Il mare dentro.

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Guardavamo il mare dalla passeggiata.
Era una giornata di fine estate.
Il sole non era più tanto caldo e c’era un’aria fresca che soffiava dai monti da dietro le nostre spalle.
Tu tenevi il braccio attorno alla mia vita.

Io sospiravo. Un sacco.

– amore –
Non ti rispondo, alzo lo sguardo e incontro i tuoi occhi.
Avevamo da poco finito di parlare del profumo dei mandarini.
Di quello che significava per ognuno.
Una cosa di cui non avevamo mai parlato.
Avevi comprato un sacchetto di Skittles versione Sour, quelle aspre.
Le avevo aperte e ne avevo presa una al mandarino.
Tu mi guardavi e ti vedevo che volevi dirmi qualcosa.
– sa davvero di mandarino? – mi domandi.
– sì –
– sai cosa mi ricorda il mandarino? – domandi – anzi a cosa mi fa pensare? –
– dimmi… – vedevo i puntini di sospensione tra di noi.
– al Natale – dici tu, con naturalezza.
Quasi scoppio a piangere, gli occhi si riempiono di lacrime, ma aspetto, non mi lascio andare, non ancora.
– scusa? – faccio incredula.
– sì, quando sbuccio un mandarino per me inizia il Natale –
– non ci credo… – ancora i puntini davanti a me – non ne avevamo mai parlato, vero? –
– di questa cosa dei mandarini? – fai tu – certo che no –
– quindi non ti ho mai detto che i mandarini mi ricordano la cucina di mia nonna a Natale? –
– no amore mio… –
Ti abbraccio fortissimo e vorrei farti sentire quanto batte forte il mio cuore.
Mi stringi il viso tra le mani, gli occhi lucidi anche tu, e mi baci.
Con delicatezza e dolcezza.

Se ci ripenso ho ancora i brividi lungo la schiena.
– dove sei stata? – mi domandi sciogliendomi dall’abbraccio.
– qui – rispondo con un filo di voce – e tu? –
– a cercarti –
Sorrido, rido quasi per la felicità.
Mi sento riempita del tuo amore.
– quanto mi ami? – ti domando, come si fa tra bambini: “quanto mi vuoi bene?”.
Tu allarghi le braccia e indichi il mare.
– per estensione e profondità – aggiungi con lo sguardo rivolto al mare blu, calmo e piatto.
Hai gli occhi lucidi, ancora.
Mi piace che non te ne vergogni, che esprimi le tue emozioni senza riserva, ridendo, urlando, piangendo.
– io ti amo – riesco a dire abbracciandoti ancora.
Adoro il tuo profumo, il profumo della tua pelle, della tua maglia un poco scolorita.
Adoro sentire il tuo calore.
Adoro sentire le tue braccia lunghe e magre che mi stringono, la spigolosità delle spalle e delle costole.
Adoro il tuo essere.
Adoro il tuo corpo.
– ti amo quanto è profondo il mare e quanto è esteso – ripeti tu guardandomi commosso – sono talmente scemo che mi commuovo da solo – aggiungi sorridendo.
– mi piace il mio piagnone – dico asciugandoti una lacrima – è salata – dico portandomi il dito alla bocca.
– le lacrime sono il mare che trabocca, per questo sono salate – dici tu.
E io sparisco nel tuo petto, mi faccio piccola per entrare dentro di te e nuotare in quel mare salato che hai dentro, quel mare tutto per me.
– oddio –
Tu stai in silenzio e mi stringi forte.
Non mi lasci andare.
Non lo fai mai.
E io sento il caldo delle tue lacrime che si mischia con le mie.
I nostri mari che si incontrano.

– le lacrime sono il mare che trabocca – ripeto – per questo sono salate –

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La luce, l’universo e quasi tutto.

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Dopo aver preso in prestito il titolo a Douglas Adams volevo parlarvi di un po’ di cose.
Sarà un discorso a braccio, niente di calcolato, mentre ascolto In a time lapse di Ludovico Einaudi.
Oggi leggevo un estratto di un libro: L’ultimo orizzonte (UTET 2019) di Amedeo Balbi.

Una frase mi ha colpito:

[…] quando guardate il volto della persona che amate, state vedendo un’immagine di come era quel volto una piccolissima frazione di secondo fa, quando la luce è partita da lì verso i vostri occhi. In un certo senso, siamo circondati da fantasmi: quando guardiamo qualcosa, quella cosa è già cambiata.

Si parla della luce.
Del fatto che quello che stiamo guardando è in realtà già trascorso.
Ci arriva una frazione di tempo che è già passato.

Più ci allontaniamo da ciò che ci circonda e più vediamo nel passato.
Com’era quando la luce è partita da ciò che osserviamo.
Che cosa affascinante la scienza.
Che cosa affascinante il tempo.
E’ quasi una sorta di magia.

