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Buonasera, stasera volevo parlarvi di me.
Sì, insomma, qualcuno che mi legge c’è e soprattutto qualcuno che mi conosce anche, altri invece no, non mi conoscono.
Volevo parlarvi di come sono arrivato a piacermi a 46 anni.
Non che non mi sia mai piaciuto, ma ho passato una bella fetta della mia vita, all’incirca 13 anni, a non piacermi.
Ad arrivare a guardarmi allo specchio e non accettare il mio corpo, farmi un sacco di fisime sul mio aspetto fisico con o senza vestiti.
Crearmi tutta una serie di ostacoli e paletti fino alla convinzione che non sarei stato accettato da una mia probabile partner.

Come sono arrivato a questo punto della storia?
Con storie sbagliate, con l’idea di dover per forza compiacere in tutto e per tutto la partner, a costo anche di “buttarsi” via o accondiscendere ai desideri, ma soprattutto ai capricci di alcune persone.
Una storia lunga finita, perdendo fiducia in me stesso.
Una fine che ho impiegato tempo a digerire e accettare.
E poi, innamoramento dopo innamoramento, trovare la persona sbagliata, la persona che decideva per me.
Che si preoccupava che avrebbe potuto farmi del male.

Ecco, io non voglio dare colpe a queste persone.
Non posso farlo, perchè hanno comunque contribuito a farmi arrivare qua, a quello che sono diventato adesso.
O meglio a quello che ero sepolto sotto strati e strati di difese.
Passo dopo passo sono arrivato qua.
Sono caduto, ogni volta mi sono ripromesso di non innamorarmi più, di lasciar perdere che alle volte non serve avere qualcuno al proprio fianco per stare bene.
Per sentirsi bene.
Ma ogni volta trovavo qualcosa che mi faceva pensare: oh wow.
E, con sempre maggior difficoltà, mi lasciavo andare, ma mai fino in fondo, mai totalmente e riversavo tutto quello che sentivo su queste pagine, articolo dopo articolo scrivevo il mio amore, il mio malessere che mi faceva struggere d’amore.
E quante si potrebbero ritrovare su queste pagine.
E quanti potrebbero dirmi che sono uno che si innamora della prima che gli sorride.
E quanti di questi si sbagliano.

Non mi innamoro della prima che capita.
Mi sono sempre interessato di persone sempre più interessanti, che andavano oltre l’aspetto estetico.
Tutti abbiamo un ideale classico, un archetipo di donna o uomo che ci portiamo dentro; a cui aspiriamo e che usiamo come metro di giudizio quando incontriamo un’altra persona.
Mi sono interessato a persone che potevano darmi qualcosa, a cui potevo dare qualcosa, che erano interessanti e stimolanti.
Con cui poter parlare di un sacco di cose senza sentirsi annoiati e annoiare.

E prima o poi accade che ti innamori, o ti invaghisci, usare pure il verbo che volete, ma succede qualcosa che ti fa scattare quel qualcosa che pensavi non fosse più possibile.
Oh, anche qua vorrei dire, un po’ a tutti, che se mi fermo a chiacchierare non è che mi innamoro subito, ci vuole tempo, ci vuole corrispondenza d’intenti.
Le cose si fanno in due.

E a proposito delle cose che si fanno in due io ci metto anche la faccia, come si suol dire, mi espongo magari con un bicchiere di vino in più o magari con un: “coraggio hai una certa età, vai e non farti problemi a chiederle se ha una storia”.

Che poi il risultato non cambi poco ci manca.
Due di picche e via… ci scherzo sopra, ma da una parte mi sono sentito “male”, da un’altra bene per essere riuscito a superare un mio limite e da un’altra ancora bene perchè non ci sarebbe stato un seguito.
E così continuavo a scrivere.

E continuavo a ripetermi che mi bastavano gli amici, che non mi giudicavano, che non mi avrebbero voltato le spalle.
Che mi avrebbero aspettato se avessi detto loro: oggi non posso, non sono dell’umore giusto.
E tanti lo hanno fatto.
Ci sono amici che fanno cose che non ti aspetteresti, e di solito sono in positivo.
Gli altri, bè gli altri non sono veri amici, ma non c’è problema.

