silenzio.

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Ho ancora negli occhi le immagini del ponte che crolla.
Ho ancora nelle orecchie la voce di quel testimone terrorizzato che non poteva fare altro che guardare e urlare.
Ho ancora la sua voce dentro.
Si è appiccicata dentro come qualcosa di unto, che non va via.
Scivola lungo la gola e si ferma al centro del petto.
Le parole si sono sprecate, fin troppe.
E’ il momento del silenzio. del cordoglio.
E’ il momento di stringersi uno con l’altro, farsi forza, farsi coraggio.
Su quel ponte, sotto quel ponte, poteva esserci davvero ognuno di noi.
E alla fine è come se sotto quelle macerie ci fossimi finiti tutti noi genovesi.
Non è il momento dei proclami, di cercare un colpevole.
E’ il momento per cercare quell’orgoglio e quella “superbia” che nel tempo abbiamo smarrito.
Petrarca diceva: “Vedrai una città regale, addossata ad una collina alpestre, superba per uomini e per mura, il cui solo aspetto la indica signora del mare”.
Piango per la mia Genova ferita, per le persone rimaste vittime di questa sciagurato ed evitabile incidente.
Prego per chi non c’è più.
Prego per chi ha perso un famigliare, un amico, uno conoscente.
Oggi siamo tutti Genovesi?
Io si di esserlo ancora di più.
Orgoglioso di esserlo soprattutto oggi, nel momento più buio della nostra storia.

Fòrsa Zena!

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pensieri e birra.

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sono le 23 e 33.
sono appena tornato a casa dopo essere andato un po’ in giro in skate
sì, avete le tto bene: un giro in skate.
ho una certa età a questo punto della mia vita e ho deciso di imparare ad andare in skate, come se fossi un quindicenne in piena crisi ormonale.
invece no, sono un quarantacinquenne in piena crisi dimezza età (sì, l’ho scritto come dice Caparezza in Ti fa stare bene. [ah, un consiglio, anche se non dovesse piacervi Caparezza: ascoltate bene questa canzone e anche tutto l’album Prisoner 709].
fatto sta che ho deciso di andare in skate a 45 anni e per adesso non mi sono ancora rotto nulla.
quindi va benissimo.

ma non sto scrivendo per dirvi questo.
no, sto scrivendo perchè ci sono sere che ti senti un nodo alla gola; ti prende così, all’improvviso.
e allora ti chiedi cosa c’è che non va.
e non c’è nulla che non vada.
è la vita che alle volte torna, come le onde del mare.
tu te ne stai lì, in spiaggia a leggere un libro o a perderti negli occhi di qualcuna o ancora a pensare alle parole di una canzone di cui non ricordi il titolo, ma il cui ritornello non ti esce dalla testa.
e quindi, dicevo, te ne stai lì a pensare ai casi della vita e quella ti arriva addosso all’improvviso e ti ritrovi con l’acqua fin sopra i capelli.
e per un attimo ci rimani anche male. un poco.
poi ti riprendi, ti alzi, scrolli il libro e la maglietta e ridi.
e intanto la vita ti ha inondato di ricordi che affiorano poco dopo senza preavviso.

e ti ritrovi a sospirare.
e sorridere.
sorrido sempre un sacco pensando al passato.
e va benissimo.
così arrivo a casa, metto su Nelly Furtado con Girlfriend in the city e mi stappo una birra.
che non è mai troppo tardi per bere una birra.
anche se da soli rimane un po’ così…
fatto sta che sto bevendo una buona birra fredda e ascolto belle canzoni.

quel nodo alla gola si è sciolto un poco. la birra aiuta a mandarlo giù meglio.
i pensieri della sera sono sempre i più difficili da tenere a bada, corrono veloci mentre il buio avvolge la camera.
e io ci provo a pensare ad altro, a dirigerli verso altri lidi, verso altri orizzonti, ma loro insistono e tornano lì, dove il cuore è pià vulnerabile, dove l’anima si sente più al sicuro, meglio.

e allora, visto che sono ancora bello sveglio a bere la mia birra fredda, faccio un brindisi a quei pensieri e a quelle persone che mi smuovono questi pensieri.
è grazie a loro se sono diventato così.
ne ho fatta di strada e ancora ne dovrò fare, ora sarà più facile visto che la farò sopra una tavola di legno d’acero canadese e palissandro (che nome figo).

il prossimo passo sarà il surf.
ogni cosa a suo tempo.
ho deciso di impare cose nuove. anche alla mia età si può fare.

ah. ho anche ripreso a leggere.
e sono felice di averlo fatto.
ho ripreso un buon ritmo e chissà che presto non riprenda con le recensioni.
e poi vorrei tornare a scrivere. ho una serie di racconti che mi piacerebbe portare qua sopra.
vedremo.

ora finisco la birra, ascolto ancora un po’ di Nelly Furtado e poi mi butto a letto.
domani si lavora.
vi lascio alcune foto della mia bellissima tavola 😀

buonanotte a tutti… a presto.

