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So che non centra nulla il rosario con quello che sto per scrivere, ma è stata la prima sensazione che ho provato quando hai fatto scrocchiare la tua colonna vertebrale.
– sembra tu abbia sgranato un rosario – dico rimanendo a bocca aperta.
Mi guardi e sorridi.
– addirittura? –
– mi ha ricordato questa cosa, non so perchè – rispondo facendo un’espressione pensierosa.
– non credo che un rosario sgranato faccia questo rumore, ma mi piace come associazione di idee – continui tu.
Sorrido.
Ti giri e ripeti l’operazione facendo lo stesso rumore.
– wow – esclamo.
– che meraviglia – dici tu soddisfatta.

Mi abbracci e passo le mani sulla tua schiena.
– mi piace quando lo fai – mi dici stirandoti e inarcando la schiena – adoro le tue mani sul mio corpo –
– e io adoro il tuo corpo –
– meno male – ridi tu abbracciandomi.

Da quel giorno ogni volta che sistemi la tua schiena io ripenso a quel pomeriggio d’estate di 10 anni prima quando sgranasti la tua colonna vertebrale.
Ancora adesso che lo fai io rimango sempre incantato.
Adoro il rumore delle tue ossa quando scoppiettano, certo la motivazione scientifica non è così “romantica”:

la teoria più accreditata, per la quale esistono alcune prove empiriche, è quella della cavitazione del liquido sinoviale che agisce da lubrificante articolare: durante lo scrocchiamento, la forza che viene applicata separa le superfici articolari di un giunto sinoviale completamente incapsulato e questo a sua volta determina una riduzione di pressione entro la cavità articolare; in questo ambiente a bassa pressione, alcuni dei gas che sono naturalmente disciolti nel liquido sinoviale escono dalla soluzione creando una bolla o cavità che collassa rapidamente su sé stessa, producendo un “clic”.

Sì, è decisamente meno romantica.

Mi piace pensare alle tue vertebre come tante perle unite da un filo resistente e ogni tanto, quando ti senti stanca, le torci una contro l’altra producendo quel suono così piacevole per entrambi.
E poi penso sempre alle nostre colonne vertebrali che si uniscono nel sonno, le nostre ossa trovano la giusta collocazione una contro l’altra, alternate e ci tengono incastrati per non farci perdere nel sonno.
Quando non possiamo stare assieme nel mondo reale ci legano in quello onirico, ci tengono ancorati alla realtà.
Ci riportano a galla se andiamo troppo a fondo o ci portano a riva se andiamo troppo lontani.
E quando ci svegliamo sappiamo che l’altro è lì, per noi.
Non ci abbandoniamo mai.
Così quando ti svegli sai che se allunghi una mano mi trovi, sempre qui, al tuo fianco, ogni notte che abbiamo davanti.
Io sarò qui a tenerti la mano, a sentire le tue ossa incastrarsi con le mie fino quasi a fondersi e farci più forti.
Ti sveglierai e mi troverai accanto.
Mi chiamerai e ci sarò.
Mi sveglierò e ti terrò la mano nei momenti difficili, ti farò addormentare tenendoti la testa sul petto.
Ti stringerò fino a quando mi dirai che ti faccio male con le mie ossa pizzute e ti stringerò ancora un pochettino, ma meno forte.
Ti bacerò gli occhi per asciugare le lacrime.
Ti bacerò le labbra per ridarti fiato dopo un brutto sogno.
Ti bacerò le mani per farti sentire che sono qui.

E quando mi sveglierò tu sarai qui.
Non andrai via.
Resterai ancorata a me.
Nella notte.
Nei sogni e nella luce dell’alba che ci sorprende legati assieme.