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E’ un pomeriggio d’autunno, sono al balcone del mio palazzo quando decido di scendere per fare un giro nel mio giardino privato, il mio roseto.
Sono a casa, di nuovo, dopo un lungo viaggio ma a stento riesco a stare fermo a non fare nulla.
Ho la mente un poco stanca, piena di pensieri e in casa c’è troppo rumore, fervono i preparativi per la mia festa di bentornato.
Ne sono annoiato.

Scendo i gradini in ardesia che portano all’ingresso, non incontro che qualche membro della servitù, un cenno di saluto e via esco.
Respiro a pieni polmoni l’aria di mare che ha tutto un altro sapore da quella che ho respirato per mesi in mare, sulla mia nave.
Il rumore delle scarpe sulla ghiaia mi è sempre piaciuto e così cammino fino al confine sud della proprietà, non ci arriva mai nessuno qua, si può stare tranquilli a guardare il mare.
Mi siedo sul muro di cinta ricoperto d’edera e qualche fiore spontaneo.
Guardo il mare a qualche decina di metri da me, sta montando e l’onda si infrange sugli scogli riempiendo l’aria di sale e spuma.
– messere? – una voce femminile mi strappa ai miei pensieri.
Guardo dabbasso e vedo un volto noto, che non vedevo da tempo.
– mia dama – dico tutto d’un fiato, quasi mi manca l’aria.
Sorride e abbassa lo sguardo, forse arrossisce.
– siete tornato, da molto? –
– invero no, ieri notte per la precisione –
– oh –
I suoi capelli neri e gli occhi castani profondi e intelligenti mi sono mancati in questi mesi.
– vi ho pensata molto – dico alzandomi.
– davvero? – fa lei riprendendo a camminare, è da sola.
– sì, ogni giorno guardando il mare vi pensavo –
Sorride mettendosi la mano davanti alla bocca.
– e voi? –
– io? –
– sì, voi, dico, mi avete pensato? –
Mi guarda mentre mi fermo.
Gli occhi socchiusi come quelli di una gatta.
– no – risponde poi voltandosi e continuando a camminare.
Mi si gela il sangue.
Un brivido mi percorre la schiena.
– aspettate – urlo quasi.
– sì? – si gira, piano e sorride.
E il cuore si scalda.
– volete venire a vedere un giardino segreto? –
– avete un giardino segreto? –
– certamente –
– e come si fa a vederlo? –
Mi tiro su in punta di piedi, guardo in avanti.
– fate ancora qualche decina di passi, poi sulla vostra sinistra trovate un buco nel muro… –
– e vorreste farmi passare da un buco? come un topo? –
– no… è che… – non so cosa dire.
– messere vi sto prendendo in giro, sono abituata a infilarmi nei posti meno indicati per una dama seguendo le mie sorelle più piccole e il mio cane curioso –
– ah, già il vostro cane da compagnia –
– e da guardia, non dimenticatelo mai – mi ammonisce con tono gentile.
– giusto, da guardia –
Ride guardandomi.
– allora io vado avanti ad aspettarvi –
– perfetto, ci vediamo tra pochi passi messere –

Sposto qualche rampicante per allargare lo spazio di ingresso e mi trovo davanti i suoi occhi e il suo viso splendido.
– vi ho spaventato? –
– certo che no –
– ah giusto, siete stato anche in mano a dei pirati –
– certo – mi inorgoglisco un poco – sono un uomo coraggioso –
Sorride porgendomi la mano.
– prego –
La aiuto a entrare, lei si sistema un attimo la gonna togliendosi alcune foglie e poi mi prende sottobraccio.
– volete farmi strada per andare a vedere questo giardino segreto? –
– certo –

Camminiamo per qualche minuto in silenzio, solo i nostri passi che rompono il silenzio del giardino.
– allora mi avete pensato molto? – mi chiede all’improvviso.
– sì, molto – rispondo chinando la testa.
– e come mai? se posso avere l’ardire… –
– certo che potete – rispondo – bè dopo il nostro ultimo incontro nella tenuta di vostro padre e quel bacio… –
– quel bacio è stato solo un bacio… – dice.
– davvero? – ribatto sorpreso – davvero non ha mosso in voi quello che ha mosso in me? nessun brivido o tremore nella voce? –
– no –
– eppure ricordo, come fosse ieri, il vostro viso farsi rosso e le labbra tremare come a volerne altri cento –
– quanto ardore, messere –
– mi scuso –

