una pietra. 

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un regalo prezioso, una piccola pietra.
che poi ieri mi hai detto che prezioso non è.
ma non potrebbe non esserlo… te l’ho spiegato oggi: se non fosse stato prezioso non me ne avresti fatto dono.

ci sono persone che sono entrate nella nostra vita, chi in punta di piedi è di invece di corsa.
ci sono entrate per cambiare la nostra vita (naturalmente in meglio) é lì adesso rimangono come un tesoro da custodire con cura.

è un periodo particolare della mia vita, un periodo in cui non ho voglia più di correre, ma vorrei tanto fare passeggiate sulla spiaggia, ascoltare buona musica, tornare a fare fotografie e sorridere.
alcune di queste cose riesco a farle, ma mi manca ancora la spensieratezza di un tempo.
è un periodo in cui sento che le amicizie, specie alcune, vanno coltivate con tantissima cura.
ho giornate buone e altre meno buone.
quelle buone iniziano magari con un messaggio, con una telefonata o un messaggio vocale.
un incrocio di sguardi, che alle volte è difficile da sostenere, perché va oltre gli occhi e ti guarda dentro.
e ti chiedi alle volte cosa ci sia di bello da guardare dentro.
che io davvero non lo so, o forse faccio solo il modesto e voglio sentirmi dire che sono una bella persona dentro e fuori.
se devo essere sincero credo di essere più bello dentro che fuori… ho dei begli organi interni…

ora sono a letto, al caldo, con la gatta che vorrebbe appiccicarsi a me, perché d’estate è bello stare vicinivicini… ma anche no!

mi si chiudono gli occhi, l’applicazione ha dato i numeri e mi ha cancellato tutto quello che avevo scritto e ho dovuto ricominciare da capo e mi gira quando succede…

comunque il succo del post era per dire grazie a quell’amica preziosa che mi ha fatto questo bellissimo dono.

spero di poter contraccambiare con un dono altrettanto prezioso.

notte a tutti.

spritz, birra e sonno. 

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credo sia un pessimo abbinamento, dovrei installare sul cellulare un etilometro per controllare il tasso alcolemico.
se troppo alto non deve farmi accedere ai social network.
me ne sto qua a letto cercando di non dormire perché vorrei scrivere un messaggio, il problema è che vorrei scrivere quel messaggio a diverse persone… tutta colpa di un mio carissimo amico.
parlando con lui mi sono venute in mente un po’ di ragazze con cui avrei voluto avere una storia… ma siccome non si può tornare indietro né cambiare le loro condizioni, me ne sto qua a fissare il soffitto della mia camera di adolescente.

magari vi allego una foto.

quindi sono qua che penso a loro e non dormo, ma sono in ferie e domani me ne andrò al mare.
che già oggi, che poi era ieri vista l’ora, sono andato e vorrei cercare di abbronzarmi un poco per non sembrare uno che lavora in miniera…

fatto sta che l’etilometro sul cellulare non ce l’ho e quindi i messaggio potrei inviarli lo stesso…

al prossimo post per il seguito.

P.S.: sono un po’ ripetitivo in sto periodo, ma le abitudini mancano.

pensieri poco chiari.

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è quasi mezzanotte del 14 luglio. domani è sabato e poi c’è domenica e poi il lunedì inizio le ferie.

ho un sacco di cose da fare, da vedere, da sentire e voglio andare al mare.
lasciarmi andare su una spiaggia e non pensare.

ecco, il lontananza, si sentono i rintocchi della campana che scocca la mezzanotte; è ora di andare a dormire, ma fa troppo caldo anche se gli occhi si stanno chiudendo da soli…

adesso è già domani. anzi domani è ieri. credo.

fatto sta che volevo scrivere qualcosa di intelligente, ma non mi viene in mente nulla di furbo e quindi andrò a dormire.

 

“E poi capita che un suono sbatta addosso
come un vento di cristallo,
che si aggrappa a una follia,
prigioniero dello stallo come un mare.
E come l’albero d’autunno lascia foglie sull’asfalto
ad ammucchiarsi contro i muri.
Chi si arrende, senza sonno, senza scorie,
senza volti, quella sfilza di respiri.”
un’ultima cosa, prima di chiudere il pc. sono un poco stanco e quando succede non viene fuori niente di buono in quello che provo a scrivere.
e quindi verrebbe voglia di cancellare tutto quanto e lasciare la pagina vuota, così che qualcuno abbia voglia di scrivere qualcosa.
mi sto sciogliendo, abbasso il volume del pc altrimenti mi vengono a bussare alla porta, vi lascio la canzone di cui sopra.
e voi cosa fate quando non viene fuori niente di buono? cancellate tutto o lasciate che le cose scritte rimangano?
notte.

e bevite una birra.