Non voglio inoltrarmi in un campo che non mi appartiene, la fisica e l’astrofisica.
Però mi ha fatto pensare il fatto che guardiamo le cose con la loro luce del passato, con il loro aspetto del passato.
Seppur in forma incommensurabilmente piccola è già passato.
Guardiamo il viso della persona amata nel passato.
Lo guardiamo e pensiamo al presente come punto fermo della nostra esistenza, ma tutto è in evoluzione.
Tutto cambia.
Tutto si trasforma.
La carne, lo spirito, i sentimenti.
Non sono fermi.
Sono in continuo fermento.
Il presente è una condizione che dura quanto?
Pensiamo all’adesso e siamo già nel futuro e ogni secondo che passa il presente scorre e ci fa andare avanti.
L’amore che sentiamo è nel passato, ma proiettato nel futuro cercando di stare nel presente il più possibile, di viverlo il più possibile.
Il presente.
L’attimo fuggente.
Il Carpe Diem di Orazio che spesso associamo al “Cogli l’attimo”, ma dovremmo citare la frase per intero:

Carpe diem quam minimum credula postero

La cui traduzione è:

Afferra il giorno confidando il meno possibile nel domani

Vi rimando alla pagina di Wikipedia da cui ho tratto questa traduzione.

Quindi Orazio ci invita a vivere il presente senza curarci del futuro che non possiamo determinare.
Ma la luce e il tempo ci dicono che il presente dura un attimo, un battito di ciglia e siamo già nel futuro al successivo battito di ciglia.
Quindi quando guardiamo il volto della persona amata, quando ci perdiamo nei suoi occhi e sbattiamo le ciglia siamo già nel futuro.
E allora viviamo quell’attimo, quella piccola frazione di presente, al 100%.
Diamo il massimo qualsiasi cosa stiamo facendo.

Stiamo ridendo?
Facciamolo con più spensieratezza.
Stiamo facendo l’amore?
Facciamolo con più trasporto, con tutto il nostro corpo e il nostro spirito.
Stiamo piangendo?
Lasciamoci andare senza preoccupazioni, senza timore di risultare deboli davanti alla persona amata.
Non c’è cosa più bella di lasciarsi andare davanti a chi ci ama e ci rispetta e non ci giudica.
Stiamo discutendo?
Facciamolo con il rispetto reciproco cercando di comprendere le posizioni dell’altro.
Siamo in silenzio?
Godiamocelo ascoltando il silenzio dell’altro.

Fate tutto quello che volete nel nome del bene dell’altro e fatelo al 100%.

Siate felici.
La luce arriverà qualche secondo dopo che il vostro sorriso si spalancherà davanti all’altro.
Lui o lei ne godrà nel futuro e sorriderà e così sarete voi a goderne nel futuro.
Come un flusso costante di energia e di luce.

E poi c’è l’Universo.
Tutto quello che ci circonda.
Che è testimone di quello che facciamo.
Quando alzo gli occhi alle stelle con la persona che amo la prospettiva cambia.
La luna lassù, così bianca e imperfetta, le stelle che formano le costellazioni a cui qualcuno ha dato un nome nel passato, ci fanno sentire così piccoli e fragili.
Non possiamo vedere che un infinitesimo di quello che ci circonda.
Ma lo possiamo fare con la persona che amiamo.
Non precludiamoci nulla.
Alziamo gli occhi al cielo.
Sentiamoci piccoli davanti a quest’immensità che ci circonda, che ci sovrasta.
Stringiamoci l’uno all’altra per sentirci più forti, per sentire che lo spazio tra di noi si assottiglia e i nostri cuori si fanno vicini.

Le nostre debolezze, le nostre insicurezze, le nostre ferite aperte, le nostre cicatrici, i nostri dubbi… facciamo in modo di aprirci all’altro.
Se ci si ama non succede nulla.
Nulla di brutto.
Le ferite non spariranno come per magia, ma si chiuderanno e lasceranno il posto a cicatrici nuove, fresche.
Ma i dubbi, le insicurezze, quelli piano piano spariranno.
Ve lo dice uno che era pieno di insicurezze e paure e dubbi.
Dobbiamo aprirci con chi ci ama, con chi vuole il nostro bene, con chi apprezza i nostri dubbi e le nostre cicatrici.
Fidiamoci.
Il quasi tutto è proprio questo, ma deve diventare TUTTO.
Ci vuole tempo, ma ne abbiamo anche se pare scapparci dalle mani, scivolarci via.
Un passo alla volta in direzione futura.
Mano nella mano, con le spalle che si toccano.
Fidatevi della persona che avete accanto.
Io mi fido.
Ogni giorno di più.
Ed è così raro e prezioso farlo.
Senza preconcetti, senza pregiudizi.
La luce ci porta avanti, nel futuro che non conosciamo.
Orazio ci dice di cogliere il giorno.
Bè facciamolo anche se lui non conosceva la scienza come la conosciamo noi adesso.

