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Un pomeriggio di metà estate.

Fa caldo, il sole è ancora alto anche se siamo già a metà pomeriggio.
Mentre facciamo un giro tu vedi qualcosa con la coda dell’occhio.
Un animale si muove tra i rami di un cespuglio.
Ti avvicini, ti inginocchi a terra e mi fai cenno di raggiungerti.
Mi chino accanto a te.
Un unico occhio smeraldo, enorme e tondo di osserva dal buio del cespuglio.
Mi guardi e il labbro trema.

– è un gattino… – dici solo, poi infili le mani tra i rami e ne estrai un micetto piccolo, rachitico e malridotto – oh mio dio, è nero – aggiungi tirandolo su come la presentazione di Simba.
– gli manca un occhio – ti dico.
– lo curerò – dici con fermezza.

Un gatto nero è stato il tuo sogno da sempre.

– certo amore mio –

Ci alziamo e ci dirigiamo alla macchina.
In quei dieci passi si forma un legame indissolubile.
Un legame che ancora adesso, che sono passati 10 anni, resiste.
Vi capite al volo, spesso non serve nemmeno che lo chiami.
Lui arriva.

Il figlio della notte.
Che ha visto la luce due volte; la prima quando è nato da mamma gatta e la seconda quando ha incontrato le tue mani che l’hanno salvato da morte certa.

Lui così speciale con il suo occhio sinistro, verde come la giada.
Lui così forte da andare contro tutti quando lo davano per spacciato.
Lui che ci faceva penare di notte quando respirava male e dormivamo a singhiozzo per cercare di capire se fosse ancora vivo.
Lui che mangiava come se qualcuno fosse pronto a togliergli il cibo da sotto la bocca.
Lui che non sapeva lavarsi, che non conosceva l’uso della lettiera. Quante volte lo abbiamo trovato addormentato lì, forse memore del suo passato randagio nei boschi.
Lui così affamato da pigolare e chiedere più cibo.

E così l’abbiamo visto crescere a vista d’occhio.
Trasformarsi in un panterone nero, bello come la notte, affettuoso ma allo stesso tempo sfuggente.
Un gatto magico che ti ha cambiato la vita, un patrono arrivato nel momento giusto.

Ancora adesso il suo posto preferito per dormire è accanto a te, sul tuo cuscino o sul tuo seno.

Il tuo custode dei sogni.
Il custode dei sogni di nostro figlio che ha visto nascere.
Che lo sentiva muoversi nella tua pancia quando lui stava su di te nelle sere d’inverno.

Giocavano già allora, prima di venire al mondo. E adesso sono inseparabili compagni d’avventura.

Quel pomeriggio di metà estate ha cambiato la nostra vita, in meglio.