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Ancora adesso quando lo metti sento lo stomaco che va in subbuglio.
Ancora adesso che sono passati 10 anni da quando l’ho sentito per la prima volta.
Eravamo a una festa, amici in comune.
Tu eri bellissima e già mi piacevi che mi batteva il cuore così forte che pensavo si potesse sentire da fuori.

Ci salutavamo timidamente, con la mano alzata come un cretino ti facevo ciao dall’altra parte della stanza mentre alcuni amici mi trascinavano in discorsi su macchine e motori.
Non ci ho mai capito molto e ascoltavo distrattamente mentre ti cercavo in mezzo alle persone.
C’era questo grande terrazzo dove la gente usciva a bere e fumare.
Faceva ancora freddo, erano i primi giorni di aprile, ma l’aria di primavera era ancora di là da venire.
Ti vidi farti spazio per uscire, avevi in una mano un bicchiere e nell’altra un pacchetto di sigarette, una già stava tra le tue labbra rosse di rossetto.
Mi scusai con gli amici e mi feci strada anch’io.

Nel frattempo, a ogni passo, cercavo di inventare una scusa per parlarti e non ne trovavo nemmeno una decente.

Quando uscii pensavo di essermi immaginato tutto, non ti trovavo.
Invece eri in un angolo lontano da tutti che cercavi di accendere la sigaretta litigando con il vento e l’accendino.
Rimasi a guardarti mentre i tuoi capelli neri si muovevano nel vento.
La fiamma dell’accendino ti infuocava le gote.

– serve una mano? – chiesi arrivandoti vicino.
– hei – tirasti su la testa con la sigaretta tra le labbra, la fiamma si spense subito.
– scusami, ti ho spaventata – dissi sorridendo.
– no, non mi aspettavo nessuno che mi venisse ad aiutare.. –
– ti ho vista in difficoltà.. –
– bè visto che sei qua mi sa che approfitto della tua gentilezza però di mani te ne chiedo due – dicesti mettendo l’accendino davanti alla sigaretta.
Feci un riparo al meglio delle mie possibilità e dopo alcuni tentativi la sigaretta prese e potei sentire distintamente il crepitio della carta che si accendeva, le braci rosse, come in una scena al rallentatore.

– grazie – dicesti aspirando e poi girandoti per buttare fuori il fumo.
– figurati –
Ci appoggiamo alla balaustra in marmo del terrazzo.
– scusami – dicesti qualche secondo dopo, ti avvicinasti porgendomi le guance – ciao, come stai? –
– bene – risposi, ma in verità volevo dire benissimo e aspirai per la prima volta il tuo profumo.
E il cuore ebbe un sussulto.
E le farfalle si agitarono nello stomaco.
Con forza.
– tutto bene? – mi chiedesti preoccupata.
– sì, tutto bene, solo che.. –
– dimmi –
Eravamo vicini, le tue labbra rosse dischiuse erano invitanti e io avevo già sete dei tuoi baci e ancora non lo sapevo quanto mi avrebbero dissetato.
Era come se qualcuno mi spingesse verso di te.
Per un attimo pensai di cadere, caderti addosso.

– hai un buon profumo – dissi alla fine, quasi senza fiato.
– oh –
Forse le tue gote si infiammarono di nuovo o forse fu la mia immaginazione.
So che il tuo sorriso era splendido.
– grazie – aggiungesti abbassando gli occhi, le tue ciglia erano bellissime.
Mi leccai le labbra, quanto ti avrei baciato.
Quanto ti avrei fatto aspettare per un primo bacio… che persona crudele fui all’inizio della nostra storia.
Ma quanta paura e quanto timore avevo dentro.
E tu quanta pazienza dimostrasti, giorno dopo giorno.
Ancora adesso mi chiedo come tu abbia sopportato tutto questo.

Ma la fiamma era accesa.
Non restava che alimentarla, giorno dopo giorno.
Incontro dopo incontro.
Le nostre affinità, le nostre differenze ci facevano camminare uno accanto all’altro, stretti in un abbraccio che andava oltre la carne.
E quanti baci ti ho negato.
E quante volte avrei voluto tornare indietro.

Ma ora siamo qua.
Stiamo per uscire e tu metti il tuo profumo.

– hei –
– dimmi – e lo dici sempre con quel tono, che mi venire i brividi lungo la schiena, perchè mi guardi sapendo già quello che sto per dire e quello che sto per fare.
E così inclini la testa da un lato, il destro. Mi porgi il tuo collo profumato e io appoggio le mie labbra giusto sotto il lobo dell’orecchio sinistro, sul tatuaggio, e ti bacio dapprima delicatamente e poi sempre con più passione mentre ti stringo le spalle e tu ti lasci andare chiudendo gli occhi e dischiudendo le labbra.
– facciamo tardi – aggiungi con il respiro affannato mentre ti slaccio il vestito e lo faccio cadere a terra in un fruscio di cotone.
– colpa mia – dico slacciandoti poi il reggiseno.
Quello vola via, sul letto.
– che audacia – dici sorridendo e accarezzandomi la nuca con le tue mani.
– il tuo profumo… –
– uhm devo ricordarmi di metterlo più spesso… –
– perdo la testa… –

Inizi a ridere e ti giri verso di me, mi prendi il viso tra le mani calde e mi baci con passione, sento il sapore della tua saliva e le tue labbra si schiudono al passaggio della mia lingua che cerca la tua.
Mi togli la camicia, poi slacci i pantaloni e siamo praticamente nudi davanti alla finestra aperta.
L’ultimo vento d’estate è freddo ormai e un brivido percorre le nostre schiene.
Mi inginocchio davanti a te facendo scivolare le mutandine lungo le cosce chiare.
Sei nuda davanti a me.
Il tuo profumo mi inebria e voglio il tuo sapore.
Mi trattieni la testa su di te.
Mi accarezzi i capelli mentre mi perdo accarezzandoti la schiena e i glutei.
Ti schiudi a me.
– ti voglio – mi dici tirandomi indietro al testa.
E sorridi mentre mi spoglio e ti vedo cadere sul letto a pancia in su.
– ti voglio – ribatto io.

Mi sdraio su di te e facciamo l’amore dapprima piano, poi sempre più con passione, le tue unghie sulla schiena tracciano solchi che la mattina saranno ancora lì mentre ti mordo i seni e le spalle e il collo.

Facciamo l’amore nel tuo profumo.
Ed è così travolgente, così unico e coinvolgente che mi emoziona sempre.
– wow – dico io sdraiandomi accanto a te, ansimando.
– wow – dici tu accarezzandomi la pancia e poi il petto – posso sentire il tuo cuore? –
– certo –
Ti chini su di me e ascolti il mio cuore battere.
– tum tum tum tum tum – dici – come batte veloce amore mio –
Io prendo un lungo respiro.
– è grazie a te che batte così forte… –
Ti stringo a me.
Stiamo in silenzio per un poco ascoltando i rumori della sera.

Il tuo profumo mi è rimasto in testa da quella festa.
E ora riempie l’aria che respiro ogni giorno.
Sono fortunato.