 

ricordarsi di respirare.

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quanto tempo è passato dall’ultimo post?
non lo so, non ho nemmeno guardato quando l’ho scritto.
comunque è troppo tempo, lo stesso.

e poi non riesco a scrivere più come una volta.
come se il percorso tra il cervello e le mani si fosse in qualche modo interrotto.
che cosa curiosa.
l’anno scorso, di questi tempi, ero dietro a scrivere centinaia di parole, una dietro l’altra. di notte.
adesso invece riesco a malapena a dormire, male, di notte.

e poi.
poi mi dimentico di respirare.
mi accorgo che ci sono momenti in cui il petto è fermo, non esce aria dal mio naso e allora all’improvviso prendo un lungo respiro, lo trattengo un attimo dentro di me e poi lo lascio andare piano, piano.
vorrei tornare a scrivere con spensieratezza ma mi riesce difficile. davvero moltissimo.
forse con il tempo tutto si aggiusterà. forse con il tempo le ferite, le lontananze si rimargineranno e sarò più leggero.
ecco.
alle volte mi sento pesante come se le mie tasche fossero piene di sassi.
quei sassi pesanti che ti portano a fondo nel mare blu.
ho voglia di andare al mare. stare fermo a non fare niente sulla spiaggia. solo il rumore delle onde e della gente che parla e schiamazza.
un buon libro.

comunque fatto sta che devo tornare a respirare regolarmente, che davvero sennò mi trovo come un puffo blu e poi svengo.

e poi.
poi mi accorgo di aver iniziato questo post tipo tre giorni fa.
e non ho ancora finito. non riesco ad arrivare a un punto che mi permetta di dire: ok, finito.
no.

riassumendo, in breve.

devo ricordarmi di respirare.
devo ricordarmi di camminare.
devo ricordarmi di mangiare.
devo ricordarmi di sorridere.
devo ricordarmi di scrivere.

devo ricordarmi. sempre.
che se ricordo sorrido.
che se sorrido respiro.

vi volevo lasciare con una canzone.
mi piace. spero anche a voi.

buonanotte e a presto.
ah è sabato sera, la gente esce. buona serata o nottata.
sono le 00:05.

giovedì, il caffè. 

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Mi sveglio quasi all’alba e non posso dire di aver dormito benissimo.

apro le finestre e il freddo mi aiuta un poco nello svegliarmi, il cielo è azzurro.
sarà una giornata splendida..
mi butto sotto il getto della doccia e resto lì a pensare: come sarà rivederla dopo così tanto tempo?
sarà cambiata?
mi farà ancora lo stesso effetto di qualche anno prima?
la vita è andata avanti, ho incontrato altre donne… poche, a essere sincero.
non sono mai state storie lunghe, serie sì, sono sempre stato uno da storie serie.
non mi è mai piaciuto andare in giro a rimorchiare nei bar o in discoteca.
non che ci sia qualcosa di sbagliato a conoscere le persone così, ma non sono mai stato un tipo così, da bar.
comunque è troppo complicato spiegare che tipo sono, verrà fuori scrivendo…
e mentre mi facevo tutti questi pensieri in testa l’acqua scorreva e io non mi ero ancora lavato.
mi insapono, mi sciacquo ed esco.
per abitudine metto su la moka.
quando sento il profumo provenire dalla cucina mi do uno schiaffo in fronte.
– idiota –
ma il caffè non si butta e quindi riempio una tazzina, ci metto i miei soliti tre mezzi cucchiaini di zucchero di canna e lo bevo ascoltando la radio.
tre cucchiaini, ma pieni a metà, quindi ne fanno uno e mezzo.
sì ho un problema… ma va bene lo stesso.
mi vesto, come al solito una maglietta da adolescente e un maglione caldo, una giacca, la sciarpa e il berretto.
non ci siamo scritti, spero si ricordi.
arrivo al bar con circa 15 minuti di anticipo, ne approfitto per sedermi a leggere il giornale.
– nessuna buona notizia? – la tua voce mi coglie all’improvviso, non ero preparato.
tiro su la testa e sei sempre la stessa.
bellissima.
– ehi… ciao… – riesco a dire a malapena.
– ciao… –
piego il giornale, lo metto via senza staccare gli occhi dai tuoi; quanto mi sono mancati.
non ci scambiamo nemmeno un bacio sulla guancia, sposti la sedia e ti siedi davanti a me.
gli occhi piantati nei miei.
– allora – inizi tu – che effetto ti fa? –
deglutisco.
sono sopraffatto dalle emozioni, dai ricordi che arrivano a ondate lunghe e calde.
sorrido.
– un bellissimo effetto –
sorridi anche tu.
– bene, anche a me fa lo stesso effetto –
per un attimo, uno solo, vorrei rivivere quelle emozioni che qualche anno prima mi avevano fatto battere il cuore come mai aveva battuto prima.
e pensare che eravamo stati più bravi di Ulisse con le sirene.
che forza.
o che idiozia potrebbe dire qualcuno.
– hai già ordinato? – domandi giocando con il portatovaglioli.
– no, non ancora aspettavo te –
– cosa prendi? io un cappuccino e una bella brioche alla crema, o meglio vuota? –
– ottima scelta, io un krapfen alla crema e un cappuccino –
– ah, il krapfen… da quanto non ne mangio uno –
– allora andata, vado a ordinare –
– non mi muovo da qua – dici battendo le mani sul tavolo.
mi giro a guardarti mentre sto ordinando al banco, sono felice di averti rivista.
torno a sedermi.
– allora? – fai tu – che mi racconti? –
non so da dove iniziare.
– ci sono così tante cose da dirti… –
– bè inizia, ho tutta la mattina libera per te – dici sorridendo.
e così comincio. 

