Protetto: Senza parole.

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silenzio.

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Amo la notte.
In particolare quel momento in cui, se non respiri, senti un silenzio incredibile.
Mi piace ogni tanto trattenere il fiato e sentier il silenzio tutto attorno a me, mi fa stare bene.
Forse dovrei dire che mi piaceva.

Ora quel silenzio non c’è più e non mi manca così tanto.
Quel silenzio è stato sostituito dalla tua presenza.
E non farei più cambio.

Da qualche anno hai riempito la mia vita e quel silenzio che tanto mi piaceva adesso mi spaventa. E’ sinonimo di solitudine.
Ho altri attimi di silenzio durante la giornata, attimi in cui sto con me stesso e tu con te stessa. Ma la sera ho quasi la necessità corporale di stare con te.
Non posso farne a meno.

Sentire il tuo respiro, il tuo corpo che riempie quello spazio vuoto accanto a me mi fa sentire vivo, mi fa sentire amato.
Le tue parole, sussurrate nel buio della nostra stanza, mi fanno stare bene.
Hanno dato una nuova densità al buio.
Parli piano, sottovoce, senza fretta e immagino le tue labbra che si muovono, adoro seguirne i movimenti, come quello della tua lingua che si muove tra i denti e poi sfiora le labbra.
E sorridi.

Sorridi anche nel buio.
Lo sento anche senza vederti.
E quando smetti di parlare c’è il tuo respiro che riempie tutto quanto.
E allora trattengo il mio per lasciare spazio al tuo.
Ed è meraviglioso rimanere disteso sul letto ad ascoltare te che respiri accanto a me e piano piano ti addormenti.

Piano piano il tuo respiro si fa calmo e lungo, regolare.
Mi giro senza fare rumore, la testa sul cuscino e guardo nella tua direzione e piano piano appare il tuo profilo nel buio della stanza e rimango a osservarti finchè non sento gli occhi farsi pesanti.
E allora sorrido e ti mando un bacio e mi addormento accanto a te.

Buonanotte.

la finestra.

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Prima della nostra Casa, con la “C” maiuscola, abitammo per un certo periodo in un piccolo appartamento.
Era formato da 5 stanze: l’ingresso, la piccola sala che faceva anche da cucina, il bagno, la nostra camera da letto e uno studio.
Era luminosissima.

– allora che ne pensi della casa sulle alture? – ti chiedo sfogliando un quotidiano.
– quella con la finestra della camera da letto che da sulla collina che degrada verso la città e da dove si vede il mare? – mi rispondi senza prendere fiato, senza mettere una virgola.
– sì –
Ti guardo e sorrido.
– ok, allora chiamiamo l’agenzia? –
– ci andiamo subito – ribatti, metti sul fuoco la moka e ti precipiti a fare la doccia – ci metto un attimo! – esclami mentre sparisci in bagno.

Esci avvolta nell’accappatoio mentre il caffè sta venendo su.
– ci sono quasi! – e corri in camera.
Sorrido e verso il caffè nelle tazzine.

Torni tirandoti su i pantaloni e cercando di sistemare i capelli nel miglior modo possibile.
– ci sono, ci sono – dici addentando un biscotto – dov’è il mio caffè! –
Ti porgo la tazzina e ci soffi sopra mentre mastichi il biscotto, ci sono briciole ovunque.
Bevo il caffè e mi vado a lavare e vestire.
– muoviti – mi raggiunge la tua voce quasi incomprensibile per colpa del masticare.

Usciamo che sei super eccitata, andiamo a piedi per le vie del centro storico, fino all’agenzia.
– aspetta – mi trattieni mentre sto per aprire la porta.
– che c’è? ci hai ripensato? –
– assolutamente –
Faccio un’espressione interrogativa.
– volevo prendere fiato, è una cosa importante –
– giusto –
Ti bacio prendendoti il viso tra le mani.
– ok, ora sono pronta – sorridi.

Le formalità le sbrighiamo in poco più di mezz’ora, usciamo che cammini a un plamo da terra.
Sei raggiante.

