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– hei, ti sto pensando! – lo scrivo sullo schermo del mio smartphone, poi premo il tasto invio.
Non mi pento di averlo scritto, è tutto vero.
Sei lontana, in un’altra città e io sono a casa e in questo momento mi sto annoiando.
Cioè non vuol dire che ti penso perchè mi sto annoiando, no: ti penso, sempre.
E’ pomeriggio e sono seduto in giardino sotto il tuo ulivo preferito, si sta ancora bene.
Il sole sta calando e ho addosso il maglione che ti piace tanto, mi fa ripensare alle nostre prime passeggiate in quei giorni di inizio primavera.
Come si stava bene.
Chi l’avrebbe mai detto che avremmo preso casa, un giorno, proprio lì vicino.
Oggi il mare è un po’ mosso ed è meraviglioso vedere le goccioline che si disperdono nell’aria creando una nebbiolina che ti piacerebbe molto.
Si può sentire il profumo sin da qui; dal balcone stamattina ho visto un’alba bellissima, ti sarebbe piaciuto vederla assieme avvolti dalla nostra coperta preferita.
Manchi, come l’aria all’uccellino che deve imparare a volare e gli manca così il sostegno per le fragili ali.
Mi sveglio quasi tutte le notti più volte a notte, spesso con l’ansia e con un peso sul petto che mi spinge giù nel letto.
E poi la tua assenza al mio fianco.
Ti cerco sempre.
Mi addormento con il tuo cuscino, che ha il tuo profumo, stretto tra le braccia.
– davvero – mi rispondi dopo qualche minuto.
– uhmm un pochettino –
– solo? – e immagino la tua espressione tra il serio e il faceto.
– mah, sì… più o meno… –
Immagino tutta la nostra conversazione svolta a voce.
Mi manca parlare con te di persona, certo ci sentiamo più volte al giorno, ma non per quanto tempo vorremmo. Il lavoro di entrambi ci porta via un sacco di tempo e così a distanza ancora di più.
– non ci siamo mica però così, sai? – scrivi tu.
Mi acciglio un attimo.
– ma… –
– sei il solito tonno… – rispondi tu facendomi scrollare la testa e ridendo.
– sempre il tuo tonno –
– ti amo, ci sentiamo dopo cena, va bene? –
– certo amore, ti amo a più tardi –

Mi devo ricordare domani di andare a fare la spesa, il frigo langue e io sono stufo di mangiare le solite cose, ma quando non ci sei mi riesce difficile prepararmi bene i pasti.
E tu me lo ricordi sempre, di mangiare.
Specie quando non ci sei.
E domani devo anche andare a comprare la copertura per gli agrumi che prevedono un inverno freddo.
E noi non vediamo l’ora sia freddo per scaldarci sul divano davanti al caminetto e goderci le tisane bollenti e i nostri cani.

A proposito ti mando una loro foto mentre stanno giocando attorno agli alberi da frutta.
Manchi tantissimo anche a loro.

– amori miei – rispondi poco dopo.

Nel frattempo il sole è ormai calato.
L’aria si fa subito frizzante e rientro in casa, accendo uno dei tuoi incensi preferiti e metto su un po’ di musica tranquilla, Ludovico Einaudi può andare bene per il mood della serata.
Preparo da mangiare ai cani e poi salgo in camera, decido di farmi una doccia bollente prima di cenare.
Mi rilasso sotto il getto bollente del soffione e il tempo passa e si porta via la stanchezza e qualche lacrima.
Ogni tanto ci vuole.
Ogni tanto bisogna lasciarsi andare che poi si sta meglio.
Mi avvolgo nell’accappatoio e scendo in cucina, scalzo che il pavimento riscaldato è una stata una tua idea fantastica che adoriamo tutti e 4.
Stasera hamburger e birra ipa.
Ci sta.

Mangio seduto al bancone della cucina e ti penso sempre molto.
– hei, ti sto pensando… – scrivo ancora una volta.
Prima o poi mi manderai a quel paese.
– anch’io ti stavo pensando – rispondi subito.
– telepatia? –

Mi chiami.
Rimaniamo al telefono per circa una mezz’ora nella quale io cammino per casa misurandone il perimetro interno, sono un po’ solo e te lo dico, tu dici la stessa cosa a me e mi dici anche che domani mattina arriverai in aeroporto alle 11 e che ti aspetti che ti venga a prendere coi ragazzi.
Non ci credo quasi.
– ci sei cascato… – dici tu, seria.
– ah –
– arrivo stasera con il volo delle 23 e 30, vienimi a prendere… solo –

Ho quasi le lacrime agli occhi. Mi verrebbe già voglia di uscire e correre in aeroporto, ma mi calmo e ti sento ridere che mi sembra di averti qua, nella stanza accanto.
– sei davvero il mio tonno –
E ridi ancora mentre io ho le lacrime agli occhi dalla felicità.
– davvero –
– hei, non piangere che poi fai piangere anche me –
– no, giusto –
– dai, esco ci vediamo in aeroporto tra non molto –
– a tra poco –

Mi saluti con un bacio e un ti amo sussurrato.

Sono agli arrivi.
Sto contando i secondi.
Mi tremano le mani e sono fredde.
Non vedo l’ora che tu esca con la tua sciarpa preferita e il tuo trolley da lavoro, gli occhiali che ti danno un’aria sexy. Quella intellettuale già è naturale.
Mi mordo un labbro quando finalmente si aprono le porte e tra la gente vedo te che mi cerchi alzandoti in punta di piedi.
Ti faccio un cenno con la mano e corri sorridente.
Il nostro abbraccio è lunghissimo, ti tengo stretta a me e tu fai altrettanto.
Non ci parliamo, non ci diciamo nulla se non ti amo ricoprendoci il viso di baci.

Sembrano passati mesi.
E’ sempre lunghissimo e dolorosissimo stare lontani.
In macchina parliamo di tutto quello che abbiamo fatto, di come è andato il tuo viaggio di lavoro, delle cose buonissime che hai mangiato e che mi hai portato, del freddo patito senza di me che ti tenevo stretta sotto le coperte.

– tra poco siamo a casa –
– aspetta, prima voglio andare a vedere il mare –
– certo –

E così ci fermiamo all’inizio della passeggiata, il mare è ancora ingrossato e ci copriamo per bene mentre camminiamo piano.
Mi tieni le braccia strette al mio braccio destro e guardi il mare, poi me e poi la luna piena.
– quanto mi siete mancati tutti e tre –
Ti bacio sulle labbra.
– sei salato – mi dici mordendoti il labbro inferiore.
– anche tu –

Rimaniamo a guardare le onde che si infrangono sugli scogli e sollevano una nebbia magica che, sotto la luna, sembra fatta di polvere di diamanti.
– adesso vorrei andare a casa… –
– stanca? –
– uhm diciamo che voglio andare a letto… –
Mi sorridi e mi baci stringendoti a me mentre risaliamo verso la macchina.
La casa è calda e accogliente e dopo aver salutato i cani che sono impazziti dalla gioia ti spogli per le scale e io ti seguo fin nella doccia.
– che ne dici? – domandi entrando.
– ne ho già fatta una ma stasera ci sta la seconda… –
– ma! – esclami tu – ti aspetto –

Ti raggiungo e mi avvolgi tra le tue braccia baciandomi e tirandomi a te.
– sei un sogno – ti sussurro.
– anche tu, vieni qui –

Il mondo gira e la luna sembra più vicina guardando dalla finestra.
Il mare è sempre lì. A guardarci, in silenzio.