Camminiamo ancora un poco.
– non dovete scusarvi –
La guardo.
– sono io a dovervi chiedere scusa –
– per cosa? –
– vi stavo prendendo in giro poco fa –
– cioè? –
– il bacio, quel bacio… mi ha procurato un brivido che non mi ha lasciato per diversi giorni e diverse notti, smisi anche di mangiare e non mi divertivo più con niente –
– non lo sapevo –
– eravate già partito, e quando l’ho saputo mi si è come fermato il cuore e il mondo mi è sembrato crollare –
– io… – deglustisco a fatica – non l’avrei mai creduto possibile, ho provato le stesse cose, il medico di bordo non sapeva cosa fare per farmi tornare l’appetito e la voglia di vivere… –
– messere, davvero? – fa incredula lei.
– certo, ve lo giuro – rispondo prendendole le mani.
Gliele stringo forte e ci guardiamo negli occhi a lungo.
Si morde un labbro.
– quanto siete bella – le dico accarezzandole il viso, lei si appoggia alla mia mano ruvida.
– grazie, ma non mi sento così bella, chissà quante donne avrete conosciuto nei vostri viaggi e quante saranno state molto più belle di me –
– non ho trovato per nulla interessanti le conversazioni con siffatte donne, nessuna compete con voi per eloquenza e intelligenza –
– davvero? –
– davvero e nemmeno per bellezza –
– non siate così ingiusto nei loro confronti e non prendetevi gioco di me… –
– non mi permetterei mai, ve lo posso assicurare non ho trovato invero nessuna donna che potesse competere con voi –
Arrossisce e poi riprende a camminare.
– questo giardino segreto? –
– certamente – la raggiungo velocemente e la prendo per mano, la guardo sorridere e camminiamo mano nella mano verso l’ingresso del roseto.
La mia perla.
Il mio fiore all’occhiello, nel vero senso della parola.

– ecco – le dico aprendo la porta di legno che si apre nel muro di cinta interno.
Lo spettacolo che ci si presenta è unico.
Alcuni alberi iniziano ad avere i colori rossi e gialli tipici della stagione, ma le rose sono ancora in fiore in virtù del clima temperato dovuto alla vicinanza del mare.
– oh – riesce a dire lei.
– ecco il mio giardino segreto –
Mi guarda con gli occhi lucidi, pieni di stupore.
– io non credevo possibile ci fosse una simile meraviglia –
– grazie –
Ci teniamo ancora per mano mentre passeggiamo sotto le volte ricoperte di rose rampicanti, la porto lungo i viali con le rose proveniente da tutto il mondo conosciuto.
– mio dio ma questa rosa profuma di qualcosa di buonissimo, che non riesco a decifrare –
– vi piace? –
– sì, voglio profumare così anch’io –
– ma voi avete già un buon profumo – le dico avvicinando il viso al suo collo.
– messere… –
– scusate –
– no, restate ancora un attimo – dice lei accarezzandomi il collo – com’era quella storia delle donne bellissime, ma non belle come me e del fatto che mi avete pensato ogni giorno? –
– è una lunga storia –
– ho tutto il tempo che volete, messere –
Le sfioro il collo con le labbra e un brivido le percorre la schiena.
– oh –
– davvero avete tutto il tempo? –
– tutto, per voi tutto il tempo che volete… – dice girandosi e accarezzandomi il viso – mi siete mancato come l’aria –
– anche voi, non ho fatto altro che pensarvi, cercarvi nel volto delle donne che incontravo, e nessuna era voi –
– è stato difficile? –
I nostri occhi non fanno altro che guardarsi e riguardarsi, scorrono sul volto dell’altro e ci baciamo ancora prima di farlo veramente.
– difficilissimo… –
Poi non resistiamo più e prendo il suo viso tra le mani e la bacio, prima piano delicatamente.
Poi sempre con più passione finchè il mondo gira e con esso noi due.
Tra le rose.
In autunno.