Tutto questo per dirvi che quella casa aveva questa finestra, c’era un piccolo balcone, ci si stava giusto in due seduti o in piedi ma la cosa bella era la vista.
Nelle giornate in cui il cielo era blu e il mare uguale tutto si rifletteva, spostavamo il divano in modo tale che da seduti tutto si fondesse in un unico colore, cielo, mare e pavimento.

Era tutto blu e noi stavamo seduti a guardarlo, incantati, bevendo una birra e parlando del nostro futuro.
Stavamo seduti e ci sembrava di essere su un’isola.
Qualche volta facevamo l’amore sul divano guardando fuori dalla finestra.
Alle volte le tende bianche si muovevano come le vele di una barca e ci sembrava davvero di essere a bordo di un veliero per il Mar Mediterraneo.
Circondati dal blu.

Era tutto perfetto lì.
C’eri tu, c’ero io e c’era la luce perfetta.
Quante volte mi sono addormentato aspettando la tua telefonata di arrivo in albergo dopo un lungo viaggio di lavoro.
Quante volte mi perdevo a guardare le luci delle navi che si confondevano con le stelle del cielo.
Cielo e mare uniti.

Il posto migliore dove siamo stati finora.
La nostra finestra sul mare.
I nostri cuori sul mare.

non vorrei dormire.

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Ci sono notti in cui non vedi l’ora di andare a letto, chiudere gli occhi e smettere di pensare, altre invece che vorresti stare sveglio fino all’alba.
Per stare a parlare.

Che poi gli occhi che si chiudono li senti, si fanno più pesanti ogni minuto che passa.
Non gliene frega niente che tu voglia stare sveglio a parlare, a stare stretti a letto, spalla a spalla per la sola voglia di non potersi vedere durante il sonno.

Ci sono quelle notti in cui non vorresti andare a casa, non vorresti smettere di parlare al telefono o non vorresti dire buonanotte per poi girarti e dormire.
Questa notte è una di quelle.

Una birra a letto, bella fredda, il silenzio della notte che vi circonda e il respiro tra una parola e l’altra, tra un sorso e l’altro.

Che parlereste per ore, come se fosse giorno.
E potreste riempire una stanza intera, ma che dico una casa, dei vostri sogni migliori.
E mentre lo fate vi bevete la birra, passandovela di mano, e ogni tanto ci scapperebbe anche un bacio.

Bè, in effetti, anche di più che ogni tanto.
E quante volte avete passato le notti insonni a baciarvi, nutrendovi di passione, baci e carezze.
Vi siete respirati fino a diventare un unico respiro.
Vi siete persi l’uno negli occhi dell’altro fino a ritrovarvi con le mani intrecciate sui vostri corpi nudi e i vostri baci diventavano prima uno, poi dieci e poi cento e mille.

La passione vi ha fatto perdere il senso del tempo facendo giungere l’alba all’improvviso inaspettata e bellissima.

E tu ti perdi ancora nei suoi occhi quando la guardi da innamorato e lei si perde nei tuoi.
Adesso come allora.

E stanotte non vorreste dormire per stare a parlare e poi baciarvi e fare l’amore.
E ancora parlare e lasciare poi che siano le carezze a parlare per voi.
E poi abbandonarsi stretti al sonno, con il respiro che riempie la stanza e il battito del cuore che si calma e rallenta.

Non vorrei dormire stanotte per restare a guardarti mentre dormi accanto a me e vegliare sul tuo sonno e sapere che domani, al sorgere del sole, tu sarai ancora qua.
E canterei sottovoce una canzone per farti addormentare tranquilla, tra le mie braccia.

Il suono della tua presenza.

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Adoro la tua presenza in casa, quando mi giri attorno mentre sto lavorando a qualcosa o anche mentre sto facendo qualcosa come sistemare i libri, o accudire le piante.

Una mattina mi sveglio con un’idea in testa: concentrarmi sui suoni della tua presenza.
Quindi cerco di ascoltare i tuoi suoni.