Migliaia e migliaia di anni
Non basterebbero
Per dire
Il minuscolo secondo d’eternità
In cui tu m’hai abbracciato
In cui io t’ho abbracciato
Un mattino tra la luce dell’inverno
Al parco Montsouris di Parigi
A Parigi
Sulla terra
La terra che è un astro.

Una sera.

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Fa freddo.
Fuori nevica. Ancora.
Sono avvolta in una calda e morbida coperta e sono seduta sul divano.
Sorseggio una tazza di thè bollente con tanto miele, quello che ci piace tanto.
Quello con cui sporchi le mie labbra per poi baciarmi delicatamente.

Le luci del terrazzo illuminano i fiocchi di neve che cadono lenti e pesanti.
Sul giradischi c’è un disco di Ludovico Einaudi: Elements.
Mi lascio cullare dalla musica come se fossi tra le tue braccia.
Sei lontano adesso.
Per un lavoro.
Ci siamo appena sentiti al telefono e ho ancora gli occhi lucidi per le lacrime che sono scese.
Mi manchi amore mio.
Quasi non riuscivo a dirtelo al telefono.
Quasi mi mancava la voce.
Tremavo.
La tua assenza è così forte che fa male.
Un buco nel petto.

Incolmabile.

Sospiro.
A lungo.
Prendo fiato fino a che il cuore riprende a battere, con regolarità.
Bevo il thè.
E’ corroborante.

La tazza bollente tra le mani e la voglia di avere il tuo viso tra le mie mani.
Ripenso alla sera prima della partenza.
Ai baci e ai sospiri.
Mi vengono i brividi se ci penso.
Mi sento sciogliere.

Appoggio la tazza al tavolino ricoperto di foto e di fogli scritti a mano.
Ci piace lasciarci messaggi scritti di nostro pugno.
E’ una forma d’amore così vintage.

Prendo una sigaretta.
– sì, giuro, è l’ultima prima di andare a dormire… – lo dico rivolta a te, come se fossi alle mie spalle, con le mani appoggiate sul divano che stai per darmi un bacio sulla testa.
Chiudo gli occhi e aspiro il fumo.
Piano.
Non ho fretta.
Voglio assaporare l’aroma del tabacco.
Sulle labbra ho il sapore dolce del miele.
Ci passo la lingua sopra come se fosse la tua.

Prendo il cellulare.
Ho voglia di sentirti.
Ti chiamo.

– hei amore – rispondi subito.
– hei –
– tutto a posto? –
Scrollo la testa, le lacrime riempiono gli occhi.
– no –
Silenzio.
So che vorresti essere qua, vicino a me.
– amore mio, tra due giorni sarò a casa – fai una pausa – lo so, è troppo tempo anche un solo giorno –
– ce la posso fare – dico a fatica, tirando su con il naso come una bimba di cinque anni.
– manchi come l’aria –
– sì –

Prendo fiato.
– mi ami ancora? –
– certo amore mio, ogni giorno di più –
– anch’io… –
– lo so –

Sorrido.
Ti mando un bacio con lo schiocco.
Me ne mandi uno tu.
Mi auguri la buonanotte.
Ci scriveremo svegliandoci la notte.
Ci cercheremo svegliandoci la notte, da soli, nel letto.

Finisco la sigaretta.
La schiaccio nel posacenere.
Tiro giù l’ultimo sorso di thè.

Mi alzo avvolta dalla coperta calda e morbida.
Lascio che il disco finisca le canzoni e vado in bagno a prepararmi.
Mi strucco con cura e mi guardo allo specchio.
Per un attimo vedo il tuo riflesso accanto a me.
Mentre ti lavi i denti e mi guardi struccare.
” mi piace ” ripeti spesso.

So che ci sei, sento il tuo tocco sulla spalla.
Il tuo sguardo nei miei occhi.
Sulle mie labbra.
Mi lavo i denti e lascio la luce accesa in sala.
Mi fermo ancora un attimo a guardare la neve che cade, ora meno fitta.
La tua assenza fa male.
La tua assenza mi fa sentire amata.
Molto.

– buonanotte amore mio –

Una mattina.

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Mi sveglio con il profumo del caffè nell’aria.
Apro gli occhi e sento il suono della moka provenire dalla cucina.
Sorrido.

Mi tiro su e guardo fuori dalla finestra: nevica.
Per un attimo rimango a guardare i fiocchi bianchi che scendono copiosi sui tetti della mia città.
Mi commuovo quasi.
Tra poco sarà Natale.

