di persone piccole e porte magiche nel bosco.

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ci sono pomeriggi che ti rimettono a posto con il mondo.
e ci pensi il giorno dopo, che in quel momento sei… bè in quel momento sei sereno e spensierato.
ti basta un: dammi la mano.
e via, quella piccola mano forte e stretta alla tua ti porta nel bosco, di qua e di là avvertendoti dei pericoli del buietto o dove invece c’è tanta luce.
dove ti fa scoprire i suoi luoghi magici, con porte invisibile che si aprono e si chiudono al tocco del suo bastone e anche tu devi averne uno, perchè è giusto così.
e così la segui meravigliato di tutta la fantasia che sprigiona quella sua piccola testolina bionda.
con gli occhi che ti guardano attraverso.
ti fa vedere il suo sedile dei tramonti.
ma chi è così ricco come un bambino da possedere un proprio sedile per vedere i tramonti? nessuno.
i posti magici di un bambino sono segreti che si svelano a pochi.
mi ritengo fortunato da aver visitato luoghi magici e inesplorati.
luoghi dove esistono creature magiche e pericolose.
dove dietro ogni angolo, sotto ogni pietra si nasconde una magia e un modo fantastico.
la mia meraviglia a vedere le primule gialle spuntare dal verde acceso del sottobosco mi ha portato indietro a un’età ben inferiore a quella che mi porto sulle spalle.
il gioco si fa serio, devi seguire le sue regole, passo dopo passo… con un’energia infinita, con il suo improvviso scoppio di una risata fresca, esplosiva e contagiosa.
ti trascina sempre più in profondità, del bosco e di te stesso… non hai un attimo per fermarti a pensarti addosso, a pensarti dentro.
ma viaggi con lei, sali e scendi pendii… esegui ordini più o meno pericolosi, altri li rifiuti per evidente difficoltà fisica…
ti porta poi sul prato dietro casa, ti fa sedere e ti spiega cosa faceva l’estate scorsa, giocando coi legnetti con la sorella e il fratello maggiori.
e quando le dici che tu conoscevi quel posto prima che lei arrivasse, prima che calcasse quest’erba soffice, che imparasse da sua sorella l’arte di creare braccialetti di margheritine bianche, ti guarda stupita: ma cosa dici?!
e tu sorridi della sua semplicità.
e serberai quel pomeriggio in fondo al cuore e sentirai scaldarsi qualcosa proprio lì dove ci stava tutto dentro.
la fantasia, la voglia di fare, di scrivere, di fare poesia, di meravigliarsi per le piccole cose della natura, della vita delle persone piccole che guardano il mondo dal basso verso l’alto, ma con una prospettiva che li fa ergere sopra tutto.
e quindi alle volte bisogna abbassarsi, inginocchiarsi e guardare il mondo da un’altra prospettiva cercando di aprire le porte magiche che abbiamo dentro.

e niente: ho deciso di (ri)meravigliarmi ancora, nuovamente, delle piccole cose, di quelle che non ti fanno venire il mal di testa, di quelle che non devi aggrottare le sopracciglia, di quelle che ti fanno distendere il volto in un sorriso.
ci vuole poco: un bastone magico, un bosco e una buona guida che sappia riconoscere le porte magiche che aprono porte verso infiniti mondi.

grazie.

 

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mi sono perso.

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è passato non so quanto tempo da quando ho scritto realmente qualcosa di interessante sul blog.
siamo già a febbraio.
e io mi sono perso.
ho perso tutto quello che avevo dentro.
ho perso la voglia di scrivere.
ho perso la voglia di uscire fuori a fotografare.

