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C’è una cosa che hai sempre detestato: i pigiami.
E li detestavi in me, quando dormivi da me mi prendevi sempre in giro perchè giravo in pigiama per casa.
Ma a me piaceva essere preso in giro da te.
Era una cosa intima.
E quindi smisi di mettermi i pigiami quando dormivamo assieme.
Di solito usavo i boxer e una maglietta, in inverno, mentre d’estate mettevo solo i boxer o addirittura nulla.

C’è una cosa che accomuna tutte le notti con te.
A parte fare l’amore.
Dormire pelle a pelle.
Schiena contro schiena.
Una delle cose che amo di più al mondo.
Sentire la tua schiena, la tua colonna vertebrale che si aggancia perfettamente con la mia.
C’è tutto un rito.

Ci diamo il bacio della buonanotte con una carezza sul viso, poi tu ti giri e io ti abbraccio e tu stringi il mio braccio così forte che non riesco a muovermi.
E’ impossibile farlo.
Mi tieni stretto stretto.
E io appoggio il viso contro la tua schiena curva, appoggio la fronte proprio sulla tua nuca.
E sento il profumo dei tuoi capelli
E ci addormentiamo così.
Poi mi sveglio, non so mai bene quando, sfilo a fatica il braccio che tieni ancora stretto e mi giro.
Ti do la schiena ed è a quel punto che succede la meraviglia: ogni tua singola vertebra si incastra con una delle mie.
Sorrido e poi succede che i nostri piedi si intrecciano e rimangono così tutta la notte, come se fossero le nostre mani mentre camminiamo per la città.

Mi piace sentire la tua pelle a contatto con la mia, così calda, liscia, morbida e soda.
Amo il profumo che lascia sulle lenzuola.
Amo il calore che spandi nel letto.
Amo la presenza del tuo corpo accanto al mio. Alle volte inamovibile mentre mi spingi quasi sul bordo del letto.
E così io rimango aggrappato a te, come un naufrago al suo salvagente.
E quante volte, nella notte, il tuo corpo mi ha salvato dalla solitudine e dalla malinconia.

E poi una sera di dicembre entro in camera e tu ti stai infilando un paio di pantaloni di un pigiama.
Non una tuta, sia ben chiaro, ma proprio un pigiama.

– ma quelli? – dico sorpreso ma anche decisamente divertito.
– cosa? –
– quelli, che sono? –
– sono i pantaloni di una tuta – rispondi tu infilandoli e sistemandoti la maglietta.
– uhm non mi pare mica –
– dici? –
– certo – mi avvicino – ti vorrei ricordare che sono un esperto di pigiami –
– ah sì? – fai tu buttandoti a letto.
– certo, ho un master in pigiami e pantofole –
– oddio non farmici pensare – e scoppi in una delle tue meravigliose risate che mi tirano su il cuore.
Quanto ti amo quando ridi così.
– e quindi è davvero un pigiama, professore? – mi prendi in giro tu tirando su le ginocchia al seno.
– credo proprio di sì – rispondo inginocchiandomi davanti a te – ma dovrei analizzare più da vicino il tessuto –
– ah sì? –
E sorridi.
Allunghi le gambe e ti accarezzo la pelle scoperta delle caviglie e poi salgo su verso i fianchi.
– uhmm – faccio accarezzando il tessuto morbido dei pantaloni.
– quindi? il responso qual è? –
– mi duole dirlo, ma invero è un pigiama –
– ahhhh – fai tu coprendoti la bocca con la mano.
– mi spiace – rispondo con voce greve.
– e si può fare qualcosa? –
Scrollo la testa.
– la prego, dottore… –
– ebbene una soluzione ci sarebbe… –
– sono disposta a fare qualsiasi cosa… –
– si spogli… –
– com’è audace… –
Ti guardo con desiderio e tu sorridi e ti mordi il labbro, poi ti sfili il pigiama rimanendo con addosso solo la maglietta.
– devo togliere anche questa? –
– uhm no – rispondo spogliandomi – quella non è un pigiama –

E ridiamo mentre ci abbracciamo e ci baciamo.
E ridiamo mentre facciamo l’amore.
E ridiamo, contenti.