di abitudini e silenzi.

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ho difficoltà a scrivere questo post. dopo un mese di silenzio, anzi ormai sono quasi due, ho pensato fosse il caso di tornare su queste pagine.

cosa ho fatto in questo periodo?
mi sono arrabbiato, mi sono divertito, sono stato abbracciato e ho abbracciato, ho pianto, ho confortato meglio che potevo e ho imparato a conoscere sul serio una persona vicina a me.

insomma credo di aver vissuto a pieno questi giorni.
nel frattempo facevo le ore piccole scrivendo un racconto breve che si è trasformato in un “romanzo”. tra virgolette perchè non sono uno scrittore, ma mai mi ero trovato a scrivere di notte così bene e così velocemente che dopo un mese le pagine sono aumentate e sono tante.

ora quel racconto breve l’ho messo su carta per donarlo a una ragazzina, quella che mi ha ispirato tutte quelle pagine notturne.
non credo vedrà mai la luce in termini editoriali, ma un po’ ci tenevo a crogiolarmi davanti a voi del fatto di essere riuscito a scrivere così tanto… ma passiamo ad altro.

sono successe cose brutte e altre meno brutte.
dicono sia la vita, bè ogni tanto la vita mi pare sia un po’ uno schifo.
no, sul serio, è davvero uno schifo.

ma poi ci sono i momenti belli, le recite dell’ultimo anno della scuola materna, i denti che cadono, i messaggi a notte fonda e le chiamate dopo mezzanotte.
ecco, se ci sono quelle cose, si sta bene.

e qui si arriva al punto, al titolo.
di abitudini e di silenzi.

ne scrivevamo ieri sera: delle abitudine, di quelle belle, che ti fanno stare  bene. che non sono cattive, ma che comunque sono abitudini. che poi scritto così sembrano cose brutte le abitudini, uno posto dove uno ci si adagia, ci si lascia andare a non fare nulla.
ma le abitudini possono essere anche posti splendidi dove invece ci si trova tra amici veri, sinceri e unici.

ma quel posto è solo un luogo immaginario: sta racchiuso in uno schermo di un telefono, nelle righe scritte sul pc e poi stampate, sta nell’immaginazione che alle volte corre tra cielo e mare.
sta nelle orme lasciate sulla spiaggia alla sera, dopo che tutti sono andati a dormire, sta nei “ciao” e negli “a presto“.
sta nei pensieri che viaggiano nell’etere, sta nei sorrisi dei bambini, dei loro abbracci spontanei, sta nelle foto sfocate e in quelle venute a fuoco.
sta nel rumore della tastiera o nella puntina che si appoggia sul vinile, mentre ascolto i R.E.M. nella notte che scorre.
sta nel guardare il cellulare e vedere che sono già le 2 del mattino e di dormire no, non ne hai proprio voglia e vorresti tornare al pc e scrivere, ma il giorno dopo devi alzarti presto per andare al lavoro.

quel posto sta nel cuore di chi sa cercarlo, alle volte non è facile, ci sono un sacco di cose che lo nascondono.

in questi giorni le persone si sono rivelate. ecco la parola del mese di giugno è questa: riverlarsi.

si scoprono persone con un cuore grande anche se sono piccoline fuori, con quello sguardo sul mondo che ti fa dire tra te e te: quando ho perso quel meravigliarmi delle cose del mondo?

che poi, sai, non l’ho perso mai. si era solo smarrito, nascosto in quelle pieghe dell’anima che preferiscono starsene al sicuro, lontano dalle brutture del mondo.
ma il mondo è anche quello e allora ben venga che ci si possa meravigliare delle piccole cose che lo rendono migliore.

il bacino di una bimba, gli occhi trasparenti di una ragazzina, i sorrisi delle amiche e le pacche sulla schiena dei veri amici.
quelle serate a bere una birra e cazzeggiare.
e ancora un sacco di cose che voglio riscoprire. ci ho messo sei mesi a venir fuori da un periodo di merda, si può solo che risalire, un passo alla volta; aprirsi al mondo e far vedere quello che c’è dentro di me.

le abitudine sono belle, fanculo a chi dice che non lo sono. se ci sarà da stringere i denti perchè domani saranno meno di oggi va bene.

ce la posso, ce la possiamo fare.
ci si mancherà a vicenda, ma io ci sono; farò fatica, lo ammetto, lo so, già oggi è stato così. ma la vita è anche questa, no? fa un po’ di casino, cambia le carte in tavola e alle volte cambia pure tavola in corsa. ma noi siamo più bravi e più forti.

per certe persone non me ne vado mai via, anche per te che sei così lontana. io non ti dimentico. ti porto nel cuore giorno dopo giorno, è il posto migliore che posso darti per farti vedere che ci sta dentro di me.
ed è gratis. non so se mi leggi ancora, io spero di si.

per gli altri che mi leggono e mi conoscono anche dal vero sappiano che li penso sempre, tutti i giorni, prima e dopo i pasti e appena prima di chiudere gli occhi prima di lasciarmi andare al sonno.

insomma, ci sono. sto sempre qua.

vi lascio con un video di una canzone riscoperta da poco.
buonanotte.

