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Sono le tre e mezza del mattino.
Mi sono svegliato di soprassalto, forse colpa di un brutto sogno.
Cerco di tenere gli occhi chiusi per ritrovare subito il sonno, ma ho come un’ansia dentro che mi rode e mi rigiro nel letto come se fossi un involtino.

Il tuo posto accanto al mio è vuoto.
Sei dai tuoi, avevano bisogno di una mano per sistemare delle carte per una successione.
Non ho ben capito.
Ci siamo sentiti prima di andare a dormire e stavo bene, anzi benissimo.
Avevamo parlato di un sacco di cose, ma soprattutto di quello che avremmo fatto al tuo ritorno, tra 10 giorni circa.

Ora mi parevano un’eternità.

Avevo letto qualche pagina de “Mare al mattino” di Margaret Mazzantini.
Ma ero troppo stanco e mi sono addormentato con il libro sulla pancia.
Meno male che non è pesante.

Fatto sta che mi sono svegliato dopo circa tre ore con quest’ansia addosso e dentro che non riuscivo quasi a respirare.
Sapevo che stavi bene e che ci saremmo sentiti al mattino, quando il primo dei due che si fosse svegliato avrebbe inviato il buongiorno all’altro.

E così guardavo il cellulare e respiravo a fatica, con un peso sul petto.
Abbracciai il tuo cuscino che sapeva di te, del tuo shampoo preferito e della tua crema notte.
Una lacrima scese e quasi me ne vergognai, poi pensai a tutte le volte che piansi per te e mi rassenerai.

Poi il telefono squillò.

– pronto – dissi.
– hei pronto, tutto bene? –
– più o meno, ma come fai a sapere che non sto benissimo? –
– ho fatto un sogno strano in cui tu piangevi e io non riuscivo a raggiungerti, stavi come dietro a un vetro spesso e infrangibile –
– che brutto sogno amore mio –
– già e così mi sono svegliata con il cuore che batteva a mille e ti ho telefonato –
– hai fatto bene, ora sto già meglio –
– anch’io –

Rimanemmo per qualche secondo in silenzio.

– certo che dovremmo esserci abituati a queste distanze – iniziasti tu.
– davvero, ma ogni tanto capita che ci dimentichiamo che siamo lontani e facciamo brutti sogni –
– già, però così possiamo sentirci anche a notte fonda –
– è divertente – dissi abbassando la voce.
– davvero? –
– sembra una telefonata tra giovani innamorati alle prime armi – dissi io.
– bè, noi siamo “giovani” – ribattesti tu – quindi chi sta anche per noi –
– assolutamente –

Parlammo finché il nostro respiro e i nostri cuori tornarono al loro ritmo naturale.
– come stai? – mi piace quando me lo chiedi.
– ora bene, e tu? –
– anch’io bene –
Sorridemmo.
– andiamo a dormire che sono le quattro passate? –
– sì, credo sia un’ottima idea –

Ci salutammo con un bacio e un ti amo.
Dimenticai di dirti quanto amavo la tua voce bestia notte.