A piedi nudi arrivo in cucina: tu sei seduta ala tavolo, assorta.
Ti giri e sorridi, hai gli occhi che brillano.
– hai visto? – esclami indicando con entrambe le mani fuori dalle vetrate.
– ho visto – rispondo dandoti un bacio leggero sulle labbra.
– stamattina quando ho aperto gli occhi non ci credevo – dici alzandoti e andando a prendere la moka – volevo svegliarti, ma era presto e così sono venuta in cucina e mi sono messa a guardare fuori la neve che copriva i tetti, le colline, ogni cosa con il suo manto bianco –
– è uno spettacolo – riesco a dire.
– così mentre guardavo la neve cadere ho pensato al tuo regalo di Natale –
– davvero? –
Fai sì con la testa versando il caffè nelle tazzine di vetro.
– e? –
– e mi sono detta che poteva essere un regalo per entrambi, anche se dovremmo aspettare un po’ di più per aprirlo… –
– cioè? –

Mi metti davanti al viso, sul tavolo, una guida del Messico.
– davvero? – domando incuriosito.
– certo! – rispondi tu con entusiasmo – potremmo visitare Città del Messico, la Casa Azul di Frida Khalo e poi le rovine Azteche e Maya e poi Chichén Itzá e potremmo vedere posti meravigliosi con una natura stupenda –
– penso sia meraviglioso amore – rispondo entusiasta.

E così inizi a mettermi davanti ritagli di giornali, riviste, guide e fogli stampati e stai già pensando di prenotare i biglietti.
E il tuo entusiasmo è travolgente.
– potrò assaggiare dei veri peperoncini piccanti – dici mordendoti le labbra – li proverai anche tu? –
– ma anche no… –
– il solito fifone… – mi prendi in giro ridendo.
Rido e mi alzo per prenderti e farti il solletico.
Scappi verso la sala.
Ti fermi a guardare il terrazzo imbiancato.
Ormai le piante quasi non si riconoscono più.
E’ tutto coperto e la neve continua a cadere.

C’è vento e i fiocchi si appiccicano ai vetri.
Li macchiano di bianco come fossero decalcomanie natalizie.
Ti fermi con gli occhi pieni di stupore.
Ti abbraccio e ti tengo stretta.
– è meraviglioso amore mio – mi dici tu girandoti e dandomi un bacio sulle labbra.
– veramente –
Ti tengo stretta tra le mie braccia e ci lasciamo andare sul divano a vedere la neve che continua a cadere.
Il silenzio è talmente forte che si sentono i nostri cuori e i nostri respiri.
Ci baciamo piano, lentamente.
Come la neve che cade.
Ti adagio sul divano e inizio a spogliarti piano.
Senza fretta.
Tu mi guardi con le guance arrossate e il respiro corto.
Ti bacio e ti accarezzo.
Tu mi stringi a te intrecciando le dita tra i miei capelli.
Mi spogli tu, piano.
Nudi rimaniamo per un attimo fermi a guardare fuori.
Poi mi baci e mi guidi dentro di te.

Il tempo si ferma, poi accelera, poi rallenta e poi ancora una volta va avanti accelerando ancora e ancora.
Le tue mani sulla mia schiena e io che ti mordo il collo.
E’ tutto così magico che perdo la cognizione del tempo e dello spazio.
Siamo due anime che si toccano.

Casa.

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Entri per prima.
Lo fai sempre.
Fai girare le chiavi con frenesia, le sento tintinnare nelle tue mani.
Spalanchi la porta.

Fai due passi dentro, poi ti giri verso di me e mi abbracci.
– casa – dici con la testa infilata nell’incavo tra braccio e petto.
Sento che inspiri il mio profumo stringendomi la schiena con le tue braccia.
Poi tiri su la testa e mi baci piano piano.

Sorridi e corri ad aprire tutte le finestre; ti piace fare corrente, vedere le tende gonfiarsi e la luce entrare senza ostacoli.
Io intanto porto dentro le valigie, poi ti raggiungo in cucina.
Apro la valigia del cibo e tu hai diviso tutto quanto per i nostri amici.
Metti in ordine la roba in frigo.
– uhmm –
– che c’è? –
– non c’è nulla da mangiare – rispondi sconsolata.
– per forza, ci siamo mangiati tutto durante il viaggio –
Sorridi come una bimba di 5 anni sollevando le spalle.

– però c’è della birra – dici tirando fuori un paio di bottiglie di Ichnusa.
– direi che siamo a posto, allora –
– certo – chiudi il frigo e mi dici di aspettare un attimo.
Vai in sala e torni con un sacchetto di patatine.
– ci basta? – faccio un po’ dubbioso.
– et voilà – ribatti tirando fuori delle noccioline e delle olive – e forse in frigo c’è del grana –
– mi pare un’ottima cena di ritorno a casa –
– io ho sempre ottime idee –

Prendi le bottiglie e io il resto è ti seguo in terrazzo.
I nostri fiori stanno bene.

