Mi sveglio e non ci sei.
La luce calda entra in camera dalla finestra aperta.
Mi piace questo momento della giornata in estate, non fa ancora troppo caldo e si respira ancora.
Mi tiro su stirandomi la schiena e il collo, ti piace quando lo faccio scrocchiare, così come al schiena: è come sgranare un rosario, hai detto una volta.

Sorrido.

Resto seduta sul bordo del letto per un poco. Guardo la porzione di cielo azzurro che la finestra inquadra, mi sembra di essere in un quadro di Hopper.
Mi alzo e mi sporgo dalla finestra, vedo la tua schiena curva nel giardino, stai sistemando alcune piante.
Ieri sera c’è stato vento e probabilmente dovrai legare nuovamente le rose e il glicine che orna il gazebo.

Resto in silenzio e ti guardo.
Mi piace vederti lavorare, la schiena curva, le ossa che adoro che si muovono sotto la pelle abbronzata, i muscoli si flettono e le vene sporgono dalla braccia che adoro.
Amo il mio cielo stellato fatto di nei e cicatrici della tua schiena.
Amo quando sposti i capelli da un lato del collo, e vorrei essere accanto a te e baciarti, sentire il tuo profumo e il tuo sapore.
Quanto amo il tuo odore.

E così resto a guardarti.
E tu, a un certo punto ti fermi, ti gratti la testa e ti guardi in giro, sorrido, ti guardo più intensamente.
E così ti giri e guardi in su.
Mi fai un cenno con la mano, ti asciughi la fronte sudata.
Ti mando un bacio e sparisco dalla finestra.

Le tende bianche si muovono contro il cielo blu.

Mi infilo una tua maglietta e scendo, mezza nuda, le scale fino alla cucina.
Preparo la moka e prendo dal frigo la brocca di the freddo alla pesca, l’ho preparato ieri lasciando le pesche in infusione tutta la notte.

La poggio sul tavolo di marmo bianco.
Sembra di stare in un film di Wes Anderson.
C’è una simmetria precisa e fotogenica.

La brocca e le due tazzine formano un triangolo perfetto dalla mia posizione, e la porta finestra sul fondo con le tende aperte rende ancora tutto più etereo.
Scatto una foto con la mia fidata Demetra.

Mi accorgo che ci sei tu nell’inquadratura quando la riguardo, sei in piedi a torso nudo, posso immaginare le gocce di sudore che colano sul tuo petto dal collo e scivolano lentamente verso la cintura dei pantaloni.
Sei a piedi nudi sul prato.
Sei bellissimo.

Entri in casa con il caffè che sta per uscire dalla moka.

Ti fermi davanti a me.
Hai le spalle lucide e le mani sporche di terra, vorrei mi stringessi il seno con quelle mani, vorrei mi togliessi il fiato con le tue labbra.
– hei – dici.
– hei – rispondo.

Sono appoggiata al bancone della cucina, tu mi sfiori spegnendo il fuoco.
Mi accorgo di avere le labbra che tremano.
Desidero un tuo bacio.
Mi guardi negli occhi e ti avvicini.
Ci baciamo.
Il tuo sapore salato contrasta con la tua saliva.

Mi aggrappo a te.
Ti stringo a me.

Il tuo bacio mi toglie il fiato.

La cucina si riempie di luce e le cicale iniziano a cantare fuori.
Sembra di stare in un film.

Verso il caffè nelle tazzine e restiamo in piedi, appoggiati al tavolo a berlo, poi mi baci ancora e ancora e ancora.
Mi lascio trascinare dalla tua passione e si accende la mia cercando di slacciarti i pantaloni, cadono a terra seguiti dai boxer, ti voglio dentro di me, voglio fare l’amore con te: qui, ora, sul tavolo della cucina.

Mentre facciamo l’amore osservo le pesche muoversi dentro la brocca e trovo la cosa particolarmente eccitante, ne prendo mezza e girandomi te la porgo dopo averla morsa.

Mordila.
Mordimi.
Voglio morderti.

Ti cingo la schiena con le gambe e tu stringi il seno mentre continuiamo a fare l’amore, il sapore della pesca dolcissima cola dalle nostre labbra sui nostri corpi.
Raggiungiamo l’orgasmo assieme.

Ti lasci andare su di me.
Ti abbraccio e ti tengo stretto sul mio seno, accarezzo la tua schiena bollente e sudata.

Prendi una pesca tu stavolta.
Me la passi sulle labbra e poi lungo il mento, sul collo e tra i seni, poi scendi verso il basso e raggiungi il pube, la schiacci e sento il succo freddo scivolarmi tra le cosce.
Mi mordi.
Mi succhi.
Mi fai godere, ancora.

E io ti guardo, estasiata tenendoti la testa su di me, le mie mani tra i tuoi capelli.
Ti tiro a me.

Ti guardo e tu mi guardi leccandoti le labbra sporche di succo.

E’ come se fosse un film.