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Questa sera voglio parlarvi di qualcosa di differente dal solito.
Qualche mese fa mi hanno prestato un libro:

Venuto al mondo” di Margaret Mazzantini.

Allegato c’era un biglietto viola profumato(*), c’era scritto in una bella grafia:
Ho amato visceralmente questo libro. Trattalo bene. Spero ti piaccia. Buona lettura”.

Chiudeva la frase un piccolo cuore colorato d’argento.

(*) Il biglietto profuma ancora.

Non sapevo cosa aspettarmi, non conoscevo moltissimo l’autrice. Non avevo mai letto nulla di lei.
Ho faticato a leggerlo.
Le parole della Mazzantini sono dure come acciaio, affilate come coltelli, parlandone con la persona che me l’ha prestato ho detto che l’autrice sa come “farti male”.
Ti prende per il bavero, ti appiccica al muro e ti riempie di parole e di emozioni finchè non scoppi, finchè non esplodi a piangere. Sì, perchè leggendo questo libro si piange. Non si può fare a meno di piangere.
Ci sono dei passaggi che ti scavano dentro e ti lasciano un buco di oscurità.
Un’oscurità che poi si riempie di emozioni, di colori, di sentimento.
E non puoi fare a meno di immedesimarti in Diego, a me è successo.
Siamo entrambi genovesi, lui fotografo vero io per finta, entrambi tifosi della squadra più vecchia d’Italia.
E’ stato facile sovrapporre il suo volto al mio.
Il corpo magro, scavato.
Questa mania della foto che alle volte ci prende, ci fa scattare foto dove altri non vedono nulla.

Ma quello che ti fa male è la storia d’amore con Gemma.
Una storia che potrebbe essere quella di chiunque.
Una storia sofferta. Stirata. Strappata.
Una storia che avrei voluto scrivere io.
Sì.
Perchè uno dei pensieri che mi ha “tormentato” per tutta la lettura è saper scrivere un decimo di come scrive Margaret. Le do del tu perchè siamo diventati intimi durante la lettura di questo romanzo.

[Nel frattempo ho letto anche Mare al mattino. Leggetelo se potete, vi farete un regalo enorme.]

Come scrivevo poco sopra è la storia d’amore di Gemma e Diego.
Due esseri così lontani e così diversi da finire assieme in una vita assieme, alla ricerca della vita stessa.
Vita che non veniva fuori.
Una vita che li avrebbe portati a fare cose che molte coppie sono costrette a fare, andare all’estero, cercare in tutti i modi di diventare genitori.

Genitori: coloro che generano.

E’ un romanzo pieno di poesie.
Pieno di vita, di nascite e di morti.
Morti senza senso.
E’ un romanzo di violenza, di granate che esplodono e squarciano corpi come marionette e guanti buttati.
E’ un romanzo che sa di alcool e sigarette.
Sa di polvere da sparo e mare.
Sa di nespole e sgombri.
Sa di bagnoschiuma al ginepro.
Sa di bambina appena nata.
Sa di acido per sviluppare le fotografie.
Sa di Roma, su una chiatta piena di candele.
Sa dei caruggi di Genova.
Sa di sudore e di paura.
Sa di letti pieni d’amore e di pance vuote.
Sa di grigliate e zuppe cotte in uno scantinato.
Sa di sangue che cola.
Sa di pioggia e freddo e neve.
Sa di vomito di bimbo e di pipì.
Sa di un cane di nome Pane.

Questo romanzo mi ha davvero lasciato il segno come mai altri libri avevano fatto, mi ha fatto emozionare, spesso ho dovuto trattenere le lacrime, soprattutto alla fine, quando tutto cade, tutto rotola in avanti e non si ferma fino ad arrivare alla fine che non ti aspetti.
Trattenute perchè altrimenti non sarei riuscito a leggere.
Leggere quelle parole come fuoco.
Grattavano dentro.
Lasciavano solchi sulla mia anima.
E ancora sento scivolare lungo la gola le parole di una madre disperata. Una madre che non poteva avere figli.
Una madre disposta a perdere tutto.

E’ un libro forte.
E’ un libro bello.

Vi riporto un paio di poesie di Gojko, il ragazzo di Sarajevo amico di Gemma e Diego, un amico prezioso.

Tieni la bocca chiusa, ragazzo
fino al giorno in cui qualcuno
non ti dirà di tenerla
chiusa.
Allora ribellati e parla.
Digli che sei giovane e impaziente,
che la luna è gialla come il sole.
Tua madre è una buona donna,
però è andata via
e il tuo cane non mangia da due giorni.
Digli che le strade sono vuote,
sono andati tutti a dormire,
e tu vuoi cantare,
prima che la vecchia Anela si alzi
per tirare il collo a una gallina pazza
che non fa più uova
ma canta come un gallo.

Non hai lasciato niente
nella tua vecchia casa,
solo il letto gualcito
e una sigaretta accesa.
Non hai lasciato niente
nella tua vecchia vita,
solo il tuo cane Igor,
la sua vescica piena
in attesa del tuo ritorno.

Tieni un capo del filo,
con l’altro capo in mano
io correrò nel mondo.
E se dovessi perdermi
tu, mammina mia, tira.

E’ un libro pieno d’amore, di amicizia, di odio, di perdono.
E’ un libro che mi ha fatto amare la vita, la mia vita.
E’ un libro che può fare innamorare.
E’ una storia d’amore bellissima, nella sua tristezza e nelle sue difficoltà.
E’ una continua lotta contro un destino avverso, ma alla fine mi viene in mente un pezzo di una canzone di De Andrè.

Dai diamanti non nasce niente
dal letame nascono i fior

Vi lascio con la foto della copertina del libro che ho letto, ma non una trovata su internet, proprio la sua, che mi ha prestato.
E poi una canzone.

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