Apro il frigo.
Dentro c’è poca roba, un paio di mozzarelle, del tacchino affettato, del formaggio, delle merendine e un sacco di birra.
Guardando meglio ci sono anche dei porri, della zucca e dell’insalata in busta.
Niente uova, ma c’è il burro assieme a del vino che non so da quanto sia lì.

Del formaggio già grattugiato in busta. Ieri ho trovato una formaggiera in cui mettercelo dentro, ma credo sia meglio lasciarlo lì, al sicuro nella sua busta.
E poi ci sono le birre.
Diverse bottiglie e lattine.

Prendo in mano una bottiglia da 33 di Stella Artois.
La prima volta che l’ho bevuta è stata al liceo, in un pub che ancora adesso mi capita di frequentare.

E’ bella fredda.
La stappo e mi appoggio al bancone della cucina.
Fuori c’è silenzio. Il classico: non vola una mosca. E’ vero.

Mi godo il silenzio che c’è ovunque, fuori e dentro casa.
Dentro di me invece non c’è silenzio. Davvero.
Non riesco a trovare un posto dentro di me che non sia pervaso da suoni, rumori, parole, un sacco di parole, canzoni e musiche di film.

Poi ecco che mi concentro.
Non serve moltissimo, davvero, adesso basta poco per trovare la concentrazione.
Ed ecco allora che arriva alle mie orecchie il rumore delle bollicini dalla bottiglia stappata stretta tra le mie mani.
Ed ecco, all’improvviso, che arriva la tua risata. Madonna quanto mi piace quando esplode spontanea, e così contagiosa mi fa stare bene.

E se mi concentro ancora un poco arriva il profumo della birra, che mi ricorda l’estate con te, i nostri primi baci. Le giornate assolate in cucina a prepare il pranzo, con il tuo metodo di salare la pasta, il tuo tagliare i pomodorini che: “lo faccio io che tu non sei capace”. E poi l’aglio schiacciato tra il tuo palmo e il tagliere di legno.
E poi la tua mano diritta davanti a me e io che annuso il tuo palmo, a occhi chiusi.
Ed è così… eccitate cucinare con te.

E così porto la bottiglia alla bocca e si scatena un altro senso: il gusto che pensavo si fosse ingrigito a starti lontano. Come si è ingrigito il cervello.
E invece mi esplode in bocca la birra e sa dei nostri baci, della tua lingua a contatto con la mia, quei baci così sentiti, così vissuti, così appassionati, sentire le nostre bocche cercarsi, trovarsi, allontanarsi per bere ancora un po’ di birra e poi baciarci ancora, stretti mentre l’acqua bolle e il sugo “pippia“.

E allora ci stacchiamo rimanendo vicini, attaccati, seguiamo assieme l’andamento delle cotture.
Butti la pasta, la giri con il mestolo.
Controlli il sugo.
La birra va giù veloce, taglio un pezzo di grana con lo stesso coltello che hai usato per sbucciare l’aglio, ci piace la commistione di gusti e piaceri.
Ti imbocco.
Mi mordi un dito, piano, lo trattieni tra i denti bianchi e sorridi, lo sguardo ammicca, passo il pollice sulle tue labbra. Tu bevi ancora un po’ di birra.

Mando giù il primo sorso e tutto questo arriva assieme alla malinconia, ma mando giù anche quella e mi godo il ricordo del sapore dei tuoi baci.
La musica dentro di me è allegra a festa.
E mi viene in mente questa canzone e mi accorgo di cantarla a mezza voce.

“Quando io sono solo con te
Sogno immerso in una tazza di the
Ma che caldo qua dentro
Ma che bello il momento
Quando sono con te
Non so più chi sono perché
Crolla il pavimento
E mi sciolgo di dentro
Quando penso a te
Mi sento denso perché
Io ti tengo qua dentro di me
Io ti tengo qua dentro con me
Me so’ ‘mbriacato de ‘na donna
Quanto è bbono l’odore della gonna
Quanto è bbono l’odore der mare
Ce vado de notte a cerca’ le parole
Quanto è bbono l’odore der vento
Dentro lo sento, dentro lo sento
Quanto è bbono l’odore dell’ombra
Quando c’è ‘r sole che sotto rimbomba
Come rimbomba l’odore dell’ombra
Come rimbomba, come rimbomba
E come parte e come ritorna
Come ritorna l’odore dell’onda
Quando io sono solo con te
Io cammino meglio perché
La mia schiena è più dritta
La mia schiena è più dritta
Quando sono con te
Io mangio meglio perché
Non mi devo sfamare
Non mi devo saziare con te
Me so’ ‘mbriacato de ‘na donna
Quanto è bbono l’odore della gonna
Quanto è bbono l’odore der mare
Ce vado de notte a cerca’ le parole
Quanto è bbono l’odore del vento
Dentro lo sento, dentro lo sento
Quanto è bbono l’odore dell’ombra
Quando c’è ‘r sole che sotto rimbomba
Come rimbomba l’odore dell’ombra
Come rimbomba, come rimbomba
E come parte e come ritorna
Come ritorna l’odore dell’onda”

E allora la metto su Alexa e mi lascio andare a sculettare in cucina mettendo l’acqua sul fuoco sapendo che tu rideresti un sacco a guardarmi agitarmi con la grazia di un bacco di legno.

E io non mi vergogno più di me stesso, rido, piango quando voglio e le lacrime scendono piano lungo il viso, si incastrano nella barba e lì rimangono come gocce di mare e non ci sei tu a toglierle ad asciugarle con i tuoi baci.

Mi guardo allo specchio prima di entrare nella doccia e mi vedo figo, mi piaccio e sorrido pensando a te che mi guardavi sotto la doccia.
E poi mi aspettavi fuori e mi baciavi.

E bevo ancora un sorso di birra e ora le lacrime hanno portato il mare dentro casa, il vento caldo che entra dalle finestre, il canto degli uccellini e nessuno che cammina, nessuno che parla.
Siamo soli nella mia testa e tu sei qui e se apro gli occhi ti vedo con il tuo vestito nero, corto, che ti stadaddio. Con le tue collane e i tuoi foulard colorati.
Il tuo profumo di limoni e sigarette.
Mai mi è piaciuto così tanto il profumo di tabacco bruciato. Mai prima d’ora.

E la birra scende ancora e sorrido.
E ti sento vicina, sento il tuo fiato caldo sul collo che cerca il mio profumo, sento le tue unghie sulla schiena, mi piace quando mi graffi, quando mi passi le mani tra i capelli e li tiri per scoprirmi il collo, per mordermi e baciarmi.
Per lasciarmi senza fiato.

Tengo gli occhi chiusi mentre immagino di baciarti.
Le mie labbra sulle tue. Sulla bottiglia verde di Stella Artois.
Sogno di stringerti a me, sentire il tuo corpo sul mio.
Ti tengo stretta.
In silenzio.
Solo il nostro respiro.
Solo il battito del nostro cuore.

Appoggio la bottiglia, è vuota.
L’acqua bolle e il sugo pippia.
Ho i gomiti pizzuti.
Le costole che si vedono come archi tesi quando sollevo le braccia.
La barba incolta e i capelli lunghi.
Guardo le mie mani, una delle parti che mi piace di più del mio corpo e le immagino sul tuo corpo.
A percorrerlo tutto quanto.

La birra è finita.
Quasi quasi ne apro un’altra e continuo a sognare con te.
Sorrido quando apro il frigo: ci sono ancora un sacco di bottiglie di birra che sanno di te.
E tu sorridi accanto a me.