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mi scrivi nel cuore della notte.
– dove sei? –
guardo il cellulare con gli occhi semichiusi.
mi guardo in giro, sono in albergo.
– in albergo –
– ho fatto un sogno terribile – scrivi subito.
ti immagino con le dita tremanti e il respiro affannato.
– un paio d’ore e sono da te –
– che ore sono? –
– l’una e mezza –
mi sono svegliato del tutto.
sono già seduto sul letto con la mano sulla fronte, preoccupato.
– mi manca il fiato – scrivi ancora.
mi alzo e mi vesto, butto tutto in valigia.
– cerca di respirare con calma, inspira con il naso ed espira con la bocca, io mi sto vestendo –
visualizzi ma non rispondi.
potresti esserti riaddormentata, ti capita quando stai così male.
sarei partito alle 8, anticipo solo la partenza.
controllo di aver presto tutto e scendo le scale.
– manchi terribilmente – scrivi.
– sto uscendo, appena sono in macchina ti chiamo –
lascio la chiave alla reception.
– scusate, ma devo partire prima, un’emergenza –
– spero niente di troppo grave –
– lo spero anch’io –
saluto ed esco.
l’aria è fredda, sembra debba nevicare da un momento all’altro.
salgo in macchina e accendo il riscaldamento.
ti chiamo.
– pronto? – la tua voce è flebile, lontana.
– pronto – rispondo allacciandomi la cintura.
– non riesco a respirare bene – mi dici in un sussurro – ho fatto un sogno terribile, in cui tu non c’eri più, ma nel senso che non c’eri mai stato, e io lo sapevo che ci saresti dovuto essere, che saresti dovuto essere con me –
– amore mio –
mi si stringe il cuore e un nodo mi serra la gola.
il magone fa lucciare gli occhi.
– arrivo –
– era così vivido – dici ancora – io ero più grande, e mi accorgevo che mi mancava qualcosa, non c’erano più le nostre foto, non c’erano più i nostri regali, i nostri libri, le nostre cose, eppure sapevo che sarebbero dovute essere lì –
– che incubo terribile, ma io ci sono, non sono sparito –
– lo so amore mio, ma svegliarsi e non averti accanto è stato ancora più angosciante, mi sono sentita mancare, mi è letteralmente mancata la terra di sotto, mi è parso di sprofondare in un lago nero, denso, umido –
– arrivo, faccio prima che posso –
ti sento respirare.
– non correre, ti prego –
– no, giusto, ma faccio prima che posso lo stesso –
– non sentire il tuo corpo accanto al mio mi ha fatto battere il cuore all’impazzata, ti ho cercato sotto le coperte, nemmeno fossi diventato piccolo come un gattino, mi sono alzata barcollando e ti ho cercato in cucina, poi in bagno e perfino sul balcone –
– hei –
– poi ho pensato che fossi uscito a prendere qualcosa, una medicina, del cibo o qualcosa in macchina –
– o le sigarette – sdrammatizzo.
– giusto – ti sento ridere un poco – poi sono tornata a letto, avevo freddo, un freddo dentro, mi sono avvolta nel tuo maglione da casa, ho acceso tutte le luci e ho iniziato a camminare per casa come uno zombie –
– da quanto eri sveglia quando mi hai scritto? –
– da un’ora – rispondi – pensavo di impazzire –
– sto prendendo adesso l’autostrada, meno di due ore e ci sono –
– vai piano – sussurri tu, la tua voce sta tornando normale – non voglio perderti –
– non ti preoccupare, non ci penso nemmeno –
– e poi ho fumato due o tre sigarette di fila in piedi, appoggiata alla libreria, il tempo si dilatava, così ho iniziato a cercare i libri che mi avevi regalato e ogni volta che ne trovavo uno stavo meglio, guardavo le nostre foto apparire sui muri di casa e tra i libri e i cd –
mi sento un poco meglio, ma aumento lo stesso l’andatura.
– ma l’ansia non mi abbandonava – prendi fiato – sentivo un peso sul petto che mi tirava giù, mi stavo per strappare i capelli se non avessi trovato la scatola con tutte le tue lettere –
– sei riuscita a prenderla nonostante fosse in alto sulla libreria? – ti prendo in giro, è una mossa azzardata, ma voglio farti ridere.
– ah, certo – rispondi piccata tu – sono una donna piena di risorse io –
– e non sei caduta dai tre scalini… – azzardo ancora.
– ahhhh ma come ti permetti! – alzi il tono tu in maniera scherzosa – vogliamo parlare dell’ultima nostra passeggiata in centro con la tua meravigliosa scivolata sugli scalini di Piazza de Ferrari? –
– touché – rispondo divertito.
– lo ricordo come se fosse ieri –
– anche il mio polso se lo ricorda bene –
– giuro che stavo per ridere, ma mi sono trattenuta finchè non ho visto che eri tutto intero –
– e poi sei scoppiata a ridere –
– e certo! – esclami – come avrei potuto non ridere di un episodio così buffo? senza contare che tra i due quella goffa sono io – e ti vedo che puntualizzi la cosa facendo una delle tue bellissime facce buffe.