Non accendiamo le luci che il sole sta sparendo dietro i monti della riviera di ponente.
I tetti grigi sono illuminati di rosa e di rosso, le prime stelle appaiono alle nostre spalle.
Ti stringo a me e appoggi la testa alla mia spalla destra.
– sto bene, amore – mi passi la mano sul petto.
– anch’io sto bene amore mio –
Apri le bottiglie e brindiamo mentre il sole sparisce del tutto e lascia spazio alla notte.

Restiamo in silenzio mentre mangiamo.
Mi piace guardarti di profilo mentre bevi dalla bottiglia e guardi lontano, verso l’orizzonte lontano.
Ti giri e mi sorridi.

Sorridono le labbra, gli occhi, il viso tutto sorride.
Scuoti la testa come per dirmi che c’è.
Ti sorrido di rimando.
– ti amo –

Ti alzi e mi vieni ad accarezzare la testa tenendola sulla pancia.
Mi tieni stretto a te.
Accarezzo le tue forme attraverso il vestito leggero che si muove con il vento della sera, mi piace il tuo corpo.
Abbasso le mani e poi sollevo il vestito.
Mi guardi negli occhi.
– come sei serio – mi dici piegando la testa da un lato.
– già.. –
Poggi la bottiglia sul tavolino di marmo e ferro battuto e mi accarezzi i capelli con entrambe le mani.

– ti voglio – dico alzandomi attaccato a te.
– ah, sì? –
– sì – rispondo tirandoti a me e gettando la testa tra i tuoi capelli profumati.
– anch’io –
E mi baci, mi fai perdere il fiato mentre cerco di spogliarti.
– aspetta – mi dici – ci sono troppi bottoni? –
– ce la faccio –
Mi impegno e dopo un attimo il tuo vestito cade a terra, sei praticamente nuda e mi spogli e tutto intorno sparisce e siamo solo noi due, seduti sul divano a fare l’amore.

Come due ragazzini.

Fine estate.

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Arriva all’improvviso.
Ci svegliamo una mattina che il vento porta le tende fuori, verso il mare.
Ci tiriamo su quasi a tempo.

Con gli occhi ancora impastati dal sonno e i capelli arruffati per la notte d’amore ci spostiamo sul bordo del letto.
Restiamo seduti.

In silenzio.

Le cicale sono come sparite.
L’aria si è fatta più frizzante.
Un brivido ci percorre la pelle accaldata.

Mi stringi la mano e mi guardi negli occhi.
– è finita? –
– già –

Ci alziamo e, nudi, andiamo al balcone a vedere il mare grigio ricoperto da nuvole basse e cariche di pioggia.
E’ arrivata all’improvviso la fine dell’estate.

E’ ora di tornare a casa.
La nostra casa, nella nostra città.
Prepariamo le valigie senza fretta, mentre i gabbiani gridano nel vento seguendo correnti differenti mettiamo su la moka e ascoltiamo Lo stretto necessario alla radio.

Non siamo tristi, abbiamo passato un’estate meravigliosa in una terra fantastica e ora è giunto il momento di tornare a casa.
Nei nostri vicoli stretti dove se alzi gli occhi non vedi che una striscia di cielo blu o grigio.
Dove le case quasi si baciano.

Il nostro appartamento appollaiato in cima a una casa lunga e stretta, con la facciata grigia come l’ardesia.
Sta sui tetti a guardia del centro storico.
Piante e fiori stanno a difesa della nostra intimità.
Sembra di stare in un angolo di paradiso e si intravede anche il mare, non troppo lontano, il mare aperto.
E nelle giornate di vento di mare si sente il profumo e il sapore della salsedine che arriva fino alle nostre finestre e gonfia le tende come vele.

Beviamo l’ultimo caffè.
Lavo le tazze e la moka e poi chiudiamo tutto coprendo di teli bianchi i mobili e il letto.
Sembra una casa da teatro.
Rimarrà ferma così, immobile nel tempo e nello spazio fino alla prossima estate, quando torneremo giù e aprendo le finestre tutto riprenderà a scorrere.

Chiudi la porta con un sospiro.
Passiamo a salutare tua sorella che ci bacia e ci abbraccia fortissimo e quasi non ci vuole lasciare andare.
Ci riempie di dolci e di formaggio.
Poi è la volta di tua nonna.
Arancine per il viaggio, che non si sa mai cosa ti danno da mangiare, e teglie con cibi il cui profumo pervade tutta la macchina.