è come si fossi messo a camminare lungo un sentiero e, a ogni bivio, avessi preso una strada a caso e adesso non so come tornare indietro.
forse andare avanti sarebbe la scelta migliore. anche se non so cosa ci sia davanti.

non per fare il melodrammatico, ma davvero non so cosa fare. mi sono seduto ad aspettare.
certo che aspettare qualcuno che passi di qui e faccia la mia stessa strada potrebbe non essere la migliore delle idee.
ma non ho idee.

mi guardo allo specchio la mattina e mi vedo invecchiato, stanco, alle volte sfinito.
demoralizzato.

mi sono perso a guardarmi dentro, ho sceso dei gradini e percorso sentieri tortuosi, forse cercando di esplorare nuove idee, nuovi pensieri.
non ha funzionato.

le parole non si mettono in fila da sole. no. ci vuole tempo a scrivere questo pezzo, una lettera per volta, una virgola, un punto. no. non è facile.
ci sono polpastrelli rovinati che schiacciano i tasti del mio pc.

e poi cammino. alle volte con qualcuno affianco, ma poi ci si saluta, si torna a casa, si fanno giri lunghi per non tornare.

e allora mi alzo e cammino ancora un po’, sempre avanti.

L’anno della lepre.

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L’anno della lepre di Arto Paasilinna
in collaborazione con ThrillerNord

ks_eqloe

 

Giornalista quarantenne a Helsinki, Vatanen ha raggiunto quel momento dell’esistenza in cui di colpo ci si chiede quel “ma perché” che si è cercato sempre di reprimere, nascondendo a se stessi e agli altri che quel grigiore a cui si è arrivati a furia di rinunciare ai sogni, di accettare compromessi, di rassegnarsi al logoramento delle amicizie, del lavoro, degli amori, quel qualcosa in cui siamo rimasti impigliati e in cui non ci riconosciamo, è in realtà la nostra vita. Una sera, tornando in macchina da un servizio fuori città con un amico fotografo, investe una lepre, che fugge ferita nella campagna.
Vatanen scende dall’automobile, la trova, la cura e, sordo ai richiami dell’amico, sparisce con lei nei boschi intorno.
Da quel momento inizia il racconto delle svariate, stravaganti, spesso esilaranti peripezie di Vatanen, trasformato in un vagabondo che parte all’avventura, on the road, un wanderer senza fretta e senza meta attraverso la società e la natura, in mezzo alle selvagge foreste del Nord e alle imprevedibili reti della burocrazia, sempre accompagnato dalla sua lepre come irrinunciabile talismano.
E la sua divertente e paradossale fuga dal passato diventa un viaggio iniziatico verso la libertà, la scoperta che la vita può essere reinventata ogni momento e che, se la felicità è per natura anarchica e sovversiva, si può anche provare ad avere il coraggio di inseguirla. Un libro-culto nei paesi nordici che ha creato un genere nuovo: il romanzo umoristico-ecologico.


Incuriosito dal titolo e dalla quarta di copertina mi sono deciso a leggere questo libro di Arto Paasilinna che nella vita ha fatto un po’ di tutto.
Il libro racconta la storia di un giornalista e della sua lepre.
Inizia tutto con il giornalista che abbandona il proprio collega in macchina inseguendo una lepre ferita, la raccoglie e cerca di curarla come può e si accorge fin da subito di non voler tornare indietro.
Ha voglia di fuggire il signor Vatanen, con la sua lepre che gli si affeziona sempre più, se ne va a zonzo per la Finlandia facendo lavori di fortuna.
Arrangiandosi come meglio può e affrontando le difficoltà che gli si pongono davanti con molta spensieratezza, quasi con superficialità in alcune occasioni, prosegue il suo viaggio conoscendo persone che faranno un po’ di strada con lui.
Ritroverà quella voglia di vivere e di amare che il lavoro e il matrimonio gli avevano fatto passare, affronterà pericoli e viaggi interminabili con coraggio e determinazione.
E’ un libro piacevole da leggere, può essere considerato benissimo un libro di narrativa di viaggi, ma anche di avventura.
Lo consiglio se si ha voglia di passare un pomeriggio o due in giro per la Finlandia, in una natura selvaggia ma affascinante, in compagnia di due ottimi compagni di viaggio.
Bevanda consigliata: una bella grappa artigianale, per scaldarsi nel freddo nordico.

Gli occhi di Borges.

