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Mi stiro nel letto, non è suonata ancora la sveglia, ma ho aperto gli occhi e ho guardato fuori dalla finestra: il tempo è grigio.
Proprio l’ideale per starsene sotto le coperte.
Ma tu non ci sei.
Mi giro e guardo il tuo posto vuoto.
C’è silenzio in casa.
Respiro profondamente.
Poi mi tiro su a sedere.
Guardo l’ora: 7 e 23.
Chiudo gli occhi e vorrei quasi riaddormentarmi.
Poi sento i tuoi passi al piano di sotto.
Stai salendo le scale, piano.
Ma riesco comunque a percepirti.
Mi rimetto sotto le coperte e mi giro, faccio finta di dormire.
Sento che ti affaccia alla porta della nostra camera.
Non dici nulla.
Un passo, poi un altro e ti avvicini al letto.
– hei… – sussurri.
Non rispondo, rimango immobile. In silenzio.
Ti sento sorridere.
E lo faccio anch’io.
Esci e ti allontani nel corridoio verso il bagno.
Sento l’acqua che scorre nella doccia.
Mi mordo il labbro inferiore.
– ahia – mi porto le dita alla bocca, lo sento indolenzito, come se me lo fossi morso tutta la notte.
Poi sorrido e ripenso alla notte appena trascorsa.
Ai tuoi baci, ai tuoi morsi audaci e pieni di desiderio.
Un brivido mi percorre la schiena.
Mi tiro su e a piedi nudi ti raggiungo in bagno.
Mi fermo sulla soglia.
Tu sei girato di spalle, l’acqua cade sulla tua schiena e segue le tue forme dalle spalle ai glutei.
Ho amato la tua schiena fin dalla prima volta che l’ho vista.
In verità l’amavo già da prima, intuendone le forme da sotto i maglioni o le magliette.
Mi piacciono i tuoi nei, le mie costellazioni, mi piace la curva in fondo alla schiena dove comincia il tuo bel sederino sodo.
Mi piace stringerlo e graffiarlo quando facciamo l’amore.
Mi chiedi tu di graffiarti la schiena, di morderti le spalle e lasciarti i segni rossi dei miei denti e delle mie labbra.
Mi piace quando ti inarchi mentre le mie mani seguono la tua curva sentendo le costole e graffiandoti fino ad agguantare i glutei sodi e piccoli.
Mi piace quando ti abbandoni ai miei baci.
Ora rimango a guardarti in silenzio, mentre lo shampoo cola dal collo lungo la schiena e poi tra le tue gambe magre ma coi muscoli al posto giusto.
Mi spoglio, piano.
Tolgo la canottiera e la getto assieme alle mutandine nel cesto della biancheria da lavare.
Apro la porta scorrevole della doccia.
– buongiorno – dici senza girarti.
Appoggi le mani sulle tue spalle e seguo la schiena con i palmi, scendo sfiorando le costole e i fianchi strappandoti un sospiro e un brivido.
Passo le mani sul davanti e risalgo fino a raggiungerti il collo, poi incrocio le braccia prendendo la spalla sinistra con la destra e con la sinistra la destra e ti stringo forte.
– buongiorno –
Mi stringi le mani poi ne baci i palmi e ti giri.
Mi guardi il labbro, rosso. Sembri dispiaciuto.
– scusami – dici accarezzandolo con il pollice della mano destra.
– perchè? – rispondo insaponandoti il petto – mica mi è dispiaciuto –
– ah –
– io non mi sento in difetto per questo – dico sfiorandoti il labbro inferiore.
– giusto –
– e nemmeno per questo – aggiungo seguendo un graffio che parte dalla clavicola sinistra e scende giù diritto fino all’osso del bacino sporgente.
Quanto amo il profumo che c’è lì.
Quasi quanto quello che c’è sul tuo collo, dal lato sinistro; mi ricorda quando facevamo l’amore a casa tua in primavera. Stretti in quel letto così scomodo da raggiungere.
Le mie mani continuano a insaponarti il petto, poi scendo verso il pube e la tua reazione è da film: socchiudi gli occhi e dischiudi le labbra mentre ti accarezzo piano, delicatamente.
– ti voglio – ti sussurro a un orecchio.
– anch’io – rispondi tu stringendomi i seni, le tue mani sono bollenti come il tuo fiato sul mio viso.
Chiudo gli occhi e aspetto il bacio, scappo, arretro un poco.
Gioco con te e tu ti diverti, ti piace attendere, ti piace che io fugga, ma poi la mano destra scivola dietro la mia schiena e mi prende dietro la nuca, con fermezza ma dolcemente.
Mi guardi negli occhi.
– non chiuderli – ti sfido.
E così ci baciamo sotto la doccia, occhi negli occhi mentre le nostre mani accarezzano i nostri corpi seguendo un ritmo tutto loro.
Fuori dal tempo.
E così mi giri verso il muro, ti lascio fare, so dove vuoi andare a finire e lo voglio pure io.
Anzi speravo lo facessi.
Con l’acqua della doccia mi togli ogni residuo di sapone e poi, partendo dalla nuca, fai scorrere la tua lingua lungo tutto la colonna vertebrale.
Posso sentirla su ogni vertebra.
E più scendi più i miei brividi aumentano.
Sento l’eccitazione salire fino a che la tua lingua non arriva là dove desideravo, dove tu desideravi.
E sento il tuo desiderio attraverso i tuoi baci e le tue carezze.
Allargo le gambe e spingo il sedere all’infuori.
– ti voglio – lo dico quasi disperatamente.
– davvero? – mi domandi mordendomi i glutei e i fianchi.
– sì – è un sussurro che si perde nell’acqua.
Tu risali ed entri dentro di me piano, con dolcezza.
Il mondo si ferma.
Tutto si ferma.
Abbasso la testa vedo le tue mani che mi cingono i fianchi.
Mi accarezzano con passione il costato e poi prendono i seni da sotto tirandoli su.
Credo di impazzire.
Seguo il tuo ritmo che aumenta secondo dopo secondo.
I nostri respiri si accordano come i nostri movimenti.
C’è un religioso silenzio nella doccia.
Non ho le parole per dirti quanto ti ami e quanto ti desideri.
Respiro e provo un piacere profondo.
Mi lascio andare seguendo il tuo corpo dietro di me, dentro di me.
– dio – esclamo io.
Sorrido pensandomi atea ma quante volte ho nominato il suo nome da quando facciamo l’amore.
E tu mi segui.
Mi tieni stretta a te con le tue braccia lunghe e magre.
– mio dio – dici tu.
E tutto diventa etereo, perdiamo il senso del tempo e dello spazio.
Potremmo essere ovunque.
E quando raggiungiamo il piacere i nostri corpi vibrano e tremano.

Ti fermi dentro di me.
Mi stringi il seno mentre io ti stringo le mani.
Mi giro a baciarti.
Sorridi.
– sei bellissimo amore mio – ti dico poi accarezzandoti il viso, sposto i capelli lunghi dai tuoi occhi.
– guardami sempre così – ti dico.
– sempre – rispondi tu.