Passiamo tutte le tue terre e tu sei silenziosa; guardi fuori dal finestrino e mi tieni la mano stretta stretta.
Rispetto il tuo silenzio mentre attraversiamo campi e uliveti.

Mi guardi e mi sorridi, ogni tanto, come per rassicurarmi che stai bene.
– domani saremo a casa – dici baciandomi la spalla.
– sì, domani saremo a casa – rispondo.

Pare già di sentire il profumo della nostra città.
I fruttivendoli coi loro banchi ordinati e colorati, i pescivendoli e i macellai.
L’odore di caffè che si mescola con le spezie dei vicini arabi.
Il sole che fa capolino per pochi minuti per creare giochi di luci e ombre che ti tolgono il fiato.
Una città magica ci aspetta.
Con il suo vento che si infila sotto i vestiti e ti fa correre verso casa mentre la pioggia ti arriva addosso da tutte le parti.
E poi sorridi bagnato fradicio quando, tornando a casa, vedi tutti i tetti luccicanti sotto il cielo grigio mentre le luci si accendono.
Ti toglie il fiato la nostra città.

Stiamo tornando a casa, felici.

La luna.

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E’ qualche giorno che non riesco a dormire.
Niente di preoccupante.
Ogni tanto mi succede.

Mi sveglio la notte.
Così, come se fosse suonata la sveglia.
Mi tiro su ed esco sul balcone.
O se ne ho voglia scendo le scale e mi vado a sedere su una sdraio in giardino, tra i miei adorati ulivi.

Non c’è un motivo particolare per cui succede.
Tu ti preoccupi.
Tanto.
Troppo, alle volte.
Ma io sto bene.

Solo mi sveglio e mi viene voglia di uscire all’aperto.

E anche stanotte mi sveglio.
Sono le 2 e 32.
Tutto tace.
Non ci sono nemmeno le cicale a cantare, stanotte.
Il vento è fermo.

Le vele della finestra sono ferme.

L’aria stessa è ferma.
Carica di attesa.
Come di un temporale che deve arrivare, da lontano.

Mi tiro su a sedere sul letto.
Mi giro a guardarti: dormi sereno.
Un braccio sotto il cuscino e l’altro abbandonato lungo il corpo, nudo.
Mi soffermo a guardarti.
Vorrei tanto sfiorarti il braccio, seguire con un dito le costellazioni che i nei formano sulla tua schiena abbronzata.
Mi limito a mandarti un bacio leggero sperando entri nei tuoi sogni.

Scivolo dal letto senza rumore, mi sento leggera questa notte.
Sorrido guardando la luna che illumina le piastrelle e si riflette sul soffitto bianco.
Scendo le scale per arrivare in cucina.
E’ tutto così silenzioso che mi pare quasi di sognare.
Mi tiro un pizzicotto sul braccio.
– ahia – dico sorpresa.
Domani avrò un livido, ma non sto sognando.

Prendo il pacchetto di sigarette che è sul tavolo da pranzo ed esco in giardino.
L’erba è bagnata, forse ha piovuto e non me ne sono accorta.
Assaporo la sensazione e mi godo il fresco con un brivido che percorre tutto il corpo.
Fino alla punta dei capelli.

Respiro a pieni polmoni l’aria fresca e frizzante di questa notte d’estate, butto il pacchetto per terra e mi avvio verso il mio ulivo preferito.
L’ha piantato mio nonno quando sono nata.
E’ il mio fratello di terra.
Entrambi abbiamo le radici qua.
Solo che io le ho allungate fino a spostarmi dall’altra parte d’Italia, ma quando torno e pianto i piedi a terra le sento muoversi e intrecciarsi alle sue.

Faccio scrocchiare le ossa del collo e poi mi perdo nella luna che sta sopra il mare.
Mi perdo nella sua lucentezza riflessa.
Mi perdo a guardare i suoi crateri.
I suoi bordi frastagliati.
Così lontana eppure così vicina nelle nostre vite.

Guardo il mare scuro, nero con il suo riflesso argenteo che forma una V rovesciata arrivando fino alla nostra spiaggia.
Guardo il mare e vorrei fare un bagno con te, nudi, senza fretta, godendoci il calore nella notte.
E poi fare l’amore con te, in mare, aggrappata alla tua schiena.
E stringermi a te.
Per sempre.

Sotto questa luna bianca.
Che tutto illumina e tutto mostra.
Con le stelle che impallidiscono davanti alla sua brillantezza.

Chiudo gli occhi e sento le tue braccia che mi stringono forte.
Il cuore ha un salto.
Sorrido.

dall’alto.

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E’ mattina.
Molto presto.
Sono scesa dalla camera in cucina cercandoti.

C’è un biglietto sul tavolo e la moka sul fornello.
“E’ tutto pronto per il caffè amore mio. io sono sceso a fare una nuotata in spiaggia.”