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è sera, ho finito di cenare e sto bevendo una birra, da solo a casa.
è cominciato luglio da qualche giorno, che fatica i giorni in questo ultimo mese; l’ho già scritto nel post precedente, ma è stato davvero duro emozionalmente parlando e ha lasciato uno strascico ancora pesante.

ma ok. sono vivo.

una bimba piange, forse fa i capricci… ah la meraviglia delle sere d’estate con le finestre aperte: zanzare, cani che abbaiano, allarmi che suonano a ore assurde, i camion della spazzatura che portano il loro prezioso tesoro nel compattatore e i bimbi che piangono.

che volevo dire? non lo so. era un po’ che non scrivevo e mi è venuta voglia di farlo stasera.

ah e oggi ho scoperto essere la giornata mondiale del bacio. fuck.

passiamo ad altro. vi ricordate il libro scritto? ecco l’ho pure stampato, a breve la destinataria (ignara) lo riceverà… a un prossimo post per scoprire come sarà stata la reazione…

passiamo ancora a un’altra cosa. mio padre è stato operato, gli hanno sostituito la valvola aortica. un’operazione di routine, niente di urgente a breve termine. gli hanno messo un a valvola biologica, di maiale credo, ora sta bene e lunedì inizierà la fisioterapia.
ok. andata.

tra circa 10 giorni sarò in ferie, non farò niente di che se non andare a la mare a svaccarmi e fare foto in giro magari.

ho bisogno di staccare dal lavoro. comincia a diventare pesante e i clienti che dovrebbero rendermi la vita più divertente con i loro strafalcioni, la rendono solo più penosa e fastidiosa.

mugugno mode/on: giusto per lamentarmi anche con chi mi legge nelle ultime 8 settimane ho fatto 8 giorni di festa (giorno libero n.d.r.) e 11 mattine e il resto, 38 giorni, ho fatto pomeriggio e/o chiusure. mi sono scassato il belino. mugugno mode/off.

e ora per tirarsi su e far scendere le lacrime guardatevi questo.

 

mi ringrazierete, lo so. oppure sarete troppo prese/i a piangere e non potrete insultarmi perchè non riuscirete a mettere a fuoco la tastiera come succede a me ogni tanto.

comunque altro da dire? vorrei dedicare un pensiero a D. lo so che non mi leggi più, e lo capisco anche. nemmeno io mi leggerei se non vivessi con me 24 ore su 24 da oltre 44 anni.

mi manca la tua voce, il tuo accento. non mi basta sentire un messaggio vocale ogni tanto, quindi prima (presto) ti chiamerò e tu mi insulterai a modo tuo. ma mi piace anche quello di te. e so che il tempo passa e le cose cambiano, ma le abitudine prese sono sempre difficili da mettere da parte.
mi mancano i messaggi, le telefonate, sapere che da qualche parte, lontano, c’è una persona che ogni tanto pensa a me.

ma lo so che, ogni tanto, mi pensi. anch’io lo faccio con te.

tornando alle cose serie… non ne ho. sto continuando a bere la mia birra fredda e tra poco mi scasso il gelato multigusto che ho preso alla Lidl oggi pomeriggio. ho fatto il bravo e quindi me lo merito.

detto questo vi auguro buona serata e guardate un bel film. di quelli che fanno stare bene. date un bacio alla persona che amate e stringetela forte. ve ne sarà grata e anche voi starete meglio.

buona serata a tutti.

 

di abitudini e silenzi.

