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È un pomeriggio di fine inverno.
Stiamo camminando per i vicoli stretti e bui.
La luce è quella giusta, quella che crea ombre nette sui muri rovinati dei palazzi antichi.
Quella che ti fa tenere il naso all’insù dimenticandoti di quello che ti circonda.
Ti chiudi in una bolla trasparente e io ti osservo, curioso, mentre tu cerchi l’angolo perfetto.
Il dito sfiora con delicatezza, ma deciso, il pulsante di scatto e la magia avviene.

Che poi la magia è già avvenuta nel tuo occhio già prima che inquadrassi la scena.

Riguardi subito la foto e gli occhi si illuminano e immediatamente mi porgi la macchina fotografica per farmi vedere lo scatto.
Lo guardo e non posso fare a meno di dirti che mi piace.

È così, punto.

Il nostro cammino prosegue, scandito dai nostri passi e dal click dell’otturatore.
È una musica che mi piace, con i tuoi sbuffi e i tuoi ‘oh’ soddisfatti.
Ci fermiamo davanti al portone di una Chiesa, la Tua Chiesa.

Mi guardi e mi sorridi.
Ti lascio entrare da sola, è giusto così.
È un momento tutto tuo.

Io faccio un giro fuori, leggo gli avvisi della Parrocchia e gli orari delle Sante Messe.
Aspetto.
Ti immagino tra le panche della Chiesa, illuminata dalla luce del sole mentre ti perdi a guardare i quadri e gli ori.

Non so bene cosa sia successo dentro, ma quando esci con le lacrime agli occhi capisco tu abbia vissuto un’emozione fortissima.
Sei bellissima.
Con gli occhi lucidi e la macchina fotografica tra le mani tremanti di emozione.

Mi mostri le foto e io le guardo in silenzio, quasi religioso.
Cerco di immaginare le tue sensazioni nello scattare quelle fotografie, ma mi basta vedere quanto ci tieni a farmele vedere per capire quanto sia stato emozionante.

– ho detto anche una preghiera, ma non ero sicura di ricordarmela… –
– quale? –
– quella che si recita per i defunti –
Te la recito, la ascolti in silenzio.
– l’ho detta giusta, allora – mi dici con le lacrime agli occhi.
Ti abbraccio.

– ho quasi pianto tra le panche, mentre facevo le foto –
– si vede ancora adesso quanto sei emozionata – ti accarezzo il viso dalle gote arrossate.
– non credevo possibile che la fotografia potesse emozionarmi così tanto, a un livello così profondo e intimo –
– scatti con il cuore amore mio, per quello le emozioni fluiscono così attraverso la macchina –
– ero circondata da una bellezza incredibile, mistica; mi sentivo quasi un’intrusa –
– credo tu ti sia immersa completamente nella bellezza di questa Chiesa e lo hai fatto nella maniera più bella e dolce, hai catturato l’essenza di tutto quello che c’è di bello dentro –
– madonna – ti fermi un attimo, ridi divertita – quando mi sono seduta mi è sembrato che tutto quanto attorno a me iniziasse a girare e ho provato un gran senso di calore provenire da dentro –

Ti fermi come a riflettere, come se cercassi le parole dentro.
– vuoi sederti? –
– no, sto bene, davvero – mi rassicuri sorridendo, mi appoggi la mano sinistra sul petto, proprio sul cuore – sentivo il cuore battere così forte che pensavo mi sarebbe esploso il petto –

Prendi un profondo respiro.
Impugni la macchina fotografica e mi dici che sei pronta a scattare.
– sicura amore? –
– non lo so, magari ci prendiamo un caffè, che ne dici? –
– mi pare un’ottima idea –
Mi prendi per mano, è fredda da quanto sei emozionata, di solito sono bollenti.
– stavo quasi per svenire, sai? –
– si sente dalle mani –
– sono gelide, vero? –
– un pochetto –
– starò meglio, te lo assicuro –
– bene –

Camminiamo in silenzio per un po’.

– volevo ringraziarti, ancora una volta –
– per cosa? –
– per questa – rispondi tirando su la macchina fotografica, Demetra – e per aver creduto in me –
– hai un dono naturale, un talento che merita di essere coltivato, quello non te l’ho insegnato io –
– sì, ma tu lo hai tirato fuori, mi hai dato una possibilità quando mi hai messo la macchina in mano dicendomi di scattare –
– e da allora non hai più smesso –
– no – rispondi con un sussurro che si perde tra le ardesie dei vicoli.

Appoggi la testa alla mia spalla e ti lasci condurre per le vie strette della città vecchia.

Vi lascio con alcune foto scelte da me, scattate da lei.
Sono gli interni della Chiesa di San Donato e della Chiesa di Santa Maria Maddalena, in quest’ordine.