volevo scrivere… 

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volevo scrivere stasera, ma poi mi sono messo a fare dell’altro (ho giocato con la PS4 a Battlefront II).

poi sono andato a letto.
mi sono rigirato sotto il piumone per un’ora e passa e sono ancora sveglio.. dormirei se la gatta non stesse facendo la pasta sul piumone.. potrei sfruttare il suono per conciliare il sonno..

ci provo, tra un attimo.

la seconda parte del racconto è a buon punto, domani la pubblico..

ora davvero vado a dormire..

a presto.

la telefonata. 

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era nato quasi per gioco.

una mattina di fine novembre mi chiami per andare a prendere un caffè.
era un bel po’ che non ci sentivamo.
– ehi… – fai tu al telefono.
– ciao – rispondo – come stai? –
– diciamo bene, ho avuto un periodo del piffero, ma ora va meglio… –
– bene, mi fa piacere –
– tu? che mi racconti? –
– io sto abbastanza bene, il lavoro procede, ho inaugurato una mostra qualche giorno fa… –
– non mi hai detto nulla! – fai tu un po’ risentita.
hai ragione, non ci siamo più scritti e un po’ me ne dispiace; anzi, a dirla tutta, mi dispiace un casino esserci persi di vista.
– scusa… –
– mmh… – fai tu, conosco i tuoi suoni al telefono, quanto mi sono mancati – bè adesso puoi dirmi dov’è o è un segreto di stato? –
– a Milano… –
– ah, pensavo fosse qua… –
– ti ci posso accompagnare, così non paghi il biglietto… –
– mmh… vediamo, vediamo… –
posso sentire che sorridi, dall’altra parte del telefono.
– comunque volevo chiederti se ti andava un caffè, una di queste mattine… –
– certo! – rispondo entusiasta – potremmo andare a Milano a prenderlo, così approfittiamo per vedere anche la mostra… –
– mmh… sembra una buona idea – dici tu.
– ho sempre buone idee –
scoppi in una sonora risata.
quanto mi mancava parlare e ridere con te al telefono; ricordo le nostre lunghissime telefonate, la sera, mentre camminavo avanti e indietro in casa restando in silenzio ascoltando la tua voce che mi raccontava la tua giornata.
e poi io ti provocavo e tu facevi l’imbronciata e dicevi che ero un bel tipo ad approfittarmi così di te e del fatto che non fossimo uno davanti all’altro, ma ben distanti e al telefono.
– hai sempre idee, sul fatto che siano buone non sarei tanto d’accordo – replichi tu.
rido.
– allora, come rimaniamo d’accordo? –
– io ho un giorno libero la settimana prossima, direi… – sento che ti cade qualcosa – mannaggia, direi mercoledì, ti può andare bene? –
– sì, perfetto – prendo nota su un post-it.
– non andiamo in treno però – mi anticipi – andiamo con la mia macchina che siamo più liberi da orari, ok? –
– perfetto, direi che va benissimo… –
c’è un attimo di silenzio, nessuno parla.
mi passo la mano tra i capelli, sospiro.
– riusciamo a vederci prima di mercoledì prossimo? –
– perché? ti manco così tanto? –
sì, certo che mi manchi.
siamo spariti, non ci siamo più scritti né visti e abitiamo a meno di un chilometro uno dall’altro.
ma andava fatto, andava messa un po’ di distanza tra di noi, per tornare nel mondo reale.
solo che avevamo messo un intero mondo tra di noi.
– un pochetto… –
– sei sempre lo stesso… – lo dici in tono gentile, senza cattiveria.
sospiri tu, stavolta.
– mmh… comunque sì, va bene, che ne dici di questo giovedì? –
– bene, anche perché il prossimo viene dopo mercoledì e quindi sarebbe inutile… –
– che scemo… –
ridiamo, assieme, come una volta.
che bello.
– quanto mi mancava ridere così, con te, senza pensieri –
– davvero –
ci salutiamo.
metto il telefono in tasca ed esco di casa, ho bisogno di camminare, mi fa bene alla testa e al cuore.
chissà come sarà vederti dopo così tanto tempo. 