Fatto sta che le paure di non piacere si ingigantivano, mi bastavo a me stesso, non avevo paura di guardarmi allo specchio, ma come mi sarei comportato la prima volta che mi sarei dovuto spogliare, in tutti i sensi?

E così mangiavo di meno, non certo perchè sono in sovrappeso, tutt’altro sono sempre stato un filiforme come fisico.
Ma negli ultimi anni ho perso peso e tono muscolare per aver lasciato lo sport, non che abbia mai fatto chissà che negli ultimi anni, ma prima di cominciare a lavorare seriamente giocavo a calcio in quei tornei tipo UISP.
Le delusioni d’amore mi hanno sempre tolto l’appetito.
E da quando vivo da solo non ho nessuno che mi controlli e spesso un pasto lo saltavo, e lavorando su turni potevo dire a me stesso che tanto due pasti al giorno potevano bastare.
E così sono sempre diventato più spigoloso, anche di carattere.
Era un modo per tenere lontano le persone, per non dover interagire.
E quindi facevo l’ombroso, e gli amici ci scherzavano sopra e io stavo al gioco, in fin dei conti mi andava bene quest’aurea di “mistero”.

Mi ritengo, adesso, una persona con molti interessi, con hobby gratificanti come la scrittura (qua sopra e per mio diletto sul mio pc) e la fotografia.
Dicono faccia delle belle foto.
Mi piace pensare che chi me lo dice lo creda davvero; ecco, adesso lo credo, prima pensavo solo fosse perchè volessero altro da me.
Che è anche stupido pensarlo, cavolo se la fotografia ti riesce bene ed è anche un metodo per agganciare qualcuno perchè non sfruttarlo a tuo favore?
Perchè avrei voluto che vedessero anche altro che quello.
Che stupido vero?
O forse non ero interessato a quelle persone e vedevo la cosa come un’invasione della mia privacy.
Che testa di cazzo.

No davvero, una gran testa di cazzo.
E mi sono scornato con amiche per questo, che mi dicevano il contrario, che mi dicevano ma guarda, provaci che vuoi che capiti.
Ma quando non sei convinto e parti meh… bè non è che i risultati siano diversi dall’essere tu a essere respinto.

Comunque tutto questo pippotto per dirvi che alla veneranda età di 46 anni ho imparato a piacermi.
Non vi svelo il mio trucco, ma negli ultimi mesi il trucco si è svelato a me.

Giorno dopo giorno hai abbattuto ogni difesa che avevo tirato su in tutti questi anni, difese che avevo iniziato ad abbattere lo scorso anno dopo essere andato in terapia. Non ce la facevo più, avevo bisogno di parlare, di capire come potevo andare avanti. Come poter cambiare visione di me stesso.
Hai usato una delicatezza e una pazienza che nessun altro ha mai avuto con me, mi sono aperto totalmente, ti sei aperta totalmente.
Mi sono mostrato così com’ero non senza paure, ma con la tranquillità di chi si sta per buttare da un dirupo e non sa se il paracadute di aprirà o meno.
Mi sono fidato, totalmente e non mi hai deluso. E non ti ho deluso.

Perchè?
Perchè non c’era niente per cui rimanere delusi, da entrambe le parti.
E così ho iniziato a farmi piacere i miei spigoli ossuti, le mie ginocchia appuntite, le mie spalle e le mie braccia magre.
Le mie mani che tendevo a te e che tu tenevi strette.
Il mio farmi piccolo e sentirmi abbracciato per davvero, fin sotto la pelle.
Mi sono sentito apprezzato, in tutto, dentro e fuori.
Mi hai aspettato con pazienza e devo dire fin troppa…
Mi hai saputo infondere sicurezza.
Abbiamo parlato di cose di cui non avevo mai parlato prima.
Ti ho confidato cose che nessun altro sa, nemmeno i miei migliori amici.
E tu mi hai ascoltato, ti sei informata, mi hai capito e hai aspettato.
Posso parlare con te di qualsiasi cosa, mi hai fatto conoscere parti di me che non conoscevo, cose che a 46 non avevo mai visto.
Cose che avevo smesso di guardare perchè non mi piacevo più.

