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C’è un momento, alla mattina, quando il sole non è ancora sorto che succede qualcosa di magico.
Mi piace alzarmi presto, fare in silenzio e non svegliarti.
Mi piace rimanere a guardarti, appoggiato allo stipite della porta, da innamorato.
Mi piace guardare i tuoi capelli neri sparsi sul cuscino, lisci e lucenti come una stoffa pregiata.
Mi piace guardare come le collane di pietre dure ti stiano così bene anche quando dormi.
Mi piace guardare le tue lunghe ciglia.
Sospiro. Innamorato.

Poi un rumore mi distrae.
Un richiamo vicino nelle luci dell’alba.
Entro in camera.
Le sue manine cicciotte si muovono seguendo il movimento della giostrina sopra il letto.
Lo guardo senza farmi vedere.
Gli occhioni scuri e grandi seguono le farfalle di legno colorate, le guarda e sorride.
I ricci neri li ha presi da te.
Le labbra sembrano fatte con lo stampino dalle tue.
Siete così uguali.
Mi sporgo sul letto.
Mi vede e sorride.

Il cuore si scioglie.
Come si è sciolto il giorno che mi hai detto che eri incinta.
Era un bel giorno d’estate, ricordo ancora il vento caldo che ti muoveva il vestito corto.
Eravamo andati a farci un giro in passeggiata, camminavamo piano tenendoci per mano, non faceva troppo caldo per essere fine luglio.
Il sole stava scendendo dietro le colline, sul mare, era tutto rosso e viola.
Ci fermammo a un bar.
– ti va un aperitivo? – dicesti.
– certo, molto volentieri –
Sorridesti quando ci sedemmo.
– che prendi? – mi chiedesti.
– uno spritz o una birra, non so, tu? –
– ah, non lo so decido quando arriva la cameriera –
Dopo qualche minuto arrivò una ragazza a prendere l’ordinazione.
– ciao ragazzi, sapete già cosa volete prendere? –
– io uno sprizt – risposi.
– io un analcolico dolce –
– ok, arrivano subito, vi porto anche qualcosa da mangiare –
– grazie – rispondesti, io avevo la bocca aperta e un’espressione da idiota dipinta sul viso.
– che c’è? –
– hai preso un analcolico… ti senti bene? –
– benissimo… –
– ma? –
– non posso bere alcolici… –
– ah… –
Ricordo che mi sentii un idiota.
Più del solito invero.
Ti guardai e avevi un’espressione così compiaciuta della mia idiozia che capii.
Sentii un grande calore prendermi il petto.
Sentii le guance arrossarsi e gli occhi riempirsi di lacrime.
Dopo, a casa, mi confessasti che avevi avuto paura che mi scoppiasse il cuore.
– oddio – dissi solamente.
– sì – e i tuoi occhi enormi e luccicanti fecero il resto.
La testa girava.
Mi sarei messo a ballare sul tavolo dalla gioia.
Avrei voluto immortalarti in una foto, ma quell’attimo è ancora dentro il mio cuore e mai se ne andrà.

E adesso che lo prendo in braccio, mi vengono le lacrime agli occhi.
Lacrime di gioia.
Lo bacio sulla fronte.
Sugli occhi e sugli zigomi.
Sento il profumo che ha, di dolcezza e amore.
Lo stringo piano a me e lui si appoggia alla mia spalla e mi stringe il collo con una mano piccola e cicciosa.
Il cuore fa un balzo.
Ho perso il conto di quanti balzi ha fatto da quando ti conosco.

Torno in camera nostra, tu dormi ancora così bene che non desidero svegliarti e così lo sistemo accanto a te.
A quel punto perde interesse per me.
Ti guarda coi suoi occhi scuri e curiosi.
Si gira.
Prende le misure.
E poi si avvicina con le mani protese.
Tu non apri gli occhi.
Aspetti con il sorriso sulle labbra che le sue mani ti tocchino il viso, le guance e le labbra.
Gli piace giocare con la tua bocca e tu la apri e fai finta di mordergli le ditina e lui ride.
Esplode in una risata che ha preso da te.
E quando spalanchi gli occhi e vi guardate lui emette un versetto dolce, come un gattino che fa le fusa.
Gli accarezzi i riccioli che ricadono sulla fronte, gli accarezzi le guance e gli zigomi, gli tieni le mani e gliele baci.
E lui si fa vicino, ancora di più, cerca il tuo seno, il tuo calore, il tuo profumo.
Tu lo abbracci mentre si stringe al tuo seno, affamato.
Mi guardi e sorridi.
Sussurri un ti amo che mi fa bene al cuore.
– vi amo – rispondo guardandovi dal fondo del letto.
Vi amo, penso, mentre gli baci la testa profumata e gli accarezzi la schiena con delicatezza.
Vi amo, penso, mentre mi siedo accanto a te e ti accarezzo i capelli e la schiena a mia volta.
Ti bacio il collo e da lì ho una visuale privilegiata su nostro figlio.
E, dio, quanto sono fortunato.
Vi amo.