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Un terzo, un terzo, un terzo.
No, non è sull’inizio di una ricetta, né una barzelletta.
È la formula magica (per me) perché una persona mi piaccia.

Un terzo di testa.
Un terzo di cuore.
Un terzo di corpo.

Se si rispettano queste proporzioni il gioco è fatto, va da sé che le cose devono valere anche per la controparte altrimenti qualcosa prima o poi viene a mancare e le cose non possono che andare a scatafascio, o quasi.

Ora, non voglio farvi un trattato filosofico/culturale/sociale/chimico/fisico, desidero parlarvi della mia esperienza.

Nella vita incontriamo un sacco di persone, belle, meno belle (non parlo di estetica), alcune ci lasciano un bel ricordo, altre come una pozzanghera al sole scompaiono dai ricordi.
Poi, se sei fortunato, trovi la persona giusta.

Quella da “un terzo, un terzo, un terzo”.

Va’ che trovarla è davvero come fare bingo o vincere la lotteria di Capodanno o fare Jackpot al Casinó.

Una persona che ti prenda in tutti e tre i modi non è mica facile da incontrare; dai, tutti abbiamo l’amic* brillante e intelligente, ma che fisicamente non ci attira, o bellissim* ma di cui non ci innamoriamo.
Diamo sempre per scontato che ci sia corrispondenza di intenti e sentimenti, per rendere tutto più facile.
Fatto sta che a un certo punto l* trovi.

E lì viene il bello.
Perché di quella persona ti piace proprio tutto, ma tutto.
Da come ragiona, da come sorride in un particolare momento della giornata, da come socchiude gli occhi quando guarda il sole, da come cammina a come scrive o si accende una sigaretta.
Da come ti parla dell’ultimo libro letto, con quale fervore ti fa leggere un articolo che è davvero importante tu legga.
Da come sbuccia la frutta, non tutta, da come apprezza camminare fianco a fianco parlando di tutto ciò che vi viene in mente.
E poi metti che inizia a piacerti proprio tanto, che già l’avevi notata che ti attirava, aveva quel non so che che ti faceva girare un poco la testa.
Ma ancora tentennavi.
Sì che un po’ di paura ce l’avevi.
Che fosse tutto un abbaglio, che finisse quindi in un vaporoso sbuffo di fumo azzurognolo, che aprissi gli occhi e svanisse così come era arrivata.

E invece no.
E la cosa particolare era che anche tu stavi suscitando le stesse cose in questa persona.
E allora le cose iniziano a cambiare di importanza, gli interessi comuni di moltiplicano, c’è una certa affinità che appare fin da subito e una certa carica elettrica che ti fa pensare.
Ma è solo una mia sensazione? Una mia fantasia?
Il dubbio rimane sempre.
Ma poi più vi frequentate più scopri che ti piace proprio tanto e che si sta facendo strada un sentimento prepotente e sincero.

Ti stai innamorando.

Wow, pensi.
Cavolo, qua ci siamo.
Ha una testa eccezionale, fisicamente mi piace e adesso pure l’amore.
Ok, dove sta la fregatura?
E la cosa bella è che non ci deve essere sempre la fregatura, la batosta.
E così scopri che quel “un terzo, un terzo, un terzo” è variabile, non è la formula perfetta.

Certo è che non c’è mai un valore che vada a zero, ma si può passare da un testa al 60%, amore al 20% e fisico al 20%.
Oppure fisico 80% amore 15% e testa 5%.
Alle volte ti sembra quasi di superare il 100%, di andare oltre.
Sono le volte in cui sei veramente contento, sei sereno e allora il tempo si dilata.
Una mezza giornata può trascorrere così lentamente, ma così intensamente, che ti pare una giornata intera.
Le ore rallentano, il tempo ti regala attimi unici da incorniciare.
Vorresti avere sempre la macchina fotografica per immortalare gli spettacolari cieli che la natura vi dona.
Ma il più delle volte siete a guardare il cielo che si tocca con il mare, là dove il sole forma chiazze di luce su una superficie ferma e immobile colore azzurro-grigio.
Oppure giocate a vedere le forme nelle nuvole, o qualche volta siete così intenti a baciarvi che non fate caso ai giochi di luce del tramonto.
O i lampi di notte che illuminano la vostra stanza, rimanete abbracciati a guardarli attendendo il tuono.

Ci sono momenti che tutto è al 100%.
Sono i momenti in cui potete toccare il cielo con un dito, il momento in cui siete perfettamente sincronizzati e accordati.
Ci sono momenti in cui, dobbiamo dirlo, la testa quasi sparisce e lascia lo spazio, il palcoscenico, al corpo e al cuore.
Alle volte è il fisico che si fa piccolo piccolo, perché l’altra ha bisogno del nostro cuore, o della nostra testa, della nostra attenzione.

La cosa veramente bella è l’armonia di queste percentuali, che come onde di marea si livellano in autonomia.
Si sa sempre che ci sono, di base sono tutte allo stesso livello, ma poi si accordano a quelle dell’altra.

Sono fortunato.
Nella vita ho conosciuto tante persone, con alcune ho condiviso percorsi che mi fanno fatto arrivare fin dove sono adesso, con altre non ho fatto che pochi passi.
Ma posso dire di aver incontrato la persona da “un terzo, un terzo, un terzo” e di essere felice.
E la cosa bella è che quelle tre percentuali sono tre fondamenta importanti del nostro rapporto.

Testa.
Cuore.
Corpo.

Senza uno di questi elementi non potrebbe funzionare.
Senza uno di questi elementi non saremo davvero felici.
E sono sicuro che rimarranno per sempre, se saremo capaci di coltivarli, in un modo o nell’altro, forse qualcuno arriverà vicino allo zero, ma non scomparirà mai del tutto.

Vi auguro di trovare la/il vostr* “un terzo, un terzo, un terzo”.
Io sono fortunato. Davvero.