“Avevano parlano a lungo
di passione e spiritualità
e avevano toccato il fondo
della loro provvisorietà”

Lui disse:
“Non adesso
ne abbiamo già discusso troppo spesso
aiutami piuttosto a far presto
il mio volo partirà tra poco più di due ore”

“Due buoni compagni di viaggio
non dovrebbero lasciarsi mai
potranno scegliere imbarchi diversi
saranno sempre due marinai”

le rondini.

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“Vorrei seguire ogni battito del mio cuore

Per capire cosa succede dentro
e cos’è che lo muove

Da dove viene ogni tanto questo strano dolore
Vorrei capire insomma che cos’è l’amore
Dov’è che si prende, dov’è che si dà
Sogni, tu sogni nel cielo dei sogni”

me ne sto seduto alla mia scrivania. ho sonno, gli occhi si stanno chiudendo, ma prima di andare a dormire volevo postare questa canzone che è venuta fuori così, da non so quale parte della mia memoria o del mio cuore.
o dalla memoria del mio cuore.

ho il disco in vinile dell’album da cui è tratta questa canzone, e prima poi lo recupererò dalla casa di montagna.

fatto sta che me ne stavo seduto a poltrire, a fare zapping su internet, a comprare cose su Amazon (uno spinner, una cosa che dovrebbe aiutarmi contro gli strappi alle mie povera dita, un libro di Giorgio Caproni e i post-it per segnare le pagine per non perdere le cose importanti) e mi viene in mente questa canzone, o meglio mi vengono in mente tutte le canzoni di Lucio Dalla.

all’improvviso.

e quindi via con un medley e poi mi soffermo su questa, la ascolto 3, 4, 5 volte di fila… ed è come se avessi sollevato la puntina dal disco ieri e non 20 anni fa.

e così tra poco me ne andrò a letto, assonnato, ma voglioso di leggere un po’.
sto leggendo L’arte di essere fragili, di D’Avenia. me l’ha regalato una carissima amica a Natale e ora, in questi giorni è venuto il momento di leggerlo.
dopo un periodo di difficoltà, nel quale avevo perfino difficoltà a leggere l’etichetta del docciaschiuma mentre stavo seduto sul cesso, ho ritrovato la voglia di leggere, di scrivere, di vivere meglio…

mi soffermo un attimo a pensare, sospiro. ho in mente un sacco di progetti, di cose da fare, da vedere, da assaporare, da toccare, da vivere che non vedo l’ora di farle!

credo che andrò, domani faccio mattina. si iniziano a sentire i primi tuoni in lontananza, la pioggia arriva forte sui persianini tirati su.
mi cullerà leggera.

un ultimo pensiero prima di postare questo scritto.

lascio scendere in gola le gocce amare che prendo tutti i giorni. gocce per tenere bassa la pressione degli occhi.
ho il glaucoma.

e le gocce fanno schifo. arrivano in gola dopo circa tre ore e sanno di fiele. però gli occhi ringraziano e quindi io ingoio il rospo, due volte al giorno.

e ora vado. davvero.

buonanotte a tutti.

 

città vecchia.

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Spesso, per ritornare alla mia casa
prendo un’oscura via di città vecchia.
Giallo in qualche pozzanghera si specchia
qualche fanale, e affollata è la strada.

Qui tra la gente che viene che va
dall’osteria alla casa o al lupanare,
dove son merci ed uomini il detrito
di un gran porto di mare,
io ritrovo, passando, l’infinito
nell’umiltà.
Qui prostituta e marinaio, il vecchio
che bestemmia, la femmina che bega,
il dragone che siede alla bottega
del friggitore,
la tumultuante giovane impazzita
d’amore,
sono tutte creature della vita
e del dolore;
s’agita in esse, come in me, il Signore.

Qui degli umili sento in compagnia
il mio pensiero farsi
più puro dove più turpe è la via.

