Tag

, , ,

“La maggior parte degli scrittori, buttato giù il primo paragrafo del romanzo, avrebbero rinunciato. A che scopo continuare? In quelle prime righe trapela l’intera vita vita di William Stoner, una vita che sembra essere assai piatta e desolata.

E la verità è che si possono scrivere dei pessimi romanzi su delle vite emozionanti e che la vita più silenziosa, se esaminata con affetto, compassione e grande cura, può fruttare una straordinaria messe letteraria. E’ il caso che abbiamo davanti”.

Questa è parte della postfazione al romanzo di John Williams scritta da Peter Cameron (lo ritroveremo come autore preferito in qualche post più avanti).

IMG_20200320_194821.jpg

E’ un libro che mi sento di consigliare? Sì, assolutamente e sono sicuro che possa piacere.
E’ davvero scritto con una delicatezza incredibile.
Apro il libro a caso, capitolo 13.

“Lasciava scorrere le sue dita tozze sulla pelle umida e appena rosea delle cosce e del ventre di lei, e contemplava stupito la complessa e semplice deicatezza dei suoi piccoli seni sodi. Si accorse che, prima di allora, non aveva mai conosciuto il corpo di un altro; e capì anche che era per quel motivo che, in qualche modo, aveva sempre separato l’io delle persone dal corpo che le conteneva. […]
– Dio mio, quanto ti desideravo – disse una volta Katherine. – Ti vedevo lì davanti all’aula, così grande, maldestro e adorabile, e ti desideravo in modo quasi selvaggio. Non te ne sei mai accorto, vero? –
– No – rispose William – ti credevo una ragazza per bene –

E’ la storia semplice di un uomo semplice, che non ha mai fatto nulla di eclatante eppure sono rimasto a leggere il libro tutto d’un fiato.
Mi ero immerso in quella vita da insegnante di provincia sposato con una donna che non aveva mai amato, con pochi contatti con la figlia e con genitori che lo ritenevano un estraneo.
Certo non sembrerebbe davvero un incipit travolgente.
Eppure l’ho letto e lo rifarò a breve, dopo aver smaltito altri libri che sono in attesa.

E’ un uomo che si arrende, che vive la vita come gli si presenta.
La moglie, Edith lo maltratta, sapendo che lui si sarebbe adattato, si sarebbe arreso.

“Dopo pochi mesi di relativa, seppur scomoda, pace, ogni volta che rientrava dal lavoro cominciò a trovare vari oggetti domestici ormai in disuso, lampade rotte, tappeti, scatole, scatoline e cianfrusaglie varie, sparsi per la stanza che utilizzava come studio. E’ così umido in cantina – diceva Edith – lì si rovinerebbero. Non ti dispiace se li lascio qui per un po’, vero? –

Ecco com’era William.

Ecco perchè dovete leggerlo. Davvero.

Ah il libro è stato scritto nel 1965 ma l’ho trovato di una freschezza incredibile; e se potete leggete anche Butcher’s Crossing meno conosciuto ma altrettanto bello, uscito nel 1960. Romanzo fondamentale nella letteratura Western.
Buona lettura.