E’ una mattina di sole e non dobbiamo fare nulla, quindi non c’è la sveglia che suona, i cani sono usciti da soli, li sento nel giardino che corrono.
Tu respiri profondamente accanto a me.
Stai dormendo bene, mi giro su un fianco e ti guardo nella luce del mattino che filtra dalle persiane.
Hai il viso rilassato, mi piace guardare l’ombra delle ciglia che si allunga sotto gli occhi.
Si muovono velocemente, chissà se mi stai sognando.
Muovi leggermente le labbra, le lecchi un attimo.
Ti giri con un fruscio di cotone e capelli, neri come la notte sparsi sulla federa bianca.
Che meraviglioso contrasto.
Ti scatterei una foto, ma rimango fermo.
Un sospiro. Lungo.
La spallina della canottiera scivola lungo il braccio mentre ti tiri su.
E’ tutto un fruscio adesso, il cotone della canottiera contro il lenzuolo leggero, la tua pelle liscia e luminosa.
Ti stiri.
Chiudo gli occhi sdraiato accanto a te, il tuo profumo è forte, sa di notte e mare, del bagno fatto a mezzanotte sotto casa.
La tua voce roca mi augura il buongiorno.
– buongiorno amore – rispondo allungando una mano e accarezzandoti la schiena.
– uhmm – fai tu assonnata.
I tuoi muscoli si muovono sotto le mie dita, seguo la colonna vertebrale sopra il cotone fino ad arrivare al collo e gioco coi tuoi capelli morbidi.
Posso sentirne il profumo da qua.
Ti stiri finchè le ossa non fanno clack.

Apro gli occhi e sei seduta sul bordo del letto.
Mi dai la schiena.
Hai le braccia lungo i fianchi, i palmi appoggiati al materasso.
Giri leggermente la testa di trequarti.
Il tuo profilo è bellissimo.
– stamattina non ti alzi? – domandi guardandomi.
– uhm oggi voglio fare un esperimento… – rispondo.
– davvero? – ti giri a guardarmi negli occhi – e che tipo di esperimento? –
– voglio ascoltare il suono della tua presenza –
Sorridi incuriosita.
Madonna quanto sei bella appena sveglia.
Chiudo gli occhi.
Ti immagino che sorridi ancora, poi ti sento avvicinare e mi scompigli i capelli con le mani.
Sorrido.
Sento il tuo peso lasciare il letto.
Il suono dei tuoi passi risuona nella stanza, mi piace quando cammini a piedi scalzi sul pavimento di marmo.

Giri attorno al letto e ti sento andare verso il bagno.
Fai pipì.
– stai ascoltando anche questo? –
– certo amore mio –
La tua risata esplode all’improvviso.
Uno dei suoni che preferisco.
Poi l’acqua scorre.
– ma quindi mi verrai dietro per sentire tutti i rumori che faccio? –
– no, non ti verrò dietro, solo darò più ascolto ai suoni della tua presenza… –
– oh – fai tu ferma sulla soglia del bagno, nuda – mi piace questa cosa dei suoni della mia presenza –
– bene –
Chiudo di nuovo gli occhi e ti sento mentre entri nella doccia, l’acqua che scorre e tu che inizi a cantare piano, dolcemente, come fai ogni mattina.

E sentirti cantare mi riempie il cuore.

Mi giro e tuffo il naso nel tuo cuscino.
Adoro il tuo profumo, quello della tua pelle che si sprigiona la notte quando facciamo l’amore.
E’ unico.
E’ dolcissimo.

Hai finito di fare la doccia, ora inizia il rito dell’asciugatura e delle creme di bellezza.
Entro io a fare la doccia.
Non devo per forza stare dietro a te.
Devo fare quello che facciamo normalmente.
Solo che le cose cambiano, non sono mai uguali.
E meno male, sennò sai che palle?

Termino la doccia e tu ti stai prendendo cura della tua pelle.
Mi sorridi.
– scendo a preparare il caffè –

Mi asciugo velocemente e scendo in cucina, apro le finestre e l’aria tiepida del mattino gonfia le tende.
Prendo la moka dal mobile e la riempio d’acqua e caffè.
Accendo il fuoco e guardo fuori, verso il cancello da cui si vede il mare, si può quasi sentirne il profumo.