Benvenuti nei miei pensieri.

un blog in potenza, dategli fiducia. ha tanto da dire!

Svuota Pensieri

Ore 01:37.

Mi ero ripromesso (per l’ennesima volta) che questa sera sarei andato a dormire presto.

Mi bruciano gli occhi, sono stanco, eppure eccomi qui.

Tempo fa scoprii per caso il Blog di un caro amico – che trovate QUI – e mi piacque così tanto che decisi di aprirne uno anch’io; un anno dopo ce l’ho fatta – ho i miei tempi – .

L’idea nasce più come sfogo personale che altro, un piccolo luogo in cui condividere – con chi vorrà leggere – quelle che sono le mie idee, o semplici malesseri gioie del momento; niente di originale insomma.

Molte persone mi dicono che a 25 anni – età attuale del sottoscritto, tanto per chiarire – la spensieratezza è fondamentale.

Sarò strano io ad avere mille ‘paturnie‘ per la testa, o forse sono gli altri a saperle gestire meglio e a non darlo…

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le paure della notte. 

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sono a letto, ho sonno e ho voglia di dormire. ma Penny mi annusa e mi fa il solletico… e poi ha il vizio di appiccicarsi quando fa caldo.
ma si può?

a parte questo ci sono notti in cui arrivano quelle paure che di giorno non provi.
perché di giorno siamo circondati dalla gente, dagli amici, nel mio caso da un sacco di clienti… che non è la gente comune, no, sono una categoria a se stante.

e poi non c’entra nulla, ma stanno facendo dei lavori da qualche parte fuori con il martello pneumatico, molto probabilmente in autostrada, così evitano sì il traffico, ma spaccano altamente il belino.

comunque in notti come queste le paure si avvicinano e ti accorgi che stare soli non è così fico e avvincente.
che io non l’ho mai detto.
certo non mi trovo male con me stesso, ma ci sono momenti in cui vorresti scrivere a qualcuno che non c’è, che ancora non c’è ti dice qualcuno, che prima o poi arriverà.
perché tutti dobbiamo avere la possibilità di essere felici, tutti ci meritiamo la persona giusta al momento giusto.
é che, in notti come questa, le cose non sembrano così perfette e giuste.
ma viene fuori tutto quel malumore e quel pessimismo cosmico che Leopardi levate proprio… a parte gli scherzi secondo D’Avenia il buon Giacomo non era così pessimista.
In notti come queste senti la pesantezza della vita che ti sei costruito e arrivi a un certo punto che non la reggi più e vorresti fuggire lontano.
in un bel posto, in buona compagnia.

e allora inganni il tempo cercando una casa a Lisbona per fine settembre, pensi già alle ferie di prossimo anno, a quanto ti piacerebbe andare in Islanda a vedere i vulcani, i geyser e l’aurora boreale.
che la compagnia che cerchi non è quella degli amici, dei buoni e amici che hai.
hai bisogno di qualcuno che ti sia a sentire per tutta la notte, che faccia l’alba con te accogliendo le tue paure e aiutandoti ad allontanarle.
che non ti giudichi e che ti sappia guardare dentro come poche persone hanno fatto nella tua vita.

forse sono davvero poche le persone che hanno saputo guardarmi davvero dentro, quelle a cui ho permesso di farlo.
ed è a quelle persone che va il mio pensiero mentre sto per addormentarmi con le mie paure affianco.
e spero che il pensiero stasera non arrivi a loro che non voglio disturbarle.

mi mancano le chiacchierate, i messaggi fino a tardi, le telefonate senza preavviso.
ah, alla abitudini ci affezioniamo subito, con trasporto. poi le cose cambiano e ci dobbiamo adattare, ma qualcosa manca, qualcosa ci fa stare un poco male e mi fa sentire più solo.

e adesso direi che basta così, che è un post fin troppo pessimista e sarà il caso di spegnere le luci e dormire…

come vorrei fare come Penny, niente pensieri e il cuore leggero.

buonanotte a tutti.

birra, testa che gira e link qua e là.

