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Stamattina camminavo da solo.
Ultimamente lo faccio spesso.
Cioè non troppo ultimamente.
Vabbè. Non è di questo che voglio scrivere.

Camminavo.
E a un certo punto ho sentito la necessità di arrivare al mare.
Grazie a dio vivo a Genova, non mi è difficile raggiungerlo.
La prendo larga.
Seguo una strada a traffico elevato, ogni tanto appare alla mia destra quel mare blu e turchese, oggi l’hanno dato un poco mosso.
Già sento il cuore che sta meglio.

Scendo verso l’acqua.
Scendo da una strada che abbiamo percorso centinaia di volte.
Giro a destra, rallento e il mare adesso è a sinistra.
Vado piano.
Cerco parcheggio.
Ho bisogno urgente di uscire dalla macchina, attraversare senza farmi ammazzare e correre fino a vedere la spuma infrangersi sugli scogli davanti ai miei occhi.
Mi fermo come un bimbo davanti al suo regalo di compleanno.

Non c’è nessuno.
Nessuna voce attorno a me.
Dentro di me invece è un turbinio di emozioni e vociare.
Mi indichi le montagne in fondo e mi dici: guarda quanta neve che c’è.
Sorrido.
Sorridi.
Appoggi la tua testolina piena di pensieri sempre in movimento alla mia spalla.
Hai un buon profumo.
– guarda – ti dico.
– guarda – mi dici.

Certe volte non occorre altro.
Basta quello a farmi stare bene.
Scatto una foto.

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Mi soffermo un attimo a pensare all’acqua.
Per un attimo guardando di sotto mi gira la testa.
Sarà che sono reduce da una notte di febbre da non scherzare, praticamente è come se avessi corso una maratona nel deserto per quanto ho sudato stanotte. Ho lasciato la sindone nel mio vecchio letto da giovane a casa dei miei.
Ogni tanto è concesso tornare piccoli.

Respiro.
L’aria di mare.
Quanto mi manca alle volte.
Quando poi ti lecchi le labbra e sono salate.
Quanti non possono capire questo piacere?
Che peccato.

E ripenso all’acqua.
Quanta ne abbiamo presa.
Quanta ne abbiamo evitata per miracolo.
Ma l’acqua ha visto tutto quanto.
L’acqua ha una memoria, così dicono.
Io so che la ricordo bene.
E anche tu.

Ogni goccia che ha colpito i nostri corpi, i nostri visi, le nostre mani unite la ricordiamo e la ricorderemo per sempre.
E così guardo il mare.
E ti penso.
Non posso farne a meno ed è il più bel regalo che avresti potuto farmi quando quel pomeriggio mi hai detto: guarda là.
Indicando con un dito dallo smalto sbeccato.
– ti amo –

E boom.
Fregato.

F R E G A T O

Nel più dolce e delicato modo possibile.
Per me il mare rappresenta il nostro amore.
E quindi volenti o nolenti un giorno saremo davanti al mare, assieme o da soli e ci penseremo.
E ci penseremo così forte che sarà impossibile non sentirlo.
E sorrideremo.
Lo so.
Io sorrido.
Come un coglione.

Nel senso più dolce e… no, no, proprio nel senso di coglione.

Le vie dell’acqua.
Ci hanno legato come mai avrei creduto possibile.
L’acqua. Un elemento che sembra così delicato (che monotonia), ma con una forza e una perseveranza da scavare montagne e trovare sempre la strada per arrivare al mare, ovunque esso sia.

E quindi seguo le vie dell’acqua.
Ti cerco e se arrivo prima ti aspetto.