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dormire, foto, fotografia, iphone 16 pro, letto, libri, me, musica, notte, pensieri, racconti, ricordi
Ehi, salve.
Chissà se c’è ancora qualcuno che mi legge, qualcuno che aspetta un mio pezzo su questo blog un po’ malandato e abbandonato.
Ho deciso, adesso 8 aprile 2025 di riprendere a scrivere con regolarità.
A raccontare un poco di me stesso, di come sto, di cosa faccio, cosa sogno, cosa penso a cosa aspiro.
Se respiro ancora, se quando mi guardo allo specchio vedo un me giovane o un me vecchio.
Tra poco faccio gli anni, 52 per l’esattezza, sono tanti o sono pochi?
Ci sono mattine in cui pesano come macigni, sulle spalle, sui polmoni e sull’anima.
Pesano e le rughe si fanno più profonde, facendomi sembrare l’ombra di me stesso.
Mi guardo allo specchio e non mi riconosco, capelli lunghi, barba non fatta e adesso ho fatto crescere i baffi.
Una versione differente di me, di mio padre.
Che sono quasi due anni che se n’è andato e ogni tanto il ricordo del suo corpo minuscolo nel letto bianco dell’ospedale mi colpisce con la forza di un tir.
E fa male, fa malissimo perché mi sembra di dimenticarlo ogni giorno un po’ di più.
E smetto di respirare, stringo le mani sul lavandino fino a far diventare le nocche bianche.
E poi la rabbia, la rabbia di non essermi preso abbastanza cura di lui.
E fa male anche tutto questo.
Poi chiudi gli occhi, respiro a fondo e vorrei affondare in un mare cristallino, in un tuffo a soldatino.
Con le braccia strette al petto, così sottile come una lama.
Mille bolle bianche attorno a me e scendere nel blu, senza risalire.
Un tuffo che si ripete una, dieci, cento, mille volta e ancora.
Fino a perdere il fiato.
E dimentico di mangiare e dimentico di bere abbastanza, mi guardo nudo allo specchio e sembro sparire un po’ di più.
Sono stanco e vado a dormire tardi, riempio la sera davanti allo schermo giocando (a 51 anni) con gli amici a giochi online.
Le sveglie dopo cinque ore, anche non volendo.
E le mattine senza aver voglia di alzarsi, ma di sparire nel letto singolo, sotto una coperta pesante come un abbraccio.
E poi alzarsi, ascoltare le notizie, lavarsi, guardarsi allo specchio, mettersi le gocce per il glaucoma e poi vestirsi e uscire.
Fare colazione, comprare il giornale per mamma e fare la spesa e poi prepararsi per andare al lavoro.
Preparare le medicine per mamma, per la sua nuova terapia per i problemi vascolari.
Prendere il treno o il Volabus (il nome del bus che va dal centro in aeroporto a Genova).
Leggere un libro, ho finito da poco Jurassic Park: decisamente molto meglio del film.
Poi ho letto Sotto la porta dei sussurri di T.J. Klune, madò la lacrime alla fine.
Ah, torneranno anche le recensioni alcoliche qua sul blog.
Poi chissà cosa d’altro.
Ah, voglio ascoltare più musica italiana, più jazz, più rock.
Voglio tornare a sognare a colori, vorrei svegliarmi sotto il sole, vorrei dormire senza l’orecchio teso per sapere se mamma sta male di notte per il dolore alle gambe.
Vorrei partire per un lungo viaggio.
Sono stato a Bologna, al Play (il festival del gioco) per un giorno, poche ore.
In effetti più ore di viaggio che di reale visita agli stand alla Fiera di Bologna.
Mi si spacca sempre il labbro inferiore, proprio al centro. Alle volte sanguina quando mordo una brioche a colazione.
Si macchia il bordo della tazza da cappuccino e un po’ me ne vergogno.
Mi pulisco con i tovaglioli rigidi da bar.
E non guarisce, ci metto il Cicaplast, ma ci mette un secolo a migliorare.
Bevo poco, ve l’ho già scritto, vero?
Sarà per quello che ci mette tanto a guarire?
Ogni tanto mi perdo le cose dette, le cose che mi vengono dette.
Non ricordo a chi le ho dette, faccio casino e mi ripeto, le ripeto.
Un po’ me ne vergogno.
Ho cambiato lavoro, faccio la Guardia Giurata in Aeroporto a Genova.
Ho imparato molte cose da quando ho iniziato questo lavoro.
Ho dovuto imparare a lavorare di nuovo in team, ho imparato cosa si può portare in un bagaglio a mano, cosa posso portare e come prepararsi ai controlli di sicurezza.
Ho deciso che avrò sempre un sorriso per ogni passeggero che vedrò, lo accoglierò con un buongiorno o un ciao a seconda dell’età.
Saluterò ogni bambino che arriva, farò i complimenti per i tatuaggi di alcuni passeggeri e augurerò a tutti una buona giornata.
E lo farò nella loro lingua di origine, se possibile.
Ho imparato in quasi due anni a riconoscere le differenti nazionalità, ora so due buongiorno in Albanese e a ringraziare, so dirgli di venire avanti, di tornare indietro e di togliersi giacca e cintura.
Ed è bello vedere i sorrisi dei passeggeri diretti a Tirana quando si sentono salutare nella loro lingua.
Mi piace sbirciare i passaporti tenuti in mano mentre sono in fila per poterli sorprendere con un saluto nella loro lingua.
E poi li ascolto e ho imparato buongiorno e buonasera in Brasiliano, in Greco e ringraziare in Arabo, proprio oggi un ragazzo mi ha chiesto da cosa avessi capito che fosse Arabo, e mi ha aiutato dicendomi the look (l’aspetto del viso) mi ha ringraziato, poi, molto in inglese.
Imparo nuove parole in inglese, spagnolo e francese. Ricevo complimenti per il mio accento spagnolo da molti passeggeri e mi fa piacere.
E poi e poi una sera ti dicono che sei simpaticissimo.
E io probabilmente divento rosso in viso, mi emoziono un poco.
E quel complimento così semplice, quella frase così spontanea, mi ha svoltato la giornata.
E adesso sono quasi a casa, stasera niente ritardi e ultimi voli per me.
Un tè caldo con un po’ di miele e poi un po’ di lettura o forse giocherò fino a tardi.
Boh.
Buonanotte a chi legge e a presto, promesso.
Ah, un’ultima cosa, anzi due: stanotte farò tardi come al solito e poi vorrei tornare a fare fotografia con l’animo più leggero e gli occhi più luminosi.
Ora ho finito sul serio.
Buonanotte.