Umberto Saba.

le fortune della vista a colori. 

mi piace scattare le foto in bianco e nero.
mi piace pensare di riuscire a vedere la foto in bianco e nero mentre guardo un angolo della mia città, un volto, un oggetto che vedo a colori.

ci sono attimi che voglio immortalare che voglio che siano in bianco e nero.

[scusate è ripeterò spesso queste tre parole, le abbrevierò così la lettura risulterà essere meno fastidiosa, bw così vedo vada meglio].

perché i colori distoglierebbero l’attenzione dell’anima del soggetto ritratto.
amo il colore, davvero.
ma la maggior parte delle mie fotografie è in bw.
cerco di togliere alcuni orpelli, passatemi il termine, che mi separano dal cuore del soggetto. forse sto facendo un lavoro su me stesso per arrivarci. e credo che la strada sia ancora molto lunga… non ci ho mai pensato, se non adesso scrivendo, e potrebbe essere davvero soggetto di studio da parte mia.

chissà, magari una prossima mostra potrebbe vertere su questo studio.

ma a parte questo io vedo a colori, non ho ancora la capacità di desaturare il mondo per arrivare all’essenza del mondo stesso.

e i colori mi danno ancora un brivido lungo la schiena, che parte dalla base del collo e scende giù e io che faccio? scatto.
se posso.

ma questo post non vuol essere una lezione su come io veda il mondo, era nato dalle fortune della vista a colori.
perché?
perché se nel bw arrivo, o cerco di arrivare all’essenza, con il colore vedo quel che viene riflesso all’esterno, da quell’essenza stessa.
e ci sono certe essenze che mi fanno stare bene.

ecco di cosa volevo scrivervi oggi.
del fatto che amo perdermi in quei colori che vengono fuori dalle anime più belle.
e allora che faccio io? mi perdo nel sentimentalismo, cerco di andare a fondo e mi perdo.
ci sono colori che starei a osservare per ore, senza alcun senso di noia.

esprimono affetto sincero, limpido, trasparente… anche quando sono velati dal peso degli anni.
In altri vedo il cuore pulsante ed energico di una stella appena nata.
In altri ancora lo stupore e la meraviglia per ogni cosa che scoprono.

e quando mi capita di assistere a questi fenomeni imprimo quegli attimi nella memoria.
alle volte sono talmente fortunato che riesco a fissarli con il sensore della mia macchina fotografica.

e sono attimi che rimarranno nella storia, nella mia e nella loro.

Quando riguardo le foto e tolgo i riflessi delle loro anime tolgo tutti i miei filtri e guardo diritto nel cuore pulsante di quella stella.

faccio un lavoro per arrivare all’essenza.
e spesso non ci riesco.
ma quando succede ho fatto la mia miglior fotografia.

ma il momento migliore deve ancora arrivare: è quando mostro la foto.
a quel punto so di aver dato il meglio di me stesso o meno.

ho la fortuna di vedere i colori e senza di questo non saprei vedere in bw, ma la strada da fare è ancora lunga… per adesso mi godo i miei momenti davanti a una piccola stella o davanti allo stupore per un piccolo fiore sbocciato.

di sveglie presto e pensieri pensierosi. 

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la canzone non c’entra nulla con il post, ma mi è venuta in mente così… e allora l’ho messa come colonna sonora della mia buonanotte.

che poi spero vada bene anche per voi che mi leggerete stanotte o domattina.

ecco, a proposito di mattina… é un po’ di mattine che mi sveglio presto; tipo verso le 5 e qualcosa e poi mi riaddormento quasi subito, però altre mattine accadde un poco più tardi e rimango sveglio, mi giro nel letto, guardo il soffitto che posso toccare con un dito (ho il letto soppalcato, non ho le braccia lunghissime) oppure chiudo gli occhi e cerco di non pensare…

ma non è facile.
non lo è perché ho sempre la testa piena di pensieri… anche adesso, mentre sto scrivendo, mi sono dovuto fermare perché la testa è partita a seguire un pensiero…
e poi stasera c’è vento.
sbatte la cose fuori dalla finestra, la zanzariera verde si muove contro i persianini e fa rumore…

fatto sta che al mattino mi succede di svegliarmi e pensare.
e arrivano tutti assieme questi pensieri… non riesco a filtrarli quando è così presto.
durante la giornata, ad esempio, é più facile tenerli a freno: c’è rumore, ci sono cose da fare, da vedere…
al mattino, nel letto alle 6, c’è poco da fare… a parte dormire.

e io che faccio? penso.
seguo il filo della sera, perché mi abbandono ai pensieri anche prima di dormire, e così arriva di tutto.

cose belle e cose brutte.
preoccupazioni e piccole gioie si alternano.

