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Mi sveglio piano.
Risalgo dal profondo del sonno e apro gli occhi lentamente.
Davanti a me la strada scorre veloce.
Un nastro nero circondato da campi scuri, la terra grassa dell’inverno che aspetta la primavera passa alla nostra destra e sinistra.
La musica in sottofondo è piacevole, tu canticchi a bassa voce.
Chiudo gli occhi ancora un attimo.
Voglio assaporare questo momento ancora un poco.
Come quando da piccolo andavo in montagna coi miei e dividevamo tutti e tre la stessa stanza; al mattino mi piaceva stare a letto, con un lenzuolo che scendeva dal letto sopra il mio a coprire la luce, ad ascoltare i miei genitori che parlavano mentre preparavano il caffè con la moka che sentivo borbottare piano sul fornello da campo.

Mi smuovo un poco.
Apro gli occhi ancora.

– ti ho visto che ti sei svegliato – dici tu prendendomi in giro – che ne dici di tenermi un poco compagnia –

Mi tiro su.
Ti guardo e sorrido.
– eccomi, eccomi – aggiungo stirandomi – scusami amore mio –
Tu mi guardi e sorridi, le mani ferme sul volante e gli occhi attenti che tornando a seguire la strada.
– ti faccio addormentare –
– mi fido della tua guida – rispondo.

Mi appoggi la mano destra sulla coscia, hai la pelle calda e morbida.
La playlist che hai scelto sta passando una canzone di De André: Inverno.

“Sale la nebbia sui prati bianchi
Come un cipresso nei camposanti
Un campanile che non sembra vero
Segna il confine fra la terra e il cielo
Ma tu che vai, ma tu rimani
Vedrai la neve se ne andrà domani
Rifioriranno le gioie passate
Col vento caldo di un’altra estate
Anche la luce sembra morire
Nell’ombra incerta di un divenire
Dove anche l’alba diventa sera
E i volti sembrano teschi di cera
Ma tu che vai, ma tu rimani
Anche la neve morirà domani
L’amore ancora ci passerà vicino
Nella stagione del biancospino
La terra stanca sotto la neve
Dorme il silenzio di un sonno greve
L’inverno raccoglie la sua fatica
Di mille secoli, da un’alba antica
Ma tu che stai, perché rimani?
Un altro inverno tornerà domani
Cadrà altra neve a consolare i campi
Cadrà altra neve sui camposanti”

Tu canti con voce calda e bassa.
Dio, quanto amo la tua voce.
Aspetto che finisca la canzone, nel frattempo i campi iniziano a macchiarsi di bianco, la neve li ha raggiunti mentre noi saliamo verso l’alta valle, tra montagne alte innevate.
Le guardo ascoltando le vostre voci, il cielo grigio le sovrasta e le domina, e il bianco della neve contrasta con il nero delle rocce: sembra di vederle in bianco e nero, come piace scattare le foto a te, ogni tanto.

– come sei silenzioso –
– mi piace la tua voce amore –
– grazie – rispondi chinando leggermente la testa – mi piace cantare con te o davanti a te –
Mi verrebbe voglia di slacciarmi la cintura e poggiare la testa sulle tue gambe, rimanere lì fino alla fine del viaggio con una tua mano tra i capelli.
Ma mi accontento di appoggiarmi alla tua spalla.
Respiro il profumo dei tuoi capelli.
Mi ricorda l’estate, le lunghe passeggiate in riva al mare, il caldo soffocante e il piacere dell’ombra degli alberi e del the freddo alla pesca.
– a cosa pensi? –
– all’estate, a quanto caldo abbiamo patito e adesso mi piace essere qui in mezzo a tutta questa neve –
– mamma mia, davvero, ma quanto siamo stati bene –

In questo momento guardiamo entrambi la strada.
Le curve si fanno più strette e la tua guida si fa più attenta, gli alberi arrivano a sfiorare la carreggiata e la neve si trova a mucchi contro il guardrail.
Tu rallenti, segui la strada piano, assecondando con la testa le curve, come in un videogioco.

– vorrei fermarmi qui – dici a un certo punto quando il bosco si allarga e si apre una radura ricoperta totalmente di neve.
– mamma mia che meraviglia –

Continui a guidare, non manca poi moltissimo e piano piano sembra che stia iniziando a nevicare.
Rallenti un poco e guardi il vetro da vicino, poi mi guardi e sorridi.
Mi avvicino a vedere pure io e si possono vedere i cristalli di neve fermarsi un attimo sul vetro prima di sparire via sciolti dal caldo dell’interno.

Ti guardo mentre guidi sotto una nevicata improvvisa.
La tua espressione è un misto di preoccupazione e meraviglia.
Ti concentri ancora di più e sei ancora più bella.
Mi verrebbe voglia di farti una foto, poi ti chiederei di fermarti e ti bacerei fino a toglierti il fiato.
Poi ancora ti chiederei di fermarti da qualche parte, al riparo da occhi indiscreti per fare l’amore con te sotto la neve, e poi stare sdraiati appiccicati sui sedili posteriori a guardare la neve che ricopre i vetri e ci porta in un mondo magico.