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Gli occhi di Borges di Giovanni Ricciardi
in collaborazione con ThrillerNord

ks_eqloe

Gli occhi di Borges è il titolo di una celebre rubrica di oroscopi tenuta da un famoso astrologo su un’importante rivista italiana.
Una giovane liceale, Vanessa, che vive con la madre Anita in un elegante appartamento del quartiere Esquilino a Roma, ottiene la possibilità di fare uno stage presso la redazione della rivista. Da quel momento, però, la sua vita cambia: la ragazza si chiude in se stessa, preda di fobie e di un mutismo assoluto, fino a non voler più uscire di casa.
La madre, sconcertata e confusa, si accorge poco a poco che questa melancolia non è solo il frutto di una crisi adolescenziale, ma è legata a incontri e frequentazioni, dietro le quali si cela una realtà inquietante. Il commissario Ponzetti sarà chiamato a trovare il bandolo della matassa di questa intricata vicenda, in una storia giocata sul senso della libertà umana e sui suoi condizionamenti.
Ma non solo.
In questa sua settima indagine, Ponzetti avrà a che fare col furto di un prezioso esemplare del primo libro di poesie di Borges, trafugato dalla Biblioteca Nazionale di Buenos Aires per conto di un ignoto e ricchissimo collezionista italiano.
Un mistero nel mistero, che muoverà il nostro commissario sulle tracce di una sua vecchia conoscenza: Andrea Perfetti, il ghostwriter che gli aveva dato già filo da torcere nel quarto episodio della serie, Portami a ballare, e che lo costringerà stavolta a un’insidiosa trasferta argentina.
Le due trame del racconto s’intrecceranno soltanto all’ultimo, per combinarsi in un sorprendente finale.”


Una nuova indagine per l’investigatore romano Ottavio Ponzetti.
Il libro inizia con due storie apparentemente distaccate, una che nasce e si svolge a Roma, e l’altra che parte da lontano, dall’altra parte del mondo: a Buenos Aires.
I personaggi sono ben delineati, ci si siede e si assiste a come l’intreccio delle due storie viene dipanato dall’autore in maniera esemplare. Ponzetti si immerge in una storia di inganni e sotterfugi degni del miglior Arsenio Lupin in Argentina, sulle tracce del furto di un prezioso manoscritto di Jorge Luis Borges.
Una delle due storie si snoda tra Buenos Aires e Ushuaia, nella lontana Terra del Fuoco, tra poliziotti ambigui e una donna bellissima e piena di fascino; l’altra prosegue inesorabile e angosciante a Roma per una madre da non molto separata che non riesce più a comunicare con la figlia adolescente che appare risucchiata in un vortice oscuro che preoccupa anche un suo compagno di classe.
Ricciardi riesce a miscelare le due storie, che potrebbero benissimo rappresentare due romanzi differenti, portandole sullo stesso piano fisico nella città di Roma.
La storia, a quel punto, si districa da sola davanti agli occhi dei lettori; lo scrittore ci accompagna passo passo verso quelle scoperte che porteranno alla conclusione delle indagini.
E’ come partecipare alle indagini assieme al duo Ponzetti/Iannotta, tra spagnolo e romanesco, tra liquori colorati e oroscopi misteriosi, il lettore si trova a seguire con trepidazione la vicenda e la lettura scorre via veloce e piacevole.
Davvero un ottimo romanzo, ben scritto: anche se non si sono lette le precedenti indagini si capisce subito il carattere del protagonista e il suo acume per risolvere le indagini intricate di questo settimo capitolo.
Consigliata la lettura accompagnata da un buon vino rosso argentino e un piatto di spaghetti cacio e pepe.

Uno strano caso per il commissario Calligaris.