mia madre, quando mi vede pensieroso, mi chiede sempre:
– pensi ai malspesi?

alle volte si, alle volte penso ai malfatti e ai malpensati.

alle volte invece i pensieri sono per altre persone, amici e parenti che stanno attraversando un momento difficile.

non che pensando solamente le cose possano cambiare o risolversi, ma ci penso lo stesso.
sarà un riflesso, non so.

però ci sono anche i bei pensieri, quelli costruttivi (come mi ha scritto una carissima amica stamattina) e quelli belli e basta.
quelli che ti fanno sorridere quando ci pensi un poco.

ecco, stanotte mi voglio addormentare con quei pensieri.
quelli piccoli e colorati.
per stare un po’ meglio, sentirsi meno solo e sorrise un poco.

buonanotte a tutti.

di cose che si pensano e si dimenticano. [un post del 21 aprile].

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e ci sono post che si accendono nella mente come piccoli lampi, lucciole luminose che ti fanno dire:

– cazzo che post fico posso scrivere!

e quindi, datemi una penna, un blocco, un cellulare, un registratore, datemi un banco su cui incidere con una chiave le parole che mi stanno venendo in mente…

e invece… niente. sparisce tutto quanto come era venuto.
e l’unica cosa che rimane di questo caos di pensieri che vanno e vengono è una canzone.
quella che viene sotto.

 

P.S.: giuro che se mi viene in mente qualcosa da scrivere di buono lo scrivo subito, fosse anche stanotte quando mi sveglierò per andare a fare pipì o perchè qualcuno mi sta pensando fortissimo… più credibile la pipì 😀

prima di addormentarmi. 

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sono a letto, sotto la trapunta.
fa freschetto e ho acceso di nuovo i caloriferi.
è sabato sera, ma avevo bisogno di stare a casa che mi si stanno chiudendo gli occhi dal sonno.
sono le 23:07 e volevo mettere nero su bianco qualche pensiero; ho deciso che devo riprendere in mano il blog lasciato per troppo tempo.
e così volevo scrivere una piccola coda del post precedente.
niente di così lungo, prometto, anche perché mi sto letteralmente addormentando e potrei finire col cellulare sul naso…
rileggevo una conversazione su whatsapp di ieri e pensavo a quanto poco ci vuole per stare bene.
e far stare bene le persone.
non avevo mai ricevuto un’attestazione di affetto simile.
ma ho ricevute altre, ma così mai… e dopo un periodo buio di inizio anno mi fanno stare davvero bene.
bisogna davvero circondarsi di persone che ci vogliono bene per come siamo.
non sempre possiamo cambiare per accontentare gli altri, anche quando gli altri sono i nostri genitori.
nella fattispecie mia mamma che mi chiede sempre se ho qualcuno nella mia vita.
ammetto che sento sempre una piccola fitta dentro quando le rispondo no.
ma la verità è che, al momento, sto bene così.
sono circondato da buoni amici, ho una nipote acquisita che quando chiama sua mamma le chiede se c’è zio Ema e parliamo al telefono e la ascolto che mi racconta tutto quello che fa… e quanto cresce da una volta all’altra che la vedo.

fanno piacere certe dimostrazioni d’affetto, che sono libere da pregiudizi e pure.
fai piacere certe parole che non avrei mai detto che avrei sentito.
non di me quantomeno…
ma grazie a quella persona, che leggerà questo post e spero si ritrovi subito, grazie per l’accoglienza che mi offre, per l’amicizia spontanea e sincera.
persone vere ne conosco poche, ma sono tutte amiche mie.
amici che non scambierei per nulla al mondo.
ognuno con le proprie peculiarità che mi accetta per come sono.

grazie per le parole di ieri, mi hanno fatto fare un passo nella direzione giusta.

e ora vado che mi sto per addormentare.
notte.

compleanno e polaroid.

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ci ho messo un po’ a decidermi a scrivere questo post. 
ma ultimamente mi riesce difficile ritagliare un po’ di tempo per scrivere di me e delle mie emozioni, dei miei pensieri.
e allora ho deciso di scrivere adesso.