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ho difficoltà a scrivere questo post. dopo un mese di silenzio, anzi ormai sono quasi due, ho pensato fosse il caso di tornare su queste pagine.

cosa ho fatto in questo periodo?
mi sono arrabbiato, mi sono divertito, sono stato abbracciato e ho abbracciato, ho pianto, ho confortato meglio che potevo e ho imparato a conoscere sul serio una persona vicina a me.

insomma credo di aver vissuto a pieno questi giorni.
nel frattempo facevo le ore piccole scrivendo un racconto breve che si è trasformato in un “romanzo”. tra virgolette perchè non sono uno scrittore, ma mai mi ero trovato a scrivere di notte così bene e così velocemente che dopo un mese le pagine sono aumentate e sono tante.

ora quel racconto breve l’ho messo su carta per donarlo a una ragazzina, quella che mi ha ispirato tutte quelle pagine notturne.
non credo vedrà mai la luce in termini editoriali, ma un po’ ci tenevo a crogiolarmi davanti a voi del fatto di essere riuscito a scrivere così tanto… ma passiamo ad altro.

sono successe cose brutte e altre meno brutte.
dicono sia la vita, bè ogni tanto la vita mi pare sia un po’ uno schifo.
no, sul serio, è davvero uno schifo.

ma poi ci sono i momenti belli, le recite dell’ultimo anno della scuola materna, i denti che cadono, i messaggi a notte fonda e le chiamate dopo mezzanotte.
ecco, se ci sono quelle cose, si sta bene.

e qui si arriva al punto, al titolo.
di abitudini e di silenzi.

ne scrivevamo ieri sera: delle abitudine, di quelle belle, che ti fanno stare  bene. che non sono cattive, ma che comunque sono abitudini. che poi scritto così sembrano cose brutte le abitudini, uno posto dove uno ci si adagia, ci si lascia andare a non fare nulla.
ma le abitudini possono essere anche posti splendidi dove invece ci si trova tra amici veri, sinceri e unici.

ma quel posto è solo un luogo immaginario: sta racchiuso in uno schermo di un telefono, nelle righe scritte sul pc e poi stampate, sta nell’immaginazione che alle volte corre tra cielo e mare.
sta nelle orme lasciate sulla spiaggia alla sera, dopo che tutti sono andati a dormire, sta nei “ciao” e negli “a presto“.
sta nei pensieri che viaggiano nell’etere, sta nei sorrisi dei bambini, dei loro abbracci spontanei, sta nelle foto sfocate e in quelle venute a fuoco.
sta nel rumore della tastiera o nella puntina che si appoggia sul vinile, mentre ascolto i R.E.M. nella notte che scorre.
sta nel guardare il cellulare e vedere che sono già le 2 del mattino e di dormire no, non ne hai proprio voglia e vorresti tornare al pc e scrivere, ma il giorno dopo devi alzarti presto per andare al lavoro.

quel posto sta nel cuore di chi sa cercarlo, alle volte non è facile, ci sono un sacco di cose che lo nascondono.

in questi giorni le persone si sono rivelate. ecco la parola del mese di giugno è questa: riverlarsi.

si scoprono persone con un cuore grande anche se sono piccoline fuori, con quello sguardo sul mondo che ti fa dire tra te e te: quando ho perso quel meravigliarmi delle cose del mondo?

che poi, sai, non l’ho perso mai. si era solo smarrito, nascosto in quelle pieghe dell’anima che preferiscono starsene al sicuro, lontano dalle brutture del mondo.
ma il mondo è anche quello e allora ben venga che ci si possa meravigliare delle piccole cose che lo rendono migliore.

il bacino di una bimba, gli occhi trasparenti di una ragazzina, i sorrisi delle amiche e le pacche sulla schiena dei veri amici.
quelle serate a bere una birra e cazzeggiare.
e ancora un sacco di cose che voglio riscoprire. ci ho messo sei mesi a venir fuori da un periodo di merda, si può solo che risalire, un passo alla volta; aprirsi al mondo e far vedere quello che c’è dentro di me.

le abitudine sono belle, fanculo a chi dice che non lo sono. se ci sarà da stringere i denti perchè domani saranno meno di oggi va bene.

ce la posso, ce la possiamo fare.
ci si mancherà a vicenda, ma io ci sono; farò fatica, lo ammetto, lo so, già oggi è stato così. ma la vita è anche questa, no? fa un po’ di casino, cambia le carte in tavola e alle volte cambia pure tavola in corsa. ma noi siamo più bravi e più forti.

per certe persone non me ne vado mai via, anche per te che sei così lontana. io non ti dimentico. ti porto nel cuore giorno dopo giorno, è il posto migliore che posso darti per farti vedere che ci sta dentro di me.
ed è gratis. non so se mi leggi ancora, io spero di si.

per gli altri che mi leggono e mi conoscono anche dal vero sappiano che li penso sempre, tutti i giorni, prima e dopo i pasti e appena prima di chiudere gli occhi prima di lasciarmi andare al sonno.

insomma, ci sono. sto sempre qua.

vi lascio con un video di una canzone riscoperta da poco.
buonanotte.