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Uno strano caso per il commissario Calligaris di Alessandra Carnevali
in collaborazione con ThrillerNord

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“Adalgisa Calligaris ne ha fatta di strada, dopo avere lasciato il suo paese natale.
Ha accumulato successi combattendo il crimine organizzato, ha sopportato minacce e pericoli.
E ora il commissario ha deciso di concedersi un po’ di riposo. Quale posto migliore di Rivorosso?
Al massimo dovrà acciuffare qualche ladruncolo.
E lei, donna dura, brusca, per niente bella ma con un’intelligenza imbattibile, non ne è certo spaventata.
E invece, a qualche ora dal suo insediamento, la tranquilla cittadina di provincia viene scossa dal rinvenimento di un cadavere.
A trovarlo è Paolo Cortelli, idraulico trentacinquenne e marito fedifrago della parrucchiera del luogo.
Il corpo è quello di Margot Cambiano, cittadina americana e ospite della Rosa e l’ortica, un centro per il benessere psicofisico nella campagna umbra, frequentato da una ricca clientela internazionale.
È da lì che iniziano le indagini, che però lentamente coinvolgeranno tutto il paese: prima l’idraulico, poi la moglie, l’amante, il gioielliere… Ad aiutare Adalgisa c’è Carlo Petri, il medico legale, che ai tempi della scuola era stato il grande amore del futuro commissario…”


Romanzo di esordio per Adalgisa Calligaris, un commissario tutto d’un pezzo non proprio bellissima ma che sa affrontare a muso duro le sfide che le si pongono davanti.
L’autrice presenta tutti i personaggi in maniera dettagliata, quasi maniacale, sembra di vederceli apparire davanti e Adalgisa o si ama o si odia, o forse tutti e due perché piano piano si impara a conoscerla; a capire come si rapporta nei confronti dei suoi subalterni, che mette subito in riga sapendo però apprezzarne le qualità e i pregi.
La tranquillità ricercata dalla Calligaris finisce presto con il ritrovamento del cadavere di Margot Cambiano e con esso ritorna un vecchio amore che incrina un poco la fermezza e l’austerità del commissario umbro.
Il romanzo parte piano, come un diesel in inverno che ha bisogno di scaldarsi, ma poi è tutto un susseguirsi di colpi di scena in un’indagine condotta magistralmente dal commissario che si rifà al metodo investigativo di Hercule Poirot, uno dei suoi maestri.
Il finale è coinvolgente e si pende tutti dalle labbra della Calligaris mentre spiega con perizia gli eventi che hanno portato all’omicidio dell’ospite della Rosa e l’ortica.
Spero presto di leggere un’altra indagine di Adalgisa, mi sono affezionato già al suo carattere burbero.

Carvalho indaga.

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Carvalho indaga di Manuel Vázquez Montalbán
in collaborazione con ThrillerNord

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“Ancora una volta, un’intrigante manciata di storie di rara qualità con cui Manuel Vázquez Montalbán ci sorprende mediante le capacità di chiaroveggenza politica e la passione per le vicende umane che da sempre hanno caratterizzato e conferito un insostituibile smalto all’intera sua opera. Perché, anche qui, di Carvalho si tratta: dei libri una volta forse amati che Pepe brucerà, di spie, baccalà e vini, di violenza suicida e luoghi di una Barcellona sempre più scomparsa, insieme a rivoluzioni sbiadite e critiche feroci, ricche di quella lucidissima ironia che contraddistingue il nostro autore; senza tralasciare un’Italia che tanti di noi hanno vissuto e che tuttora serpeggia con ben scarsi mutamenti nei sotterranei del potere. A chiudere questo prezioso, conciso volume, un monologo teatrale in cui il nostro detective affronta l’autore rimproverandolo per la sfacciataggine con cui lo ha condotto sino alla fine di un millennio che irrimediabilmente li vorrà separare.”

Una manciata di racconti inediti di Montalbán, scomparso nel 2003, brevi ma intensi, difficili da leggere velocemente, ma che lasciano qualcosa sui cui pensare, riflettere.
Ho sempre letto i romanzi dell’investigatore catalano, leggere i suoi racconti è come bere un buon bicchiere di vino, che all’inizio risulta essere forte troppo tannico, ma poi l’apprezzi con il passare del tempo, ti lascia un gusto piacevole che te ne fa versare un altro…
Mi sono sempre immaginato di essere accanto a Pepe nelle sue indagini; seguirlo per le vie di Barcellona, salire poi verso casa, di sera, e attendere seduto sul divano davanti al caminetto acceso anche d’estate, con in mano un buon bicchiere di vino tinto mentre il padrone di casa sceglieva con cura un libro dalla sua libreria e ne strappava una pagina dopo averla letta a voce alta, declamandola per me, per i lettori che alla fine del libro assistono a un monologo.
Un monologo per fermare l’inevitabile…


Leggetelo con calma, centellinando le parole e sorseggiando un buon Rioja, magari davanti a un caminetto acceso.

nuovo progetto.