Ora rifaccio tutto più volentieri; scrivo un sacco, scrivo un sacco di te e di me, di storie inventate che però prendono sempre spunto da un fatto reale o da un sogno o da un’immagine che mi appare alla mente. Sono tornato a fotografare con entusiasmo e mi piace farlo con te.
Anche se spesso parliamo così tanto che dimentico quasi di tirare fuori la macchina fotografica.
E tu mi dici sempre: fallo, mi piace vederti fotografare, mi piace il tuo occhio.

Sono tornato ad apprezzare il mio corpo, nudo davanti allo specchio, ad apprezzare le mie linee rette, le mie costellazioni sulla schiena e sul petto, le dita diritte e secche.
Le mie labbra nascoste dalla barba, i miei occhi spesso stanchi e arrossati dalle gocce che metto per il glaucoma.
Non mi imbarazzo per i peli sulla schiena, per le ossa sporgenti.
Mi da fastidio quando mi si dice che sono troppo magro.
Non sto male fisicamente se mi vedete così.
Cerco di mangiare di più e meglio. Davvero.

Mi fa piacere se vi preoccupate per me, ma davvero sto bene.
Sto comunque prendendomi cura del mio corpo, ho una persona, anzi due per cui lo faccio: una sono io e l’altra è lei.
Ho imparato ad amarmi, come forse non avevo mai fatto prima.
Ascolto di più il mio corpo, i suoi bisogni.
Cerco di prendermene cura, ho solo questo… anche se ho sempre quell’idea del Transumanesimo che però piano piano sta scomparendo… ora la mia vita ha preso un’altra piega, un’altra strada che fino a un anno fa non credevo possibile.
E poi quando meno te l’aspetti… arriva la persona giusta.
Quella che ti fa scattare qualcosa che pensavi di aver sopito.

E sapete una cosa?
Sono la versione migliore di me stesso, proprio in questi anni ho raggiunto il meglio di me.
Posso dare il meglio di me e ho deciso di darlo a te.
Ho voluto scrivere questo pezzo non so nemmeno perchè, avrei potuto farne uno scritto privato o scriverlo nero su bianco su carta profumata, invece ho voluto scriverlo qua a tutti voi.
Perchè si può sempre cambiare idea su noi stessi, possiamo e dobbiamo cercare sempre di migliorarci e di saperci apprezzare.
Purtroppo non sempre siamo fortunati o i problemi ci sembrano davvero insormontabili, ma la persona giusta e volerne parlare aiutano moltissimo.
Certo ci vuole fiducia nel prossimo, non è facile farsi vedere nudi e vulnerabili con le nostre paure in bella vista e rimanere lì, con il fiato sospeso e gli occhi chiusi fortissimi.
Stretti così tanto da vedere le lucette nel buio.

Ci vuole amore per se stessi prima che amore per gli altri, l’ho imparato adesso a 46 anni, che se voglio amare bene devo amare prima me stesso.
Meglio tardi che mai.

Non è un post di Self Empowerment non so nemmeno come si faccia a farne uno, ma volevo solo dirvi che mi amo e ne sono felice e i post sulla mia felicità li scriverò sempre qua.
E anche quando sarò triste darò comunque voce al mio cuore, cercherò sempre di trovare qualcosa di positivo in quello che mi capita.
E non perchè io sia improvvisamente diventato un figlio dei fiori tutto peace&love, ma perchè si vive meglio.
Quello in effetti devo ancora imparare a farlo, ma ci arriverò presto, ve lo assicuro.

Bè ora vi lascio alla vostra serata o giornata, a seconda di quando leggerete questo post.
I commenti sono ben accetti, se li vorrete lasciare.

Ah, vi lascio alcune foto mie. Un progetto fotografico: Pezzi di Me.