E’ una mattina lucente di inizio di primavera, di quelle che tieni le finestre aperte e il sole entra con delicatezza poggiando i suoi raggi sulle nostre lenzuola.
Sono bianche, immacolate e i tuoi capelli neri sono sparsi come inchiostro sul cuscino candido.
Ti osservo dormire, nuda, accanto a me: le lunghe ciglia nere, le labbra carnose, aperte che mi invitano a un bacio.

Ti osservo e ti sfioro la spalla sinistra con le mie dita, mi sorridi nel sonno, piano piano ti svegli.
Con gli occhi ancora chiusi ti stiri scoprendo il seno; poi li apri e mi dai il buongiorno.
– buongiorno a te amore –
– ho fatto un bel sogno – mi dici rannicchiandoti contro di me, hai la pelle bollente.

Amo il profumo della notte che ti si appiccica addosso, è dolce e caldo.

– che cosa accadeva? – domando curioso giocando con le ciocche dei tuoi capelli ricci.
– eravamo a casa di mia nonna, era estate e ti davo da mangiare un fico d’india succosissimo –
– raccontamelo –

– Eravamo in giardino, nella casa del mare, era pomeriggio inoltrato e ne venivamo dal mare. Avevamo ancora i capelli bagnati e le labbra salate.
Tu indossavi una maglietta blu era appiccicata alla tua schiena per il sudore, il caldo e l’acqua del mare.
Io avevo i capelli raccolti tenuti fermi da un foulard colorato e indossavo un vestito bianco, leggero; sotto indossavo solo le mutandine del costume.
C’era una bella energia nell’aria, c’era elettricità e stavamo parlando di cosa fare la sera: se uscire a cena o rimanere a casa.
Nel giardino eravamo soli e mia nonna ci aveva lasciato un cesto di fichi d’india maturi.
Potevo sentirne il profumo a distanza – ti interrompi, mi guardi e poggi il tuo viso sul mio petto.
– potevo sentire anche il tuo di profumo –

Ti accarezzo la testa e tu mi baci il petto, apri le dita e le passi tra i miei peli, poi mi mordi un capezzolo.
– ah –
– male? – mi domandi leccandolo.
– non troppo –
– meno male –
Mi mordi ancora, un poco più forte.
Stavolta sto zitto, non apro bocca.
Tu mi guardi con i tuoi occhi meravigliosi e profondi e mi sorridi.
– vuoi sapere come continua il sogno? –
– certo –

Mi fai sedere con la schiena appoggiata alla testata del letto e ti sdrai con la testa appoggiata sulle mie cosce, rivolta verso di me.

– Mi avvicino a te e mi baci con una tale passione che la testa inizia a girare, mi aggrappo a te, ti tengo stretto a me con una mano sulla nuca.
Sei salato, le tue labbra e la lingua sono assetate della mia saliva, la tua lingua gioca con la mia e io la succhio, la trattengo tra i denti e con le labbra.
Mi stacco da te e ti sorrido. Ti prendo per mano e ti porto sotto il mio ulivo preferito.
Il cesto mi chiama.
Ne prendo uno, è bello maturo al tatto, lo appoggio al tagliere in legno.
Il coltello che uso è affilato, la lama brilla al sole.
Pulisco il fico dalla scorza.
La polpa è rossa come il sangue.
Lo affetto e il tagliere si copre di rosso succo.
Ne porto un pezzo alla bocca, tu mi guardi con desiderio, posso sentirlo a distanza.
Vorresti sollevarmi il vestito togliermi il costume e fare l’amore qua, all’aperto, sotto le fronde degli ulivi.
Io con le mani appoggiate al tavolo tu dietro di me che mi cingi il seno e la vita.

Mordo il boccone e il succo rosso cola dalle mie labbra sul mento e poi macchia il vestito, tra il seno.
Vedo la luce nei tuoi occhi – ti fermi e ti tiri su, sei a seno scoperto davanti a me.
– mi desideri? – mi domandi.
Mi tolgo il lenzuolo dalle gambe.
Sorridi.
– sì –
Ti tiro a me e tu fai resistenza, ti mordi il labbro inferiore.
Voglio assaggiare le tue labbra carnose.

Ti avvicini.
Il tuo fiato è caldo della notte.
Mi sembra quasi di percepire il profumo dei fichi d’india maturi.
Mi baci, ti stacchi.
Mi baci e ti fermi.
Le nostre labbra sono appiccicate.
Ti mordo il labbro inferiore.
Stringo.
Ti desidero.
La testa gira.
Ti stacchi.
Ti lecchi il labbro.
– male? –
– ora ti faccio sentire io… – mi dici prendendomi il viso tra le mani.
Mi baci da togliere il fiato.
La tua lingua cerca la mia.
Le tue labbra avvolgono le mie.
Sento i tuoi denti sul mio labbro inferiore.
Stringi.
Io ti lascio fare, tengo gli occhi chiusi e lascio che il dolore si trasformi in piacere, sento un brivido partire alla base del collo e diffondersi alle braccia, sento poi caldo.
Dal labbro cola qualcosa.

Ti stacchi.
– scusa – dici.
Apro gli occhi e vedo le tue labbra sporche di rosso.
Rosso come il sangue.
Il mio.
Sento il caldo sul labbro, sento che cola sulla barba.
Chino la testa e una goccia cade nel vuoto tra te e me.
Cade sul lenzuolo ed è come se un fiore si aprisse al sole.

– è tutto ok – dico sorridendo.
Ti avvicini.
Mi accarezzi il labbro, il tocco mi provoca un brivido.
Mi baci, piano.
Lecchi il labbro e succhi il sangue.
La testa mi gira.

Mi prendi la testa tra le mani e iniziamo a baciarci con passione.
Mi butti sul letto e mi monti sopra.
Facciamo l’amore sporchi di sangue, il mio.
E’ passione pura.
Quasi non parliamo.
Sono i nostri corpi a parlare per noi.
Il nostro respiro è affannato, ogni tanto non respiriamo quasi.
Ti giro sul letto e ti tengo giù stringendoti il seno.
Il sangue continua a colare e forma strisce colorate sulla tua schiena, sulla tua pelle bianca.
Lo spargo con la mano tenendoti il collo.
Tu hai la testa chinata in avanti.
I nostri respiri accelerano.
I nostri movimenti accelerano.
Raggiungiamo il piacere assieme.
Poi crollo su di te, scivolo lentamente sul letto accanto a te.
Mi guardi.

– ecco, avrei voluto che il sogno finisse così –