“Avevano parlano a lungo
di passione e spiritualità
e avevano toccato il fondo
della loro provvisorietà”

Lui disse:
“Non adesso
ne abbiamo già discusso troppo spesso
aiutami piuttosto a far presto
il mio volo partirà tra poco più di due ore”

“Due buoni compagni di viaggio
non dovrebbero lasciarsi mai
potranno scegliere imbarchi diversi
saranno sempre due marinai”

le rondini.

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“Vorrei seguire ogni battito del mio cuore

Per capire cosa succede dentro
e cos’è che lo muove

Da dove viene ogni tanto questo strano dolore
Vorrei capire insomma che cos’è l’amore
Dov’è che si prende, dov’è che si dà
Sogni, tu sogni nel cielo dei sogni”

me ne sto seduto alla mia scrivania. ho sonno, gli occhi si stanno chiudendo, ma prima di andare a dormire volevo postare questa canzone che è venuta fuori così, da non so quale parte della mia memoria o del mio cuore.
o dalla memoria del mio cuore.

ho il disco in vinile dell’album da cui è tratta questa canzone, e prima poi lo recupererò dalla casa di montagna.

fatto sta che me ne stavo seduto a poltrire, a fare zapping su internet, a comprare cose su Amazon (uno spinner, una cosa che dovrebbe aiutarmi contro gli strappi alle mie povera dita, un libro di Giorgio Caproni e i post-it per segnare le pagine per non perdere le cose importanti) e mi viene in mente questa canzone, o meglio mi vengono in mente tutte le canzoni di Lucio Dalla.

all’improvviso.

e quindi via con un medley e poi mi soffermo su questa, la ascolto 3, 4, 5 volte di fila… ed è come se avessi sollevato la puntina dal disco ieri e non 20 anni fa.

e così tra poco me ne andrò a letto, assonnato, ma voglioso di leggere un po’.
sto leggendo L’arte di essere fragili, di D’Avenia. me l’ha regalato una carissima amica a Natale e ora, in questi giorni è venuto il momento di leggerlo.
dopo un periodo di difficoltà, nel quale avevo perfino difficoltà a leggere l’etichetta del docciaschiuma mentre stavo seduto sul cesso, ho ritrovato la voglia di leggere, di scrivere, di vivere meglio…

mi soffermo un attimo a pensare, sospiro. ho in mente un sacco di progetti, di cose da fare, da vedere, da assaporare, da toccare, da vivere che non vedo l’ora di farle!

credo che andrò, domani faccio mattina. si iniziano a sentire i primi tuoni in lontananza, la pioggia arriva forte sui persianini tirati su.
mi cullerà leggera.

un ultimo pensiero prima di postare questo scritto.

lascio scendere in gola le gocce amare che prendo tutti i giorni. gocce per tenere bassa la pressione degli occhi.
ho il glaucoma.

e le gocce fanno schifo. arrivano in gola dopo circa tre ore e sanno di fiele. però gli occhi ringraziano e quindi io ingoio il rospo, due volte al giorno.

e ora vado. davvero.

buonanotte a tutti.

 

città vecchia.

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Spesso, per ritornare alla mia casa
prendo un’oscura via di città vecchia.
Giallo in qualche pozzanghera si specchia
qualche fanale, e affollata è la strada.

Qui tra la gente che viene che va
dall’osteria alla casa o al lupanare,
dove son merci ed uomini il detrito
di un gran porto di mare,
io ritrovo, passando, l’infinito
nell’umiltà.
Qui prostituta e marinaio, il vecchio
che bestemmia, la femmina che bega,
il dragone che siede alla bottega
del friggitore,
la tumultuante giovane impazzita
d’amore,
sono tutte creature della vita
e del dolore;
s’agita in esse, come in me, il Signore.

Qui degli umili sento in compagnia
il mio pensiero farsi
più puro dove più turpe è la via.

Umberto Saba.