ho fatto un sogno.
ho sognato che ti venivo a prendere a casa, salivo le scale a due a due.
tu mi aspettavi sull’uscio.
eri bellissima.
avevi i capelli sciolti, neri come la notte appena trascorsa, indossavi la collana con il ciondolo di giada che ti avevo regalato anni fa per Natale.
Un vestito leggero che lasciava scoperte le gambe.

– mi finisco di truccare e sono pronta –

ti seguo in camera, ti metti davanti alla specchio che sta accanto all’armadio e inizi il tuo rituale.
e io osservo, rapito. mi piace il modo e la cura che ci metti nel truccarti, non sei mai banale.
5 minuti e sei pronta.

– come sto? –
– sei bellissima amore –
– grazie – fai un leggero inchino allargando il vestito con entrambe le mani.
– anche se… –
– cosa? – per un attimo ti blocchi – so dove vuoi parare e no… –
– ah –
– adesso no, ho troppa fame e voglia di andare in giro a fotografare e vedere il mare –
– ok –

poi mi passi accanto, mi sfiori con il tuo profumo e in un sussurro mi dici che sono proprio un tonno, fregno ma sempre tonno.

sorrido mentre scendiamo.
mi prendi la mano prima di uscire dal portone e mi dai un bacio tenendomi per la nuca.
tengo gli occhi chiusi, come quando mangio qualcosa di buono.

usciamo e con la macchina impieghiamo poco ad arrivare in centro città.
una passeggiata per arrivare al nostro bar preferito e finalmente possiamo gustarci un buon caffè seduti al tavolino sotto un ciliegio in fiore.

i petali che cadono coprono ogni cosa, sembra una nevicata rosa.
tu ne fotografi alcuni che galleggiano in una pozzanghera dove si riflette anche il cielo blu.
poi arriva il caffè, arrivano le brioche e parliamo di mille cose, di mille pensieri, desideri e voglie.

ti prepari una sigaretta e te l’accendo io, ti piace quando lo faccio dopo aver fatto l’amore.
mi scatti una foto, poi un’altra e un’altra ancora.
mi piace come mi vedi, mi piace essere uno dei tuoi soggetti preferiti.

restiamo seduti a goderci il sole.
sembra una vita che non usciamo.
sembra una vita che non ci vediamo.
mi prendi la mano, la stringi forte.
ti guardo.
mi guardi e mi sorridi.
come se stessi rassicurandomi su qualcosa.
poi la porti alla bocca e me la baci, nel palmo.

– ti amo, ricordatelo sempre –
– lo so amore, anch’io ti amo –

il tempo si ferma un attimo.
si congela per qualche secondo, tre al massimo; non ci sono più suoni, non si sentono più le persone che parlano, né cani che abbaiano.
nulla.
è angosciante, per un attimo.
poi tutto torna a scorrere, riprende il normale ritmo.
mi guardi come se fossi stato lontano.

– sono qui amore – ti stringo la mano, le dita si intrecciano e ci alziamo.
camminiamo appiccicati come ubriachi in cerca di sostegno.
come naufraghi in cerca di un porto sicuro.
parliamo a bassa voce tenendo la testa vicina, attaccata, poi scoppiamo in risate come fuochi d’artificio, e la gente si gira a guardarci.

sei bellissima, con i tuoi occhiali, con i tuoi orecchini e i tuoi anelli antichi.
con il tuo smalto sbeccato e il vestito che lascia scoperte le gambe, coi tatuaggi sul corpo che vengono messi in risalto dalla luce del sole.

e mentre tu mi cammini accanto io guardo un ricciolo che cade ribelle dalla tua tempia sinistra, fa un giro su se stesso come una stella filante.
è lucente.
passo le dita sul tuo orecchio e bacio il lobo e il collo.
hai un sussulto.

tiri su il braccio sinistro mostrandomi i brividi che ti ho fatto provare.
sorrido.
ho voglia di baciare le tue labbra e così ti fermo, ti tiro a me e ti bacio cingendoti la vita.

ci diamo un lunghissimo bacio.

la gente ci guarda, sentiamo gli occhi su di noi, ma quando apriamo i nostri ci siamo solo noi.

mi prendi per mano, mi porti alla macchina, non dici nulla per tutto il viaggio di ritorno verso casa.
stringi la mia mano che poggi sulla tua coscia.
sei bollente.

entriamo nel portone e mi baci con una tale passione che mi levi il fiato, ma proprio tutto quanto che devo tenermi quando salgo le scale, da quanto mi gira la testa.
in casa non facciamo in tempo a chiudere la porta che mi stai slacciando i pantaloni.

– ti voglio – dici tu spostando le cose che sono sul tavolo.
ti sollevo il vestito, via le mutandine e facciamo l’amore lì, in sala, tra le finestre aperte piene di luci e vento e sentiamo il profumo dei limoni, del basilico fresco e del mare.
le tende bianche si gonfiano, entrano in casa e poi si ritirano e poi ancora verso di noi, e così seguiamo il ritmo del vento, quello della corrente.
come il mare.
un mare invisibile.
e poi ci fermiamo, stremati sul tavolo, finiamo con i visi accaldati appiccicati al legno.
sorridiamo e ci spostiamo i capelli dal viso per vedere i nostri occhi.

– voglio restare qua, così – ti dico.
– anch’io amore mio – ribatti tu, mi baci per labbra con dolcezza e delicatezza, mi baci i segni dei morsi che adesso sento pulsare.
i sfioro i graffi che ti ho lasciato sulla schiena nuda.

fossimo a letto ci addormenteremmo, così invece scivoliamo sul pavimento riscaldato dal sole.
e restiamo così, mezzi nudi a respirare e sfiorarci con le dita.

– ti amo – dici tu.
– ti amo – dico io.
e ora, che sto per addormentarmi, vorrei sognarti ancora, così
buonanotte amore.