Tengo gli occhi chiusi.
Stretti.
Due lacrime scendono.
Due.

– quanto mi ami? –

Un passo dopo l’altro mi dirigo verso il mare.
Con le onde piccole che formano un ricciolo arrivando davanti alle mie dita.
Ho un fremito.
Sento freddo.
Ho un buco nel petto.

Mi guardo il petto magro.
Lo posso quasi vedere il buco che affonda le sue radici dentro di me.
Non è un buco nero.
Non è una cosa negativa.
E’ il mio amore per te.

E’ lo stesso buco che sentivamo quando non ci vedevamo.
Che ci strappava quasi le carni da quanto faceva male fisicamente.
Ho paura.
Sono spaventato.
Te l’ho detto al telefono prima di uscire di casa.

Tu hai ascoltato in silenzio.
Sentivo il tuo respiro dall’altra parte.
Ti ho detto tutto quello che sentivo.
Tutto quello che provavo.
E tu respiravi.

– le emozioni mi travolgono – ti ho detto quasi in lacrime, mi sono dovuto fermare perchè le sentivo salire, si sono fermate in gola e ancora lì sono.
– non sono arrabbiato –
– solo spaventato – hai ripetuto tu.
– già –

Un attimo di silenzio da parte di entrambi.

– grazie –

Le tue parole sono come miele per me.
Le tue carezze come balsamo.
Oggi mancano entrambe.

Faccio ancora qualche passo fino ad arrivare con l’acqua alla vita.
E’ calda.
Il freddo sta passando.
Mano a mano che penso passa.
Passo dopo passo che avanzo tutto passa.

E’ il mare.
E’ la nostra storia.
Ancora un passo.

Immergo le mani e stringo più volte i pugni.
Avanzo ancora.
E non mi fermo finchè devo iniziare a nuotare.

Mi immergo con gli occhi aperti.
Torno su dopo qualche metro.
Guardo il cielo scuro e pieno di stelle.

Un cane abbaia sulla passeggiata, da qualche parte, lontano.
Mi giro a guardare se ci sei.
Lo sai che sono venuto qua.
Anche se non te l’ho detto, lo sai.
Ma gli occhi non ti vedono.

Mi immergo ancora e mi lascio andare giù fino a toccare il fondo sabbioso con la punta delle dita dei piedi.
Mi fermo con gli occhi aperti e guardo quel mondo nascosto.

Sorrido.

Torno in superficie e inizio a nuotare, senza sosta.
Voglio arrivare dove non si tocca.
Voglio arrivare dove non si vede il fondo del mare.
Voglio arrivare fino dove il “ti amo” è arrivato.
E così inizio a nuotare.
Una bracciata dopo l’altra, senza sosta.

– quanto mi ami? –

La tua domanda mi gira in testa.
Ma dietro quella domanda ce ne sono altre mille.
E io inizio a capirle tutte.

Solo che tu non ci sei.
E io ho paura di non arrivare in tempo.
Di non trovare dove il tuo “ti amo” è arrivato.
Se fosse un sogno il mare sarebbe stato travasato dentro il mio buco nel petto.
E il tuo “ti amo” sarebbe accanto al mio cuore.
Dove è giusto che stia.
Mi fermo, sono senza fiato.
Mi guardo in giro e sono lontano dalla riva.
Lontano da tutto quanto.

Siamo soli. Io e il mio buco nel petto.
Vorrei dirti che andrà tutto bene, che le cose si sistemeranno.
Perchè è la verità. Le cose si sistemano sempre.
In un modo o nell’altro.

– quanto ti amo? – lo dico a pelo d’acqua.
Mi lecco le labbra salate.
Salate come le mie lacrime.
– quanto mi ami? – ripeti tu, ancora.
– quanto è profondo il mare – rispondo lasciandomi andare.
Voglio andare a fondo, vedere cosa c’è là sotto.
Mi spingo nell’acqua, braccia e gambe, il fiato esce dai polmoni e sale in superficie in mille bollicine.

Io scendo sempre più nel buio finchè non sento le orecchie tapparsi e allora compenso e scendo ancora, ce la posso fare.
Voglio vedere quanto è profondo il mare.

Apro gli occhi e sono nel blu più scuro.
Potrei essere nello spazio per il freddo che sento attorno a me.
Le dita cercano qualcosa a cui aggrapparsi.
La gola cerca l’aria per vivere.
I polmoni scoppiano.

Le dita dei piedi sfiorano la sabbia sotto di me.

Ricomincio la salita.
Lascio che il mio corpo salga verso l’aria.
E quando esco spalanco gli occhi e le stelle sembrano così vicine.
Così tanto da poterle toccare.
Vorrei fossi qui con me.

Mille luci si muovono davanti ai miei occhi, come pesci sfuggono al mio sguardo quando giro al testa.
Lentamente ritorno verso riva.
Non c’è più nessuno davvero.
Vedo la mia roba messa sul mio asciugamano.

Vorrei ci fossi tu, seduta ad aspettarmi.

Esco dall’acqua e mi asciugo.
In silenzio.
Da solo.

Se ripenso adesso a quel momento mi sento frastornato.
La testa era piena di mille pensieri.
Così difficili da organizzare che quasi mi facevano cadere.
Ci sono momenti difficili in tutte le storie.
Non può andare bene sempre tutto quanto.
Specie all’inizio, specie quando ci si conosce ancora poco.

Sapevo di amarti già tantissimo.
Sapevo anche che i momenti difficili sarebbero arrivati.
Quelli con le domande profonde.
Le domande profonde che mettono le radici nel cuore.
Che ti fanno crescere ancora.
Che ti fanno credere nell’amore.
Che ti fanno dire di voler dare tutto quanto.
Sempre. Ogni giorno. Anche quando non ci vediamo.
Anche quando il buco nel petto si allarga.

Perchè lo fa solo per contenere tutto quanto il mare.