Ti sento scendere le scale, se faccio attenzione posso anche sentire le tue dita che accarezzano il corrimano in legno.
Sono delicate come quando mi accarezzi.

Ho gli occhi chiusi quando entri in cucina.
Sento il tuo nasino che tira su l’aria per sentire il profumo del caffè che sta uscendo.

La moka borbotta sul fuoco e tu vai alla finestra.
Sento che vorresti parlare.
– non sei obbligata a stare in silenzio, sai? –
– ah no? –
– no –
– uff meno male, non mi piace stare zitta… –
– e allora parla amore mio, riempi di parole questa casa come fai sempre, come piace a me! –
– ma il suono della mia presenza? –
– sono le tue parole, i tuoi sospiri, i tuoi passi nella notte quando scendi a prendere la bottiglia d’acqua, quando tagli i pomodorini sul tagliere o quando butti la pasta nell’acqua che bolle –
Lo dico a occhi chiusi, so che mi guardi seduta al tavolo, con il mento sullo schienale e le gambe divaricate.
– e poi? –
– poi? – apro gli occhi e ti vedo così bella nella luce del sole che mi manca il fiato – sei il respiro accanto a me la notte quando ci addormentiamo, sei la voce che mi sussura all’orecchio quando facciamo l’amore, sei tu quando ti infervori e sbatti il telecomando sul divano per spegnere la tv o zittire chi non ti da retta dall’altra parte dello schermo, sei l’accendino che da fuoco alla sigaretta che fa quel rumore così sexy quando brucia nella notte all’aperto, nel nostro giardino, sei tu che addenti un pomodorino maturo e il succo di bagna le labbra e il mento –

– continua – mi dici sospirando.

Spengo sotto la moka e verso il caffè nelle tazzine.

– sei tu quando mi saluti dal cancello battendo le chiavi contro le sbarre, sei tu che accarezzi i nostri cani la sera davanti alla tv o a un buon libro, sei tu quando ti svesti di fruscii e mi lasci senza fiato quando nuda davanti a me mi dici che mi ami più di ogni altra cosa, sei tu quando piangi per un film o un libro, e i tuoi singhiozzi mi ricordano quanto sei delicata, ma poi alzi la voce al vento e a me per farti sentire, per far sentire la tua opinione, la tua idea per cui ti batti fermamente, sei tu con il battito del tuo cuore che esplode nel tuo petto quando facciamo l’amore, il suono del tuo corpo contro il mio –

– già –

Ti alzi a prendere il caffè.

– sei tutta attorno a me coi tuoi suoni amore mio – dico.
– davvero? –
– davvero –

Sorridi mordendoti un labbro.
– e che suono fa un bacio? –
– questo… –

E ci baciamo, e il silenzio si riempie del tuo e mio respiro, del tuo cuore e del mio cuore.
E mi accorgo che anch’io faccio parte del tuo suono.

Delle farfalle…

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Non ricordo a che punto ho iniziato a sentire le farfalle nello stomaco.
Già, proprio quelle che si sentono quando si è innamorati.
Forse dopo la notte che sei capitata a casa mia bagnata fradicia o forse dopo un aperitivo su di una terrazza in cui il sole ti donava un colore meraviglioso.
Sì, forse lì ero già innamorato di te.

– a cosa stai pensando? – mi chiedi mentre versi il vino nel mio bicchiere.
– alle farfalle – rispondo facendo segno che la quantità è giusta.
– uhm ancora alle farfalle? –

Ti guardo e tu stai sorridendo con quel tuo sguardo intenso che mi passa da parte a parte, ancora.

– certo, è sempre pieno di farfalle qua dentro – rispondo battendo le mani sulla pancia.
Tu allunghi il collo e sorridi.
– saranno i fagioli – dici ridendo.
E io rido con te.
Sono innamorato di te anche per questo.

– te ne accorgerai stanotte se sono o meno i fagioli – dico io – e terrai le dita incrociate che lo siano… –
Ora sono io a ridere.
– che scemo che sei –
– mi ami anche per quello – rispondo ammiccando.
– assolutamente –

Brindiamo alle nostre farfalle, quelle che non ci lasciano nemmeno adesso dopo 15 anni di storia.

