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Quella stessa sera ero a casa di suo padre.
Camminavo nervosamente nella camera di attesa.
Il mio amore era salito ai piani superiori a parlare con il padre.
Ci conoscevamo da molto tempo, mio padre e il suo erano stati in commercio assieme e per alcuni tempi anche noi avevamo avuto interessi comuni nelle Indie Occidentali.
Ma stavolta andava ben oltre il contratto di un carico di spezie e sete.
Stavo per chiedere in sposa la figlia maggiore.

Mentre riflettevo sulle parole migliori da utilizzare si aprì la porta.
– eccomi, vieni mio padre ti vuole parlare –
– speriamo bene –
Mi prese per mano salendo le scale, poi la strinse forte prima di aprire la porta e lasciarmi entrare.
Fu un colloquio lungo e appassionato.
Non era arrabbiato nè sorpreso che fossimo innamorati.
In un certo qual modo se lo era sempre aspettato.
Uscii dalla stanza che volavo.
Presi il mio amore tra le braccia e ci baciammo.
– allora ci sposiamo! – mi disse ridendo e baciandomi il viso.
– sì amore mio –
– quando? –
– a breve, forse già dopodomani – le dissi.
– perchè? devi partire? –
– forse –
– vengo con te – disse subito con impeto.
– ma… – provai a controbattere.
– non c’è nessun ma che tenga –
– sarà un viaggio lungo, in una terra fredda –
– fredda? io amo il freddo, odio il clima caldo e umido invero –
– siete sicura? –
– come sono qui e vi dico che vi amo –

La guardai in viso, aveva le guance arrossate e gli occhi lucidi e pieni di vita e forza, non l’avrei fermata o distolta dalla sua volontà.

– la meta sarà il Canada –
– oh – fece lei – i grandi spazi, i laghi, le alci e i fiumi e i boschi infiniti, e la neve oh che meraviglia –
– sì quel posto lì –
– e quanto dovremmo stare? –
– un mese… forse due – esagerai sperando mi dicesse di no.
– solo? –
– in che senso? –
– e se andassimo via, via da qua, da questa vita piatta, e ci trovassimo casa in riva all’oceano? –
– lo vorresti davvero? –
– sì, lo voglio come voglio essere tua moglie –
– e così sia! –

I preparativi per le nozze furono rapidi e la cerimonia fu sfarzosa e gli invitati erano quasi 500.
Lei era la donna più bella di tutta la città, quando arrivò con la carrozza al mio palazzo estivo.
Si celebrò la funzione nel roseto, tra decine di rose fiorite che adesso avrebbero portato il suo nome.
Ci furono danze e gli invitati mangiarono le prelibatezze provenienti da tutto il mondo conosciuto.
Ci ritirammo nelle nostre stanze con i suoni della festa ancora nelle orecchie, tirai le tende quando entrò in camera.
– no, lascia che la luce della luna entri a illuminarci –
– sì, mia sposa –

Chinò la testa un poco e poi iniziò a spogliarsi, il mio cuore batteva all’impazzata e pensavo sarebbe esploso.
Era bellissima, nuda, nella luce della luna.
La sua pelle bianca screziata di vene che sembravano un pizzo era lucente.
– oh mio signore – le dissi inginocchiandomi davanti a lei.
– addirittura? non hai visto, nei tuoi viaggi, donne più belle? –
– di te mai – la rassicurai.
Mi strinse a sè e le baciai il ventre, poi mi spogliò e facemmo l’amore al chiaro di luna e la nostra nuova vita cominciò quella notte.