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sarà la stanchezza, sarà il sonno che avanza, sarà che la birra fresca alla sera fa davvero piacere, sarà che non so cosa fare e sto facendo zapping su youtube ascoltando il canale di Barbaroffa che tra l’altro vi consiglio di seguire e già che ci sono guardatevi anche Breaking Italy.

a parte questo ho la testa che gira e la stanchezza che avanza, pessimo binomio, un po’ come lo spritz e la birra di qualche sera fa.

fatto sta che al momento non ho nessuno a cui scrivere, peccato. che vi racconto quindi stasera?

allora, una mia carissima cugina mi ha consigliato un sito di alcuni suoi amici per catalogare fumetti e anche effettuare compravendite. questo è il link, sappiate che il sito è in fase beta quindi potrebbero esserci cose che non vanno alla perfezione, ma sembra davvero interessante.

ecco il link: becomix. fatene buon uso.
un altro consiglio, e poi stasera la smetto, è per chi è appassionato di libri e ha voglia di portarsi dietro un catalogo della propria libreria su smartphone.
si chiama Pocket Library e non è un social network, quindi niente interazione ma una sostituzione al file excel o al quaderno con le righe o i quadretti! 🙂

credo ci sia solo in versione Android, mi spiace per gli utenti della mela morsicata, ma non avendo alcun dispositivo di Cupertino non so consigliarvi.

E’ un’applicazione interessante perchè permette di usare la fotocamera come lettore di codice ISBN l’unica accortezza è che se caricate un libro della promozione Feltrinelli 2×1 non vi carica l’immagine, dovete quindi andare a recuperare su IBS o Amazon il codice regolare.

detto questo mi guarderò una puntata di qualcosa su Netflix e a tal proposito sto scrivendo una “recensione” personale di 13 Reasons Why. E siccome non sono un critico, nè tantomeno un esperto di cinema, sarà scritta per quello che mi ha dato e mi ha fatto pensare. a presto dunque per il post.

ora vi lascio alla vostra serata. buonanotte a tutti.

una pietra. 

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un regalo prezioso, una piccola pietra.
che poi ieri mi hai detto che prezioso non è.
ma non potrebbe non esserlo… te l’ho spiegato oggi: se non fosse stato prezioso non me ne avresti fatto dono.

ci sono persone che sono entrate nella nostra vita, chi in punta di piedi è di invece di corsa.
ci sono entrate per cambiare la nostra vita (naturalmente in meglio) é lì adesso rimangono come un tesoro da custodire con cura.

è un periodo particolare della mia vita, un periodo in cui non ho voglia più di correre, ma vorrei tanto fare passeggiate sulla spiaggia, ascoltare buona musica, tornare a fare fotografie e sorridere.
alcune di queste cose riesco a farle, ma mi manca ancora la spensieratezza di un tempo.
è un periodo in cui sento che le amicizie, specie alcune, vanno coltivate con tantissima cura.
ho giornate buone e altre meno buone.
quelle buone iniziano magari con un messaggio, con una telefonata o un messaggio vocale.
un incrocio di sguardi, che alle volte è difficile da sostenere, perché va oltre gli occhi e ti guarda dentro.
e ti chiedi alle volte cosa ci sia di bello da guardare dentro.
che io davvero non lo so, o forse faccio solo il modesto e voglio sentirmi dire che sono una bella persona dentro e fuori.
se devo essere sincero credo di essere più bello dentro che fuori… ho dei begli organi interni…

ora sono a letto, al caldo, con la gatta che vorrebbe appiccicarsi a me, perché d’estate è bello stare vicinivicini… ma anche no!

mi si chiudono gli occhi, l’applicazione ha dato i numeri e mi ha cancellato tutto quello che avevo scritto e ho dovuto ricominciare da capo e mi gira quando succede…

comunque il succo del post era per dire grazie a quell’amica preziosa che mi ha fatto questo bellissimo dono.

spero di poter contraccambiare con un dono altrettanto prezioso.

notte a tutti.