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buonasera… o buonanotte vista l’ora.
è un po’ che manco su queste pagine virtuali… prima o poi racconterò il viaggio in Andalucia di ottobre…

ma sono qui per parlare di un nuovo progetto che avevo in mente. una cosa un po’ slegata dal blog, anche se ultimamente sto presentando delle recensioni in collaborazione con thrillernord e stavo pensando di creare anche dei video in cui parlo di libri e recensioni…
anche di ciò che leggo per conto mio, i libri che leggo coi i miei amici del Gruppo di lettura (a cui stiamo cercando ancora un nome per aprire un blog dove mettere tutte le nostre attività e letture).
insomma un nuovo sbocco verso un altro social network che mi farebbe piacere esplorare.

intanto prendo informazioni in giro e accumulo materiali…

a presto!
buonanotte Emanuele.

Sacrificio a Moloch.

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Sacrificio a Moloch di Åsa Larsson
in collaborazione con ThrillerNord

ks_eqloe

“Se Rebecka Martinsson pensava che accettare il posto di procuratore a Kiruna significasse ritirarsi a vita tranquilla, si sbagliava.
Lasciato lo studio di Stoccolma per tornare a nord, ora lavora in una terra ai confini del mondo, dove la natura vibrante e incontaminata diventa teatro dell’esplosione di passioni e istinti violenti.
Quando in una casa ai margini della foresta viene ritrovato il corpo senza vita di Sol-Britt Uusitalo, Rebecka decide di indagare e scopre che una serie di morti apparentemente accidentali ha colpito negli anni la famiglia della vittima, una catena di sciagure che sembra avere inizio in un passato lontano.
Era il 1914, e a Kiruna, la “città più giovane del mondo” che si preparava a vendere preziose materie prime ai paesi coinvolti nella Guerra imminente, arrivava carica di speranze la nonna di Sol-Britt, giovane e incantevole maestra di scuola affascinata dal progresso, la cui bellezza ed entusiasmo conquistano il direttore della ricchissima miniera di ferro, l’uomo più influente di tutta la Lapponia.
Dimostrando una grande padronanza di intreccio, suspense e conoscenza dell’animo umano, Åsa Larsson conduce la quinta indagine di Rebecka in un paesaggio rimasto immutato da allora, con i suoi personaggi ostinati, ribelli e vendicativi, e dove la forza della natura si può toccare con mano.”

Un thriller avvincente.
Mi ha appassionato sin dalle prime pagine perché la lettura si fa subito scorrevole e interessante.
La doppia narrazione temporale non infastidisce, anzi aggiunge un sapore retrò a un bel romanzo, scritto con cura di dettagli e precisione storica.
Ci si affeziona subito ai personaggi e l’autrice è davvero brava a seguire le vicende di Rebecka, è come stare al suo fianco in un mondo scuro e freddo.
La neve è sempre presente anche quando non viene descritta; si respira a fatica grazie alle pagine in cui l’azione la fa da padrona e non si può fare a meno di continuare a leggere per sapere cosa accadrà.
La Larsson ti trascina nella narrazione, si salta dal 1914 ai nostri giorni in un batter d’occhio, si riesce a seguire l’evoluzione della storia scoprendo quello che solo l’autore conosce: il passato dei propri personaggi.
Si passeggia assieme a Elina e Briciola a Kiruna nel 1914, nella città più giovane del mondo dove ci sono scuole e dove non c’è povertà e poi si viene trascinati nel presente dove la natura selvaggia fa da perfetto sfondo alla natura, quella umana, che sa essere fredda e calcolatrice e subdola…
Un finale inaspettato che mi ha lasciato a bocca aperta con un susseguirsi di eventi che portano a leggere le ultime pagine tutte d’un fiato.