– quindi come stanno le tue farfalle? – mi domandi giocando con lo stelo del bicchiere.
– sono ancora presenti come il primo giorno nel quale mi sono accorto di essere innamorato di te –
– davvero? – sollevi lo sguardo e lo piani nei miei.
– davvero –

Sorridi e arrossisci e metti una mano davanti alla bocca.
– ehi – dico io – così non vale –
– cosa non vale? –
– così mi innamora ancora di più! –
– ah sì? è possibile innamorarsi ancora di più? –
– certamente amore mio! per te non è così? –

Ti fai seria.
Conosco quello sguardo.
Ti mordi un labbro.

– mi innamoro ogni volta che incontro i tuoi occhi che mi guardano come stai facendo adesso –
– e come ti guardano i miei occhi? –
– come un ragazzo di 16 anni che si innamora ogni volta come se fosse la prima volta… –
– oh – mi sorprendi.
– è vero, sei un ragazzo di 16 anni che si innamora ogni volta di me –
– hai ragione amore mio –
– è quello che succede dentro di me ogni volta che incontro quegli occhi e quello sguardo così intenso, che mi sento in imbarazzo perchè penso che tutti possano vedere quanto mi sciolgo… –
– ed è un male? –
– no, niente è male con te amore mio… –

Brindiamo ancora una volta e poi ci alziamo da tavola.
I tuoi baci da delicati si fanno sempre più intensi e le scale che portano al piano di sopra le facciamo a tappe.

del sonno e dell’amore.

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Capitava spesso che tu facessi tardi quando le riunioni di lavoro si prolungavano ben oltre l’orario solito e io ti aspettavo alzato.
Mi trovavo qualcosa da fare, tipo lavare i piatti, sistemare i libri… attività che richiedevano un minimo di attenzione.

Ricordo però una sera in particolare: ero molto stanco, la giornata al lavoro era stata intensa e appena arrivato a casa mi infilai nella doccia e spensi il cervello.
Mi avevi mandato un messaggio che avresti mangiato una volta tornata a casa, di non preoccuparmi e di andare a dormire.

Uscii dalla doccia e mangiai qualcosa, poi dopo aver risposto a un paio di email dei fornitori guardai un film.
Erano le undici e mi scrivesti di voler mangiare pasta al pesto.
Meno male che ne avevamo sempre in casa, nel freezer.

– 10 minuti e sono a casa amore –

Giusto il tempo di cuocere le linguine.
Preparai tavola sul bancone della cucina, il piatto, le posate e un calice di vino bianco.
Salai l’acqua che bolliva e buttai la pasta.
Dopo 8 minuti scolai le linguine e le versai nel grilletto.
Una bella mescolata e misi tutto nel piatto.
Lo coprii e mi andai a sedere sul divano.

Poi il vuoto.
Mi ricordo che eravamo al mare, tu mi dicevi di non addormentarmi al sole per evitare di scottarmi e io rispondevo che si stava così bene sotto il sole.
Chiusi gli occhi un attimo e quando li riaprii ero nella nostra sala sdraiato sul divano e con una coperta appoggiata sopra.
Mi guardai in giro e sentii il rumore della forchetta sul piatto provenire dalla cucina.
Mi alzai ed eri seduta al bancone che mangiavi con gusto.

– ciao amore mio – ti dissi.
– ciao amore, ti ho svegliato? mi spiace –
– avresti dovuto farlo quando sei arrivata –
– mi dispiaceva, dormivi così bene – mi risoondesti con un sorriso.
– già –

Terminasti di mangiare e poi un ultimo sorso di vino.

– andiamo a letto? – proposi.
Con una carezza e un bacio leggero mi chiedesti se non fossi troppo stanco.
– stanco? pff, prima stavo solo riposando gli occhi –
– ah bè, allora… –

Ti seguii in camera ed eri già sdraiata sul letto, il vestito slacciato e il sorriso più bello del mondo.