Sorrido accarezzando il foglio di carta, la tua calligrafia impossibile mi piace.

Accendo il fuoco sotto la moka e mi siedo fumando una sigaretta.
Ascolto il suono delle cicale che già irrompono in casa alle 8 del mattino.
Farà caldo oggi.

Rimango assorta ricordando la notte appena trascorsa.
Ha piovuto e c’è stato un temporale forte.
Di quelli che scaricano i fulmini in mare e i tuoni sembra che spacchino i vetri da quanto sono forti.
Ricordo le tua braccia che mi avvolgono mentre mi accoccolo sul tuo petto.

Il tuo profumo dopo aver fatto l’amore è inebriante.
Mi abbraccio e mi stringo forte mentre i brividi salgono lungo la schiena.
Do l’ultima boccata alla sigaretta e la spengo nel posacenere mentre la moka borbotta e il profumo di caffè sale e riempie la cucina bianca e illuminata dal sole.

Mi alzo.
Verso il caffè e poi ci metto lo zucchero di canna.
Quello scuro.

Giro il cucchiaino mentre esco nel giardino.
L’erba sotto i piedi nudi è meravigliosa.
Ti rimette al mondo.
Come il profumo del pane o quello di un bambino che ha appena preso il latte dal seno della madre.

A passo leggero, come quando danzavo e mi muovevo sul palco, attraverso il giardino passando accanto a ulivi e limoni.
Arrivo al punto in cui vedo la spiaggia sottostante.
Tengo il caffè tra le mani mentre il sole illumina il promontorio e la sabbia bianca.

Ti cerco con lo sguardo un po’ in apprensione.
Non sei a riva.
C’è il tuo asciugamano blu disteso che contrasta con il bianco della sabbia.
Si vedono le impronte dei tuoi piedi che vanno verso l’acqua blu.
Le seguo e ti vedo mentre ti stai allontanando con lunghe bracciate verso il largo.

Siamo abbastanza vicini per vedere i muscoli della schiena che si muovono mentre nuoti a stile libero.
Le gambe si muovono più lentamente rispetto alle braccia.

Lasci una scia bianca sul mare blu e verde.
Ti seguo con lo sguardo e bevo il mio caffè che si sta raffreddando.
Decido di scendere anch’io e di aspettari seduta sulla sabbia fresca.

Prendo un’altra tazza passando dalla cucina e poi scendo lungo la scalinata in pietra fino a poggiare i piedi nudi sulla sabbia bianca e umida.
Il profumo del mare è fortissimo.

Mi siedo sul tuo asciugamano e ti aspetto.

Tengo la tazza tra le mani e guardo il mare davanti a me mentre cambia colore grazie al sole che si alza nel cielo.
E’ una tavola oggi, il mare.
Un tavola d’olio blu e verde e azzurro e trasparente.
E poi ci sei tu.

Che fendi la superficie senza fretta.
Vedo le tue braccia con le mani che si infilano sotto il limite tra aria e acqua, la tua testa che si gira verso sinistra per prendere fiato.
Vedo le gocce bianche che i tuoi piedi sollevano adesso che stai tornando verso riva.

Che stai tornando verso di me.

Manca poi e poi c’è il momento che più preferisco di quando sono al mare conte: vederti uscire dalle acque.
Magro, allungato, coi capelli lunghi e la barba.
Esci dall’acqua e ti tiri indietro i capelli con entrambe le mani, mostri i tatuaggi sopra i gomiti e mi sorridi.

E io mi sciolgo.
Letteralmente.
Mi alzo in piedi mentre tu conquisti la riva e mi raggiungi sorridendo e quasi correndo.
Mi prendi il viso tra le mani e mi baci.

Le tua labbra morbide sono salate.
In contrasto con le mie dolci del caffè.
Mi guardi.
Mi perdo nei tuoi occhi e quasi arrossisco.
Ti bacio io.

Mi stringi forte a te.
Il petto bagnato mi rinfresca il viso arrossato.
Ti do il caffè.

– grazie amore mio –

dormi.

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Sono appoggiata alla ringhiera del balcone.
La luna entra nella stanza.
Una lama di luce bianca si riflette sulle piastrelle blu del pavimento e arriva a sfiorare i tuoi piedi.
Sei disteso a pancia in giù.

Sei immobile nel tuo sonno.
Solo il respiro dimostra che sei ancora vivo.
Ti guardo mentre fumo una sigaretta.

L’ultima prima di andare a dormire.
O forse la prima del giorno visto che è già passata la mezzanotte da un bel po’.
Quella che si fuma dopo il sesso.

Aspiro piano il fumo e poi lo faccio uscire piano, in volute bianche tra le mie labbra con il rossetto che ormai è andato via.
Sono nuda e un brivido mi percorre la schiena, ma mi fa stare bene.
Sono felice.
Sono innamorata.