ieri ho compiuto gli anni: 44.
ancora non ci credo, non che non me li senta addosso, ci sono tutti sulle spalle strette e le braccia esili.
ci sono tutti nei pensieri che tendo a scacciare per stare dietro al calendario che scorre.
ma poi mi guardo allo specchio e me ne sento un po’di meno.
certo ci sono le rughe, ma i capelli bianchi ancora latitano.
le rughe sono affascinanti, forse se ti chiami Brad o George… ma le porto con disinvoltura, e poi si nascondono dietro gli occhiali.
scrivevo che mi guardo allo specchio e non mi do 44 anni, poi guardo il mio guardaroba e mi dico che nemmeno a 25 anni avevo tutte ste magliette e felpe con il cappuccio.
e allora me ne sento di meno.
poi arriva il 20 aprile, ogni anno puntuale come una cambiale, e aggiunge un anno al mio calendario personale.
un anno in più di esperienze.
con il vinile che è tornato a suonare per me, come quando scendevo sotto casa a comprare gli LP dei Queen e di De André.
ora stanno tutti in montagna e presto andrò a recuperarli tutti.
un anno in più di letture, anche se l’inizio dell’anno ha segnato duramente tutta la mia passione per scrivere, leggere e fotografare.
ho passato due brutti mesi, è stato un fine inverno duro. quest’anno l’ho patito davvero, a me che piace il freddo i primi mesi hanno sotterrato le passioni e l’umore sotto una coltre fredda.

poi piano piano le cose sono iniziate a cambiare.
però non con troppa fretta, peccato. ma le ferite hanno bisogno del loro tempo per guarire.
e sento che sono sulla strada giusta.

che c’entra tutto questo con il titolo?
un attimo. arriviamo anche al titolo.

e quindi ieri è stato il mio compleanno, 44 anni.
una giornata speciale.

Un buon pranzo coi miei, in un bel ristorante tipico genovese.
sto bene coi miei, con il passare degli anni i nostri rapporti si sono modificati, sono cambiati e si sono evoluti raggiungendo quest’equilibrio che ci porta a parlare in una sorta di parità di gradi.
ma che comunque così non è.
se sono quello che sono è soprattutto grazie a loro.
certo anche io ci ho messo del mio, ma l’esempio ma l’hanno dato loro.
hanno segnato la mia strada con i loro passi.
In parte ho seguito le loro orme, ma non sempre, credo anche con grandi dispiaceri… ma mi hanno sempre appoggiato e ancora oggi lo fanno.

mi ritengo fortunato di averli come genitori, davvero.

il pomeriggio l’ho passato tra persone piccole e letture di pirati.
al sole, seduti sulla sdraio, a leggere e ad ascoltare c’erano due umani e un gatto, che però si è addormentato subito… vuoi per la mia lettura soporifera vuoi per gli anni accumulati sulla pelliccia, ancora morbida e calda.

se ho ancora tanto da imparare dai miei genitori che si avviano verso un’età che li rende sempre più saggi, tanto ho da imparare dalle persone piccole.

sono affascinanti creature magiche, capaci di ragionamenti sopraffini e profondi.
slanci di emozioni pure. non ci sono tramezzi, preconcetti o blocchi mentali.
danno sempre tutto.
da quando si meravigliano a quando si arrabbiano.
niente mezze misure.
vivono di emozioni e movimento. sono emozione e movimento.
Ti lasciano senza fiato, anche se questo credo sia dovuto all’evidente gap generazionale e al fatto che la tua forma fisica fa schifo.
lo dimostra il fatto che stamattina avevo un mal di schiena assurdo… solo per aver portato sulle spalle una bimba di quasi sei anni, ma con la densità e la massa di un piccolo sole… ce lo assicuro.
Quando si arrabbiano incrociano le braccia e scappano via, credo lo facciano perché ci vogliono bene e non sopporterebbero vederci ridotti in un mucchietto di cenere.
ma di buono hanno che, come il cielo d’Irlanda, cambiano umore rapidamente facendo tornare il sole nei loro occhi con sorrisi meravigliosi.

e poi la giornata prosegue con la preparazione della torta per il sottoscritto, io sono stato obbligato a non fare nulla; solo a prendere gli ingredienti dal frigo e dai ripiani alti della cucina.
torta molto buona tra l’altro.

e poi la sorpresa finale di un piccolo dente caduto e subito messo al sicuro.
il rito del pigiama, con un ippopotamo, e poi un segreto insvelabile (se non esiste non me ne frega niente, oh) e il lavaggio di denti meno uno.

e il bacino della buonanotte, con il viso tra le sue mani piccole e la labbra che si appoggiano alla guancia, piano.
solo quello vale come un regalo, enorme.
e poi le stelle, migliaia a perdita d’occhio e stare per qualche minuto con il naso all’insù a cercare le costellazioni ti fa sentire piccolo, ma parte di un tutto più grande e immenso.
e te ne vai a dormire felice.

ma stanco come uno di 44 fuori forma…
P.S.: le polaroid non sono comparse nel testo… magari ne metterò qualcuna in galleria. o sarà il pretesto per un altro post…