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Fin dai primi giorni mi sarei dovuto accorgere che possedevi un superpotere.
Uno di quelli fighi, mica come quelli dei supereroi dei fumetti.

No.

Uno delle prime manifestazioni di questo potere si manifestò quando ti portai a fare colazione in quel bar sul mare.
Quello che ci piace tanto e che ancora adesso frequentiamo.

– ci sediamo? – chiedi tu togliendoti gli occhiali da sole.
– certo –
Dopo qualche minuto arriva una signora simpatica e sorridente.
– buongiorno cosa vi posso portare? –
– buongiorno – rispondiamo in coro; è una cosa che ci capita ancora, dire le cose assieme o completarci le frasi.
– io prendo un caffè e una brioche con la crema – dico.
– che brioche avete? – domandi.
– fagottino di mele, veneziana, brioche con la crema, con la marmellata di albicocche o di frutti di bosco e cioccolato –
Fai l’espressione pensierosa poi decidi per il fagottino di mele.
E non perchè è il primo che ti ha detto.
– speriamo sia buono – dici poi a me sottovoce.
– speriamo –

Poco dopo torna la signora coi caffè e le brioches.
Manco a dirlo la tua è super buona, come dici tu.
– mamma mia quanto è buona – mi dici soddisfatta – assaggia – mi porgi il fagottino di mele e non posso fare altro che constatarne la bontà.
– buonissima – dico togliendomi dalle labbra lo zucchero a velo.
– e anche il caffè sembra buono – dici tu mentre io ho praticamente finito la mia brioche.
– avevo fame – mi scuso girando il cucchiaino nella tazzina.
– bravo –

Ma questo superpotere non si limitava alla brioches della colazione.
Figuratevi.
Si espandeva fino ai limiti dell’universo conosciuto e non.
Manco fosse stata una missione quinquennale dell’Enterprise del Capitano Kirk.
Andavamo al ristorante? Uno in cui non eravamo mai stati e di cui non conoscevamo nemmeno il menù, ma dei cari amici ci avevano detto che era un buon posto dove mangiare?
Ecco, la scena era questa: aprivi il menù, mi guardavi, poi guardavi la lista dei piatti e decidevi così, d’istinto.
E bam.
Perfetto. Il piatto migliore della serata.
Non ci sarebbe stato nessun problema sennoché io avrei voluto prendere qualcosa d’altro e difficilmente era all’altezza del tuo piatto.
Cioè era sempre buono, ma cavolo non come il tuo.
E a me dispiaceva, non tanto per me stesso, quanto per dividerlo con te.
Mi sentivo in colpa, ecco.

Però ci sono stati anche dei casi in cui il tuo potere mi ha influenzato e, contavvendendo alla norma di scegliere un’altra pietanza per poter condividerla, ho scelto il tuo stesso piatto.
Come quella volta che abbiamo mangiato gli spaghetti integrali con i gamberi rosa e scorza di limone e peperoncino e granella di pistacchi.
Non fosse stata per la pioggia che ci ha sorpresi a fine pasto sarebbe stato tutto perfetto: eravamo in riva al mare, abbiamo bevuto un ottimo vino bianco e il piatto era eccezionale.
Ma in fin dei conti la pioggia è sempre stata presente nella nostra storia, così come il mare.

– ho un superpotere – dici una mattina seduta al tavolino di un bar che non conosciamo.
– davvero? –
– certo, ti faccio vedere, tu chiedi che cosa hanno come brioches, per favore –
– ok –
Arriva la cameriera e le chiedo cosa hanno come brioches.
Fa un lungo elenco, io mi sono perso al secondo tipo di farcitura.
– io prendo la girella con la crema e l’uvetta –
Ti guardo, farei la stessa scelta, ma propendo per una brioche con il cioccolato.
Poi mi guardi con aria di sfida.
– scomettiamo? –
– che vinci tu? –
– giù –
Arrivano i caffè assieme al mangiare.
Inutile dire che la tua girella è super buona.
– hai davvero un superpotere – confermo.
– visto? – ribatti facendo il suono con le labbra che mi piace tanto.
– e comunque avrei dovuto capirlo sin da subito… – dico io bevendo il caffè.
– ah sì? –
– quando hai scelto me –

Mi guardi, raffreddi il caffè soffiandoci sopra e poi sorridi.

– vero –