Ti guardo, nudo, disteso e inerme.
Mi piace la forma del tuo corpo, le tue gambe e la tua schiena.
I tatuaggi che coprono la pelle dei tuoi polpacci sono sexy.

Ma ho una vera passione per la tua schiena.
Da quando ti ho conosciuto ho cercato di immaginarla nuda, senza vestiti addosso.
E non ci sono mai riuscita.

Intuivo la forma delle spalle dalle magliette leggere d’estate, il collo che a tempo debito avrei riempito di baci e di morsi mi faceva venire i brividi.
Mi mordevo il labbro per evitare di saltarti addosso davanti ai tuoi e miei amici.

Chissà cosa avrebbero detto.

E ora ti posso guardare senza preoccuparmi dello sguardo e dei giudizi degli altri.
A dire il vero sono anni che posso farlo, ma mi piace sempre pensare che stiamo assieme da poco.
C’è ancora quell’entusiasmo e quella carica che c’era nei primi giorni, nei primi mesi e che è sempre continuato.

Affinandosi.

Tiro ancora il fumo.
Lo trattengo nei polmoni.
Lo so, dovrei smettere di fumare.
Ma tu non me lo fai pesare, solo ogni tanto mi lanci uno sguardo serio serio.
E io abbasso gli occhi e sorrido piano.

Poi ti guardo, mi mordo il labbro inferiore e ci baciamo.

E tutto sparisce, come il fumo della mia sigaretta.

Spengo quello che rimane e facendomi spazio tra le tende seguo la lama di luce che si è spostata e che adesso illumina tutta la tua schiena.
La meraviglia.

Mi sposto per guardare il tuo viso abbandonato nel sonno.
Le tue ciglia lunghissime fanno ombra sui tuoi zigomi.
Le labbra piene sono leggermente dischiuse.
Si sente il tuo respiro rilassato e lento.
Dormi.

Mi siedo sul letto e ti accarezzo una ciocca di capelli ribelli.

– dormi amore mio – sussurro dandoti un bacio leggero sulla fronte – dormi e sognami amore –

il silenzio.

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Apro gli occhi e non ci sei.
Guardo il soffitto bianco e i raggi della luna che si riflettono sul mare lo illuminano passando attraverso i rami degli ulivi.
Posso sentirli muovere nella notte.
Guardo il tuo posto vuoto.

Mi rannicchio sul tuo cuscino.
C’è il tuo profumo.
Forte.
Riempio i miei polmoni, lo assaporo sulle labbra e sulla lingua.
Sei ovunque io guardi.

Sei nell’assenza del tuo posto, dove hai lasciato il segno sul lenzuolo.
I tuoi occhiali sul comodino.
Gli anelli che togli tutte le sere riflettono la luce argentea della luna.
La mia stessa pelle è testimone della tua presenza.
Passo le mani sul viso e sento il tuo profumo, il profumo della tua pelle che ho accarezzato a lungo prima di addormentarmi.

Se sto in silenzio e chiudo gli occhi forte forte posso sentire la tua voce che mi procura brividi lungo tutto il corpo.
Posso sentire il calore delle tue labbra sul mio collo e sulla schiena.
Posso sentire le tue mani seguire i confini del mio corpo.
Confini che si confondono coi i tuoi quando siamo a letto, a fare l’amore, occhi negli occhi.

C’è silenzio adesso.
Anche il mare sembra in attesa del tuo ritorno.
Le cicale stanno zitte e gli alberi si muovono piano nella notte.
Mi tiro su, a sedere sul letto.
Stropiccio gli occhi e mi stiro un poco.

Non troppo che non voglio svegliarmi del tutto.
Poi vedo un’ombra sul terrazzo.
Il cuore ha un salto.
Sei tu, di spalle che guardi la luna.
Chissà perchè sei lì.

Poi ti giri e mi sorridi.
Lo vedo anche se c’è buio.
Ti avvicini lentamente.
Le tente si aprono al tuo passaggio.
Quando il tuo piede si poggia sulle piastrelle blu della camera tutto riprende a muoversi.

Il mare torna a farsi sentire.
Gli alberi si muovono nel vento che gonfia le tende come le vele di una nave.
Le cicale riprendono a frinire e il mio cuore ha un balzo talmente forte che penso mi esca dal petto da un momento all’altro.
Ti avvicini e la pelle vibra sapendo che tra poco saremo di nuovo assieme.

Ti guardo negli occhi quando ti siedi sul letto e mi sento amata e fortunata.

– sono felice – ti dico in un sussurro.
– anch’io amore mio – rispondi tu con un soffio caldo.
Mi abbracci e mi baci piano.