– già, tutto questo è incredibile – rido io stavolta.
– comunque poi l’ansia mi è passata, ma tant’è il sogno aveva lasciato segni tangibili dentro di me, sentivo sempre un’angoscia graffiante dentro, e le lettere avevano aumentato la malinconia di non averti accanto –
– ma piccola mia… –
– e non riuscivo a ricordare dove fossi, quello che mi stava mandando al manicomio, poi ho guardato il cellulare e ho visto il tuo ultimo messaggio della buonanotte dalla camera d’albergo di Torino –
– meno male che abbiamo l’abitudine di mandarci la foto della buonanotte –
– tzè se non te l’avessi data io questa abitudine… –
– se non ci fossi tu –
– stanotte è meglio non dirlo –
– già –
ti sento respirare più tranquilla.
– ora dove sei? –
– boh, comunque manca circa un’ora e dieci –
– non è che stai correndo? –
– ma va – faccio il vago – e poi non c’è nessuno a quest’ora, la strada è libera –
– mmm – non sei molto convinta.
– e poi mi hai scritto? –
– no, non subito, sono andata a lavarmi la faccia, avevo gli occhi rossi e gonfi, in tutto questo avevo anche pianto –
– ma, appena arrivo ti coccolo –
– davvero? –
– davvero davvero –
– e mi abbracci fortissimo? –
– non ti lascio per tutta la notte e tutto il giorno –
– arriva presto – dici – ti prego – aggiungi poi in un sussurro.
– prima possibile –
– ora provo a mettermi a letto, lascio le luci accese, ok? –
– certo, allora la bolletta della luce il prossimo mese la paghi tu –
– ahhh che coglione! – mi dici seria.
– ma! –
– il mio coglione preferito però –
– meno male –
e ridiamo assieme.
ora sto un poco meglio.
– vai a nanna, io mi fermo a prendere un caffè tra non molto e poi arrivo –
– ok patato –
– se hai bisogno scrivi –
– anche tu –
chiudo la chiamata con un sospiro di sollievo, sentirti così angosciata e sapermi lontano da te mi ha stretto il cuore e mi ha fatto venire il magone.
metto su un po’ di musica, la tua playlist che mi hai fatto per viaggiare e ti sento più vicina.
dopo 40 minuti mi fermo a prendere un caffè.
ti scrivo mandandoti una foto della tazzina.
e della bustina di zucchero non piegata come facevo di solito.
– bravo patato – rispondi mentre sto per risalire in macchina.
– mezz’ora e sono a casa – rispondo.
– non vedo l’ora.. se mi trovi addormentata baciami sulla fronte e stringimi forte con le tue braccia magre magre –
– certo amore mio –
riparto e la mezz’ora vola, parcheggio sotto casa.
non prendo nemmeno la valigia e salgo i gradini a due a due.
apro piano la porta, ci sono tutte le luci accese.
mi si stringe il cuore ancora.
le spengo una a una fino ad arrivare in camera.
mi affaccio e dormi con il viso sul tuo cuscino e tra le braccia il mio.
mi spoglio, spengo la luce e mi infilo sotto le coperte, sei bollente, forse hai anche la febbre dovuta all’incubo.
ti bacio la fronte scostandoti i capelli neri lucenti e profumati.
quanto mi sono mancati in questi tre giorni.
li accarezzo piano, non voglio svegliarti.
mentre ti abbraccio ti accoccoli su di me.
la luce di fuori ci illumina.
– hei – sussurri tu mettendo la tua guancia sulla mia.
– hei amore, dormi –
– no, non voglio dormire stanotte – mi dici girandoti.
– come mai? –
– mi sei mancato troppo –
– anche tu –
– è come se fossi stato via un mese, lo sai, vero? –
– lo so –
– e allora adesso facciamo l’amore, amami e dimmi che sei pazzo di me –
– è vero amore mio, sono innamorato perdutamente di te –
– però ci siamo trovati e non ci lasceremo, vero? –
– vero –
ti bacio, le tue labbra sono salate di lacrime, voglio respirare il tuo fiato, bere la tua saliva e assaggiare il tuo sapore.
– mio dio quanto mi sono mancati i tuoi baci – mi dici spogliandoti – via il pigiama scheletrino – mi dici sfilando i pantaloncini e la maglietta.-
infili la testa tra la mia spalla e il collo.
– proprio qua c’è l’odore delle prime volte che facevamo l’amore a casa tua – mi dici facendomi mancare il fiato.
– ti desidero – ti dico prendendoti i seni tra le mani.
– anch’io –

facciamo l’amore quasi in silenzio, poi piano piano le parole vengono fuori da sole e ci diciamo quello che non ci siamo detti in tre giorni.
– quanto mi sei mancato – mi dici graffiandomi la schiena.
– madonna mia quanto sei mancata anche tu – ribatto affondando i denti nel collo.
fare l’amore con te è una della cose più belle che mi siano mai capitate in tutta la mia vita.

– domattina sarai qua? –
– certo amore, tutte le mattine –
– ti amo –
– ti amo –
poi dopo sono solo sospiri e carezze e brividi.